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La Giornata è stata istituita dall’International Theatre Institute e da esperti dell’UNESCO per la prima volta il 27 marzo 1962, e da quel giorno, ogni anno, in tutto il mondo viene celebrata con un messaggio tradotto in tutte le lingue

Ph. world-theatre-day.org 

“Questo è un tempo per una profonda rivitalizzazione delle nostre menti, dei nostri sensi, delle nostre immaginazioni, delle nostre storie e dei nostri futuri. Questo lavoro non può essere fatto da persone isolate che lavorano da sole. Questo è un lavoro che dobbiamo fare insieme. Il teatro è l’invito a fare insieme questo lavoro”. È uno dei passaggi del messaggio scritto dal regista americano Peter Sellars in occasione della 60esima edizione della Giornata Mondiale del Teatro, che si celebra domani, 27 marzo. La Giornata è stata istituita dall’International Theatre Institute e da esperti dell’UNESCO per la prima volta il 27 marzo 1962, e da quel giorno, ogni anno, in tutto il mondo viene celebrata con un messaggio tradotto in tutte le lingue scritto da artisti o personalità del teatro, della musica e della cultura in genere. Ne viene data lettura nei teatri, nelle scuole, nelle biblioteche, nei luoghi di cultura e di aggregazione umana in tutto il mondo. “Stiamo vivendo in un ciclo di notizie 24 ore su 24, stiamo vivendo al bordo del tempo. I giornali e i media sono completamente impreparati ed incapaci di affrontare ciò che stiamo vivendo. Dov’è il linguaggio, quali sono i movimenti e quali sono le immagini che potrebbero permetterci di comprendere i profondi cambiamenti e le rotture che stiamo vivendo? E come trasmettere in questo momento il contenuto delle nostre vite non come reportage ma come esperienza? – si domanda Sellars – Il teatro è la forma d’arte dell’esperienza”. E ancora: “Il teatro della visione epica, dello scopo epico, del recupero, della riparazione e della cura ha bisogno di nuovi rituali. Non abbiamo bisogno di essere intrattenuti. Dobbiamo metterci insieme. Abbiamo bisogno – sottolinea il regista americano – di condividere lo spazio e di nutrire lo spazio condiviso. Abbiamo bisogno di spazi protetti di ascolto profondo e di uguaglianza”.

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