skip to Main Content

Bologna Festival, insieme ad Aiam, sostiene l’iniziativa “Abbonato Abbandonato” per dar voce a tutti coloro che si sentono privati di musica, cultura e bellezza, e chiedono a gran voce di poter tornare ad ascoltare la musica nelle sale da concerto. Sono questi i giorni nei quali tradizionalmente Bologna Festival tiene la conferenza stampa di presentazione della sua nuova stagione e ritrova il suo pubblico. Mancano i segnali di ripresa del settore dei concerti dal vivo ma l’esigenza di ripartire in sicurezza è più che mai forte tra organizzatori, musicisti e pubblico. “La programmazione per l’anno 2021 è pronta e definita in ogni dettaglio – spiega Maddalena da Lisca, sovrintendente di Bologna Festival – e sentiamo il desiderio di annunciarla al pubblico, ma le attuali condizioni di chiusura delle sale fino a tempo indeterminato ci inducono alla prudenza. Chiediamo con forza che si riaprano al pubblico le sale da concerto, adeguate ai protocolli d’accesso che garantiscono la ripresa in sicurezza, come per molte altre attività considerate di prima necessità. Fino a quando un paese civile non vorrà ritenere la cultura un bene di prima necessità?”.

“Un’iniziativa – spiega l'Aiam in una nota  – che, a tre mesi dalla chiusura del 26 ottobre, prende il via in tutta Italia per una ripartenza sana e sicura della musica dal vivo. 115 cittadini italiani, Abbonati Abbandonati, 115 uomini e donne, affezionati spettatori di Aiam, l’associazione che rappresenta le 115 più importanti società di concerti italiane, racconteranno ogni giorno in un video perché la musica è necessaria, anche e soprattutto nei momenti di crisi. Nell’ultimo anno le associazioni federate in Aiam hanno dato voce e opportunità professionali ad artisti ed operatori del settore, da mesi abbandonati economicamente, psicologicamente e professionalmente ad un destino di oblio e trascuratezza; hanno ripetuto che la cultura non è un accessorio pericoloso, ma il fondamento della nostra identità personale e nazionale, la base della nostra coesione sociale; hanno denunciato che non si può vivere di solo consumismo, soprattutto durante una grave pandemia. Ma oggi, con tutti i teatri e auditorium chiusi per legge, è giunto il momento di cedere la parola agli spettatori, veri orfani del sollievo, della cura e della forza che la musica, vissuta in sicurezza, può dare ben più di tante merci privilegiate nel pensiero strategico della politica italiana. Il 116esimo giorno dunque ripartiremo da capo, una “resistenza musicale” che chiede un nutrimento laico per le loro anime: cultura, musica, bellezza, speranza in un mondo migliore, intellettualmente più sano, più consapevole, più maturo, più coeso e pronto ad affrontare le sfide, anche culturali, della pandemia”.

© AgenziaCULT - Riproduzione riservata

Back To Top