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La Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali in collaborazione con l’Associazione per l’Economia della Cultura ha presentato la guida operativa che mette in rilievo quanto vario, articolato e complesso sia il mondo delle statistiche culturali

Una guida operativa per i professionisti della cultura ma anche per chiunque intenda conoscere e orientarsi tra i dati relativi al mondo culturale. “Come si misura la cultura?” è un volume ideato e promosso dalla Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali in collaborazione con l’Associazione per l’Economia della Cultura e presentato a Lubec, la due giorni di incontri tra pubblico e privato che promuove lo sviluppo a base culturale, per la competitività, l’innovazione e la crescita del Paese e dei suoi territori.

Si tratta di un manuale, una sorta di guida, che mappa attraverso una schedatura le principali fonti ufficiali che raccolgono dati e informazioni inerenti al campo culturale nella dimensione della sua gestione, produzione e consumo. Gli ambiti tematici riguardano: musei, monumenti e aree archeologiche, biblioteche, spettacolo, attività culturali, occupazione, partecipazione culturale, spesa delle famiglie e spesa pubblica per la cultura, commercio internazionale di beni e servizi culturali, turismo culturale e rapporti fra cultura e benessere.

Il libro, spiega la responsabile ricerca della Fondazione Alessandra Ferrighi, “raccoglie e mette a sistema le fonti statistiche per la cultura e mette in rilievo quanto vario, articolato e complesso sia il mondo delle statistiche culturali. Raccoglie dati e indicatori che vanno dai musei all’occupazione culturale, dalle biblioteche alla spesa pubblica per la cultura e vuole essere un libro sia per gli addetti ai lavori, per i professionisti della cultura, ma anche per chi vuole conoscere e orientarsi tra i dati della cultura. Possiamo definirlo come una guida operativa che, come ci è stato ricordato durante il dibattito a Lubec, non dovrebbe mancare sulla scrivania di tutti i professionisti della cultura”.

È un libro, ha aggiunto Ferrighi, che “potrebbe segnare un cambio di paradigma e diventare la cassetta degli attrezzi o strumento con cui cominciare ad affrontare quella rivoluzione necessaria nelle politiche culturali. Ha messo in rilievo quanto abbiamo oggi a disposizione e nello stesso tempo quando ancora ci manca per mettere in atto nuovi indirizzi strategici finalizzati alle politiche culturali, come per esempio come e dove destinare o riorientare i fondi per la cultura. È un libro che potrebbe essere utile per costruire nuove architetture istituzionali e per avere una visione a lungo periodo”.

LA GUIDA

La struttura del volume, sostanzialmente omogenea malgrado le differenze nelle tematiche di volta in volta analizzate, è pensata per rendere questo strumento il più possibile intuitivo ed efficace per le diverse categorie di fruitori: dagli operatori culturali, ai ricercatori, agli studenti, ai decisori pubblici, sino agli utenti meno esperti. Le fonti sono descritte e raccolte in undici capitoli, contrassegnati ognuno da un colore che ne agevola la consultazione. In ciascuno di essi sono riassunte le indagini e i rilevamenti periodici, ripetitivi e stabili nel tempo, che hanno un aggiornamento costante e in continuità temporale. Le informazioni sono organizzate in schede omogenee con un banner di dati generali completo di titolo del rilevamento, ambito di rilevazione, enti responsabili, riferimento alle pagine web con link e QR code di rinvio diretto alle fonti. Seguono brevi testi sugli obiettivi e i contenuti del rilevamento e sugli aspetti metodologici di raccolta e restituzione dei dati.

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