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RISULTATI DELLA QUARTA CAMPAGNA DI SCAVO – 

Anche in epoca Covid – per quanto necessariamente a ranghi ridotti di ricercatori e senza studenti, e nel pieno rispetto delle azioni di contenimento del virus – non si sono fermate le ricerche iniziate lo scorso anno sulla nave lapidaria di epoca imperiale (fine II secolo d.C.) sepolta nei fondali di Kamarina. Il sito sommerso si trova nella baia a sud del sito greco-romano di Kamarina, a circa 2 metri di profondità, sepolto da uno strato variabile compreso tra 1 e 2 metri di sabbia. Obbiettivo della quarta campagna, durata tre settimane, è stato il proseguo dello studio tecnico-costruttivo dello scafo della nave.

Il relitto trasportava due colonne monolitiche, semilavorate e lunghe poco più di 6 metri, di marmo giallo numidico. Si tratta di marmo caratterizzato dalla grana fine e compatta, con venature giallo-paglia, che arrivava a Roma dall’Africa fin dal I secolo a.C. e la cui esportazione continuò per tutto il III secolo d.C., risultando, nell’Editto dei prezzi di Diocleziano, il marmo più costoso. A questo carico principale si aggiungevano altre merci e segnatamente blocchetti di marmo grigio e arenaria compatta, nonché anfore africane. Contenitore questo generalmente destinato al trasporto di olio e i cui luoghi di produzione si trovavano in territori corrispondenti all’odierna Tunisia.

«Dopo un periodo di grande difficoltà per tutto il Paese era necessario riprendere, sia pur  gradualmente, le attività di ricerca e studio dei siti culturali della Sicilia al fine di non disperdere tutto il prezioso patrimonio scientifico accumulato nei decenni con le numerose collaborazioni con le istituzioni accademiche e scientifiche nazionali ed internazionali» dice la Soprintendente del Mare, Valeria Li Vigni, il cui impegno è quello di «proseguire e sviluppare ulteriormente tutte le iniziative precedentemente avviate e sostenute da Sebastiano Tusa e che devono essere portate a compimento, tra le quali, appunto, l’approfondimento dell’indagine di una nuova sezione del relitto».

«Il relitto di Kamarina, e per la precisione la porzione di scafo che si è conservata, è più ampia di quanto fino ad oggi supposto – riferisce Massimo Capulli –. Le ricerche condotte questa estate hanno difatti permesso di estendere lo scavo e di seguire la fiancata orientale ben oltre quelli che erano i limiti ipotizzati. Qui sono così stati individuati e documentati alcuni elementi “alti” dell’ossatura trasversale della nave, fondamentali per uno studio ricostruttivo della nave».

Per quanto necessariamente limitata a causa del Covid-19, «la campagna 2020 – conclude Capulli – ha dato i suoi frutti. Gli ultimi dati raccolti aggiungono nuove e preziosissime tessere al complicato mosaico quale quello di un naufragio antico in basso fondale, dove le azioni dei marosi tendono maggiormente a disgregare uno scafo ligneo. La ricchezza culturale di questi fondali sono una delle innumerevoli intuizioni dell’amico Sebastiano Tusa». (segue)

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