Ripartire, rialzarsi, dopo una tragedia con forza e caparbietà recuperando i simboli e le opere d’arte che fanno di un luogo una comunità. E’ quello che sta provando a fare Amatrice dopo la sciagura del terremoto del 24 agosto 2016 che ha lasciato a terra tante macerie e tanta polvere, troppe ancora lì in attesa di essere rimosse. Simone Aleandri, regista romano, ha provato a raccontare tutto questo con il suo documentario ‘Polvere’ presentato qualche giorno fa, come evento speciale, alla Mostra del Cinema di Venezia e che ha commosso e affascinato i fortunati che lo hanno visto. AgCult ha intervistato il regista che si è lasciato rapire da Amatrice e dalla sua gente. Si è lasciato rapire da Don Luigi Aquilini, memoria storica della conca amatriciana e che dalla Diocesi di Rieti ha ricevuto l’incarico di tenere traccia di tutti gli arredi sacri, alcuni dal grande valore artistico altri meno, ma tutti ugualmente preziosi dal punto di vista devozionale; da Luciana che aiuta don Luigi in questo suo lavoro certosino e caparbio; da Cico, il falegname-scultore che aiuta i ragazzi di Amatrice a dare un senso alla rabbia e al dolore che il terremoto ha lasciato nel cuore di ognuno di loro; da Vito che ha perso il suo negozio di antiquariato, ma continua a restaurare statue. E’ dalle loro storie che nasce questo racconto corale che parte da un museo e dalle opere che conteneva per arrivare al cuore di una comunità e dei suoi simboli. E degli spettatori. (segue)
© AgenziaCULT - Riproduzione riservata
