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di Massimo Maisto, Presidente Arci Emilia Romagna e Marco Trulli, Responsabile Cultura Arci APS

Parafrasando il titolo dell’edizione 2023 di Strati della Cultura (“Dove nasce l’esperienza culturale?”) potremmo scrivere: “Dove nasce un festival Arci?”. Sono oltre 150 infatti i festival e le arene promossi da Arci sul territorio: prevalentemente musica, ma anche cinema, letteratura, fumetto, artisti di strada, teatro, performance e arti visive, fino ad arrivare alle cosiddette Arci Fest che in pochi giorni cercano di sintetizzare un anno di lavoro proponendo un mix di linguaggi e generi, approfondimenti politici e spettacoli. Parliamo di festival quindi tendenzialmente situazioni nelle quali si impara, si ascolta, si guardano cose belle, si incontrano artisti e ospiti interessanti, ma ci si diverte e si balla, come ha proposto la nostra Presidente onoraria Luciana Castellina durante il Congresso Nazionale e come da tradizione dell’associazionismo popolare. Perché i 66 anni di vita dell’Arci dimostrano che si può essere contemporaneamente popolari e attenti/e al nuovo, professionisti e volontari, leggeri e non superficiali, presenti nei piccoli centri sperduti ma anche nel cuore della città. Soprattutto si può essere generalisti perché popolari ma non tuttologhi.

Nella tre giorni di Imola, durante il panel Riabitare le piazze, accendere visioni e in una riunione successiva alla quale hanno partecipato più di trenta festival da tutta Italia, sono state condivise le diverse filosofie che sono alla base dell’organizzazione dei festival, i bisogni a cui rispondono, le comunità temporanee che costruiscono, le scelte artistiche.

Storie di festival

Al panel hanno preso parte Claudia Noci per l’Arci Festa di Cremona, Pietro Cardelli per il Festival di Letteratura Working Class di Firenze, Mirella Murri di Hoppiofest Roma, Alessandro “Gambo” Gambarotto per Jazz is Dead di Torino, Lucia Villani per Cchiù fa notte e cchiù fa forte. Dove nasce un festival Arci? E la correlata esperienza culturale? Perché un festival Arci? E di conseguenza con quale rapporto con il territorio e con un’idea di cultura diffusa e praticata quotidianamente? La cura, come la intendiamo e la pratichiamo? Fino agli impegni verso la sostenibilità, l’inclusività, la ricerca e l’innovazione rimanendo popolari. Questi alcuni dei temi emersi nel panel, dove sono maturate alcune piste di ragionamento che l’associazione proverà a seguirà nel prossimo futuro.

Da Jazz is Dead che è un festival nato per i sessanta anni di Arci Torino, con il collettivo culturale TUM e il circolo Magazzino sul Po coinvolti per la parte artistica e organizzativa. Il festival in cinque anni è diventato, grazie a scelte sperimentali e attente al panorama jazz internazionale, un punto di riferimento assoluto. “Facciamo musica difficile per grandi pubblici” questa la scelta rivendicata dal direttore artistico Alessandro Gambarotto che presume un grande lavoro di selezione ma anche di comunicazione e di costruzione di una comunità di persone che raggiungono il festival da Torino e da tutta Italia (e non solo).

Il Festival della Letteratura Working Class, invece, quest’anno alla prima edizione, è un lavoro intenso di condivisione tra il Collettivo di Fabbrica, l’Arci di Firenze e il direttore artistico Alberto Prunetti. Portare migliaia di persone all’interno a varcare i cancelli della GKN di Campi Bisenzio, ad ascoltare autori da tutto il mondo di letteratura working class, è stato un grande gesto di autorappresentazione di questo mondo, un modo di riprendere in mano la narrazione e di posizionare un festival letterario in un luogo del conflitto sociale. L’Arci Festa di Cremona è ormai diventato un appuntamento atteso per la città, un momento di aggregazione e condivisione importante che muove anche tanta partecipazione di volontari all’organizzazione dell’evento lungo undici giorni tra Luglio e Agosto. Cchiù fa notte e cchiù fa forte si tiene a San Marco in Lamis ed ha una forte connotazione giovanile, ha in programma attività lungo tutto il giorno ed è arrivato a contare circa 12000 presenze in un comune che conta poco più di 13000 abitanti. Il contributo di Mirella Murri di Arci Roma ha focalizzato le pratiche in fase di sperimentazione tra i circoli romani nel coorganizzare festival estivi nei quartieri e l’adozione di principi condivisi ad esempio sulla sostenibilità ambientale, sugli spazi sicuri per tutti e tutte.

Proprio da qui nasce l’idea di un percorso di condivisione che possa rappresentare questa moltitudine di eventi, di proposte che nascono dal basso e animano i territori con proposte musicali e artistiche indipendenti. Fare un festival è anche generare un impatto sul territorio in termini logistici, organizzativi, ma anche culturali ecologici e sociali, per una grande rete come Arci è fondamentale provare a ridefinire insieme come le nostre forme di promozione culturale diventino generative, dai centri urbani fino alle aree interne.

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