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Tra ottobre 2019 e giugno 2021, si è svolta la campagna di scavo e restauro presso il complesso archeologico di Cuccuru Mudeju. Il cantiere, condotto dal comune di Nughedu San Nicolò (Sassari) con la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Sassari e Nuoro diretta da Bruno Billeci, si è tenuto grazie a un finanziamento a valere sui fondi regionali del Piano Scavi 2018 ottenuto dal Comune di Nughedu San Nicolò e integrato con fondi comunali.

Il sito si trova al confine con il territorio di Anela, a brevissima distanza dalla necropoli di Sos Furrighesos, nella fertile valle attraversata dal Rio Iscias de Trigu che, in età antica, costituiva una via di penetrazione strategica, anche per le risorse minerarie. In questa zona di passaggio, fittamente occupata fin dal neolitico, come dimostrano le numerose domus de janas presenti sul territorio, in età nuragica sorse un’area sacra dedicata con tutta probabilità al culto delle acque. Questi santuari erano dei punti nodali negli spostamenti tra le varie parti dell’Isola, non solo luoghi di culto ma punti d’incontro e di commercio con genti che provenivano dalle diverse sponde del Mediterraneo. Tra  i reperti venuti in luce una testa di bovino scolpita a tutto tondo e un pendaglio a forma di “fiasca del pellegrino”, un tipo di recipiente introdotto in Sardegna dai mercanti provenienti dalle coste del Vicino Oriente e reinterpretato dalle genti sarde, anche in forma miniaturistica, e spesso donato come offerta votiva nei santuari. (segue)

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