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Per Marianna Bressan “i musei non sono mai contenitori neutri, sono traduttori di contenuti scientifici e quindi il rapporto con la comunità deve avvenire in questo senso”. Per Sudano “il museo vecchio stampo non c’è più da un pezzo uscendo dalle vecchie logiche interne legate solamente all'esposizione di oggetti e collezioni”

Qual è il ruolo dei musei rispetto alle comunità del territorio? Se ne è parlato nel corso dell’incontro “Trame museali e società: innovazione, collaborazione e inclusione” organizzato nell’ambito della prima giornata di RO.ME – Museum Exhibition, la più estesa e qualificata fiera che riunisce musei di ogni tipo e dimensione, per condividere visioni e creare connessioni con la propria audience e business community. Una piattaforma professionale ed un marketplace per le istituzioni, i professionisti e le aziende ospitata al WeGil di Roma dal 13 al 15 novembre. L’incontro ha offerto l’occasione per esplorare il ruolo dei musei come protagonisti attivi all’interno della società contemporanea, grazie alla presentazione di progetti e strategie attuati da rilevanti istituzioni museali italiane.

I musei, infatti, non sono più visti unicamente come spazi di conservazione ed esposizione, ma anche come catalizzatori di scambio culturale e punti di connessione in una rete di idee, conoscenze e pratiche. Focus sul potenziale delle collaborazioni, sia interne al contesto museale che con realtà esterne, nel favorire processi di apprendimento e sviluppo che superano i limiti istituzionali tradizionali, generando nuove forme di sapere e incentivando un accesso alla cultura più consapevole e inclusivo. Il panel, attraverso il confronto di esperienze diverse, ha messo in luce percorsi innovativi per promuovere l’inclusione, stimolare il dialogo interculturale e costruire un patrimonio culturale condiviso.

All’incontro hanno partecipato Marianna Bressan, direttrice dei Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna; Fabrizio Sudano, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria e Costantino D’Orazio, direttore dei Musei Nazionali dell’Umbria, moderati da Fabio Severino, Economista della cultura.

SUDANO: MARRC PUNTA A ESSERE L’HUB CULTURALE CHE MANCA IN CALABRIA

Fabrizio Sudano, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, ha spiegato ad agenziaCULT a margine dell’evento che “il museo vecchio stampo non c’è più da un pezzo, e questo anche da prima della riforma Franceschini. La riforma Franceschini ha però fatto in modo di dare autonomia decisionale a dei direttori che volevano forse all’inizio essere dei manager, ma che manager non lo sono mai stati perché comunque lo Stato ha sempre una componente molto pubblica e lontana dal privato. Tuttavia ha fatto in modo che i musei uscissero veramente fuori dalle loro vecchie logiche interne legate solamente all’esposizione di oggetti e collezioni”. Ormai, ha aggiunto Sudano, “il panorama si è ampliato. A Reggio Calabria stiamo cercando di lavorare su questa linea per essere intanto sempre più accessibili – cosa che purtroppo non siamo ancora ma lo saremo grazie al PNRR – e poi per raccogliere le istanze di tutti, che sono comunque quelle di vivere il museo in un modo diverso: una mostra di arte contemporanea o un evento particolare. Abbiamo organizzato una rassegna cinematografica, il teatro, un concerto jazz; promuoveremo noi dei concerti anche di musica leggera, classica, sinfonica. Questo proprio perché vorremmo essere noi l’hub culturale che in questo momento manca a Reggio e in Calabria”.

BRESSAN: ASCOLTARE LE COMUNITÀ, MA I MUSEI NON SONO CONTENITORI NEUTRI

Marianna Bressan, direttrice dei Musei archeologici nazionali di Venezia e della laguna, sempre conversando con AgenziaCULT, ha sottolineato come la parola chiave nel rapporto tra le istituzioni museali moderne e la società sia “partecipazione, che le include tutte. Include l’accessibilità, l’inclusione, il coinvolgimento. Il tema è come rendere vivo il museo nel territorio e quindi con le sue comunità di appartenenza”. Secondo Bressan, fondamentale “è l’ascolto, che non significa però applicare pedissequamente quello che le comunità propongono, perché il museo non è mai un contenitore neutro, è un traduttore di contenuti scientifici e quindi il rapporto con la comunità deve avvenire in questo senso, è uno scambio. La comunità, o le comunità perché è meglio parlare al plurale, ci dicono che cosa vogliono dal museo, che tipo di attività culturale desiderano. Noi la filtriamo e la proponiamo però sempre partendo dal contenuto scientifico che quel museo o quel patrimonio esprime”.

© AgenziaCULT - Riproduzione riservata

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