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Quale rilevanza per il mondo della cultura e dello spettacolo dal vivo oggi?
© Photo by Samantha Weisburg on Unsplash

Il tema della sostenibilità nel mondo contemporaneo non è solo rilevante di per sé, ma in quanto intrinsecamente legato al concetto di rilevanza.

Molte recenti riflessioni, infatti, si sono soffermate su tale questione: la si rintraccia, per esempio, nelle prime pagine delle 21 lezioni per il XXI secolo di Yuval Noah Harari, dove viene posto il problema non tanto della sopravvivenza, quanto più della possibilità, nel nostro tempo, per frange sempre più ampie di organizzazioni e di individui, di sopravvivere in modo del tutto irrilevante.

Parlando di cultura e di arti performative, non può non tornare immediatamente alla memoria – cavandolo dal recente passato, da questi ultimi 18 mesi – lo straziato grido di dolore emesso dal comparto dello spettacolo dal vivo (e del teatro in particolare) nel corso del primo lockdown e soprattutto in seguito alla contestuale chiusura degli spazi di rappresentazione, che ha del tutto impedito la celebrazione del rito teatrale. Ebbene, il corpo civico ha espresso con veemenza la propria necessità, la propria sete di théatron, attraverso tutti i canali a sua disposizione, rivendicando la ferita sanguinante di una comunità mutilata della liturgia scenica. Una comunità, per dirla con Paolo Grassi, “impossibilitata a riunirsi liberamente per rivelarsi a sé stessa”.

In quel periodo abbiamo coltivato la legittima convinzione secondo cui la riapertura dei luoghi deputati allo spettacolo dal vivo avrebbe presto determinato una pacifica invasione degli stessi. Un’esultante e festosa riappropriazione di spazi necessari e identitari. Sappiamo bene, tuttavia, che così non è stato.

Questi mesi, infatti, hanno come intorpidito un muscolo, creato differenti abitudini, messo in discussione – volendo essere onesti – l’assunto per cui lo spettacolo dal vivo e la comunità teatrale possano avere una rilevanza di per sé, per il solo fatto di esistere.

Nelle ultime settimane, sulle prime pagine dei giornali si discute delle mediazioni al ribasso ottenute in occasione della COP26 di Glasgow. Un tema di rilevanza enorme, se non altro perché ne va della sopravvivenza del pianeta. Le nuove generazioni riempiono le piazze e premono legittimamente per prendere parte alle decisioni che riguardano il proprio destino, il proprio avvenire su questo pianeta. Chiedersi quale rilevanza possano avere nel prossimo futuro la cultura e lo spettacolo dal vivo equivale, dunque, a interrogarsi su quanto il nostro mondo sia in grado di assorbire, inglobare e fare proprie le istanze cruciali della propria comunità di riferimento, sia essa una comunità di prossimità o l’umanità intera.

L’ESEMPIO DI PERFORMING+

Il percorso intrapreso con Performing+, progetto co-ideato da Compagnia di San Paolo e Piemonte dal Vivo, in collaborazione con l’Osservatorio Culturale del Piemonte e incentrato sul tema della sostenibilità, si è dotato di una comunità di pratica, formata da oltre 100 organizzazioni che abitano uno specifico territorio – il Nord-Ovest – e che, insieme, si sono attivate e confrontate al fine di elaborare strategie efficaci, attraverso la costruzione di un modello implementabile, modellizzabile e replicabile. Ci siamo chiesti quale sostenibilità possiedano le nostre organizzazioni e il nostro lavoro in relazione alle nostre comunità di riferimento, in un percorso non solamente inteso quale formazione, ma piuttosto e ancor più come un viaggio orientato alla rilevanza. Il cammino, cioè, di una comunità capace di elaborare strumenti identitari e relazionali adeguati al confronto con il contesto circostante, per poter affermare la propria rilevanza nelle sfide che il tempo presente (e a venire) ci pone.

Abbiamo ora tra le mani un toolkit dotato di contenuti e strumenti, messo a disposizione degli enti dello Spettacolo dal Vivo affinché possano essere parte attiva nello Sviluppo Sostenibile.

Tale output parte da un assunto, apparentemente scontato pur non essendolo affatto: rivendicare, all’origine di qualsiasi tipo di ragionamento, la priorità di una “catena di senso”, tale da focalizzare l’attenzione sulla missione, sui valori di un’organizzazione, elementi preliminari all’identificazione di obiettivi e azioni e alla valutazione dei rispettivi impatti. Perché questo assunto, che sembra all’apparenza piuttosto scontato, merita da parte nostra un’attenzione particolare? Perché siamo ormai esperti nel raccontare che cosa facciamo e come lo facciamo. È giunto però il momento di chiarire, a noi stessi e alle comunità che ci circondano (in primis i nostri stakeholder), il perché lo facciamo. E quindi determinare la rilevanza del nostro stare al mondo, se siamo necessari o decorativi.

Ciò che è qui in gioco non è tanto la scomparsa di un mondo come lo conoscevamo fino a ieri, ma – per dirla con Harari – la sua sopravvivenza nell’irrilevanza. E siccome il teatro è il dispositivo attraverso cui da secoli il popolo che si affaccia al Mediterraneo si disvela a sé stesso e in ultima analisi comprende il perché la vita sia preferibile alla morte, è evidente quanto il compito di cui siamo investiti in questo momento sia di prioritaria importanza.

UNO STRUMENTO: IL BILANCIO SOCIALE

Altro nesso centrale nel processo di racconto di noi stessi è il bilancio sociale, nelle sue svariate declinazioni onomastiche (bilancio di missione, bilancio integrato, bilancio di sostenibilità). Si tratta di uno strumento, di racconto e di relazione, su cui la Fondazione Piemonte dal Vivo si esercita dal 2018. Come spesso accade, infatti, si riesce a comprendere meglio sé stessi quando si è in rapporto con gli altri. E si riesce inoltre a capire più precisamente che cosa “si ha in testa” quando si tenta di spiegarlo a un interlocutore. Ne consegue che gli indicatori attraverso i quali si esplicita un bilancio sociale o di sostenibilità – prima ancora che raccontare a qualcun altro quali siano la nostra mission, le nostre azioni e i nostri impatti – si mostrino come di estrema utilità per l’organizzazione stessa, che può dotarsene per fare esperienza su di sé, per identificarsi, per comprendere al meglio chi sia, perché fa ciò che fa, che cosa fa, come lo fa, quali impatti produce.

D’altro canto, orientare le nostre organizzazioni alla rendicontazione sociale impone un percorso che non si intraprende in autonomia, bensì in relazione con gli stakeholder. Un rapporto – questo – non esplicitato a posteriori, ma di processo.

Riguardo alle sfide di questo XXI secolo anche noi che ci occupiamo di spettacolo dal vivo possiamo avere la nostra parte se costruiamo tale percorso collettivamente, di concerto con i nostri partner e le nostre comunità di pratica. Nella misura in cui missioni e obiettivi verranno promossi in maniera non episodica ma comunitaria, allora di sicuro il nostro comparto e il nostro ruolo acquisiranno quella rilevanza che legittimamente rivendicano.

 

Matteo Negrin (1974) è progettista e manager della cultura. Sviluppa dispositivi innovativi per il coinvolgimento di nuovi pubblici nella produzione e fruizione del prodotto culturale mediante processi partecipati e strategie di inclusione al consumo culturale. È Direttore della Fondazione Piemonte dal Vivo – Circuito Regionale Multidisciplinare dello Spettacolo dal 2018.

ABSTRACT

Relevance and sustainability, which is the link between them in the fields of culture and performing arts? The issue of sustainability in the contemporary world is not only relevant in itself, but as intrinsically linked to the concept of relevance, as suggested in “21 Lessons for the 21st Century” by Yuval Noah Harari. During the Covid-19 emergency, the performing arts have been locked out of our entire lives, depriving of the theatrical rite. Now it is time to ask ourselves what relevance they may have in the future and how much our society is able to absorb the crucial needs of its community of reference. The challenge is to build a collective path, with our partners and groups of practice. If missions and objectives are promoted in a non-episodic way but with a shared vision, our sector and role in the fields of performing arts will certainly acquire the relevance they claim.

 

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