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LO SCAVO DEL RELITTO – 

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la difficoltà maggiore nello studiare questo relitto è data dalla bassissima profondità a cui giace. «Il fondale sabbioso – spiega Massimo Capulli – si muove facilmente con il moto ondoso e soprattutto ancora più facilmente frana durante le fasi di scavo. Per ovviare parzialmente a questa difficoltà, è necessario aprire un’ampia trincea e, procedendo per piani inclinati, rimuovere il sedimento con una sorbona ad acqua».

Tutte le attività in mare sono state coordinate congiuntamente da Massimo Capulli, dell’Università di Udine, con Fabrizio Sgroi, della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, e con la attiva collaborazione dell’Ufficio Locale Marittimo di Scoglitti della Capitaneria di Porto di Pozzallo.

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