Le seconde ondate della pandemia e i conseguenti lockdown hanno portato a una ridotta presenza di personale nei musei nel mondo e ad un aumento delle misure economiche che “andranno a incidere negativamente sulla stabilità finanziaria dei professionisti museali”. È quanto emerge dall’ultima indagine di ICOM sul settore museale a un anno e mezzo dall’inizio della pandemia. In particolare, la percentuale di chi dichiara il licenziamento di dipendenti è aumentata costantemente dal 5,8% di maggio 2020 al 9,6% di un anno dopo. Ciò significa che quasi uno su dieci dei musei che hanno partecipato all’indagine ha dovuto licenziare membri del personale a causa della crisi. Il rapporto fa seguito ad altre due indagini condotte da ICOM: la prima, più di un anno fa, presentava una situazione disastrosa per musei e professionisti museali di tutto il mondo con quasi il 95% delle istituzioni costrette a chiudere, mentre la seconda, condotta nell’autunno 2020, ha presentato una situazione molto più varia per i musei, con forti differenze regionali in termini di apertura e impatto economico.
© AgenziaCULT - Riproduzione riservata
