La lettura delle immagini della distribuzione del rame, del ferro, del calcio e del manganese hanno restituito un’inedita visione del fondo di vegetazione, evidenziandone tutta la complessità. Stesure a base di terre (ferro) o di terra d’ombra (ferro e manganese) sono emerse per le foglie più ampie, mentre i rami del mirto risultano essere a base di un verde di rame e di nero d’ossa.
L’imaging ha dunque restituito la capacità del pittore nell’usare un complesso intreccio di forme e di pigmenti, dosati anche in termini di spessore per offrire una tridimensionalità altrimenti non del tutto apprezzabile.
Claudio Seccaroni (ENEA) con in suo contributo “XRF e indagini a confronto” ha ripercorso le campagne di indagini XRF sulla Fornarina: nel 1983 da parte della Sapienza Università di Roma, nel 2001 da parte dell’ENEA e quest’anno da parte di Emmebi Diagnostica Artistica, Ars Mensurae e la Sezione INFN di Roma3.
Essendo state effettuate queste campagne con strumentazioni e modalità differenti l’attenta lettura e comparazione dei risultati consente di sondare a fondo le potenzialità diagnostiche di tecnica analitica nelle sue molteplici configurazioni e di effettuare considerazioni più circoscritte circa i materiali utilizzati su questo dipinto, integrando le informazioni ottenute singolarmente nelle tre campagne.
Giovanna Martellotti (CBC Conservazione Beni Culturali Soc. Coop.), con “L'ultimo restauro”, ha invece illustrato gli esiti degli interventi di restauro sulla tavola del 2000, diretti da Lorenza Mochi Onori, sponsorizzati da Estée Lauder, curati da Cinzia Silvestri e Rosanna Coppola della CBC. I dati materiali raccolti vent’anni fa dall’osservazione accurata dell’opera nelle diverse fasi del restauro sono stati messi a confronto con le indagini eseguite dal centro ricerche dell’ENEA, dall’Istituto Nazionale di Ottica, dalla PanArt e dalla R&C scientifica.
Alessandro Cosma (Gallerie Nazionali Barberini Corsini) ha chiuso la giornata con “La Fornarina. Un mistero ancora aperto” e ha ripercorso da un lato le vicende note – e accertate – del dipinto: dalla prima citazione nella collezione della contessa Caterina Sforza di Santafiora (1595) fino all’ingresso dell’opera nella collezione delle Gallerie Nazionali, dall’altro ha messo in evidenza i dubbi e le problematiche ancora aperte sul significato dell’opera, la sua realizzazione – forse più lunga di quanto si è immaginato – e la sua destinazione originaria. Questioni che si intrecciano strettamente con la progressiva identificazione della donna ritratta quella amata da Raffaello e con la “nascita” – tutta ottocentesca – della Fornarina come Margherita Luti.
È prevista la pubblicazione degli atti della giornata, grazie al finanziamento della Regione Lazio.
