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Nel programma scritto e condotto da Emilio Casalini vengono raccontati luoghi e persone che “generano” nuova economia, nuove forme sociali, attraverso “la bellezza”, fuori da ogni retorica

Ritorna in prima serata su RAI3 Emilio Casalini. Due settimane di narrazione dell’Italia della resilienza, della rigenerazione umana, attraverso la cultura, il paesaggio, la visione del singolo che diventa patrimonio di comunità. Scorre il film del nostro Paese e di quello per cui il mondo intero ci ama.

Una piccola rivoluzione culturale sta avvenendo in questi giorni sui nostri teleschermi. Perché il programma televisivo “Generazione Bellezza” – in onda su RAI3 alle 20.20 dal 25 dicembre al 9 gennaio – lo  è: spinge ad agire, a cambiare strutturalmente,  a mettersi in gioco in prima persona.

Nel programma, o per meglio dire, nel progetto scritto e condotto da Emilio Casalini vengono raccontati luoghi e persone che “generano” nuova economia, nuove forme sociali, attraverso “la bellezza”, fuori da ogni retorica. “Siamo il Paese più bello del mondo. È vero, ma non è frutto del caso. Arte, cultura, paesaggio, cibo. Un patrimonio che genera benessere per milioni di noi, ogni giorno. Vi voglio raccontare le storie delle persone che con coraggio visione e passione continuano a generare la bellezza di cui saremo circondati”, afferma l’autore nel promo.

Ma è molto di più di una semplice narrazione di ciò che è stato fatto negli anni o nei secoli passati, regalandoci quella ricchezza di cui siamo circondati: ci parla di ciò che sarebbe o potrebbe essere il nostro Paese se  a livello individuale, collettivo, istituzionale fossero poste in essere scelte adeguate al valore del patrimonio di cui siamo circondati.

Riprese televisive curate ad altissimo livello  traducono il flusso del racconto delle varie puntate  girate dal Nord al Sud dell’Italia, di grande forza estetica ed emozionale.

Il primo registro narrativo  è che “le cose non accadono da sole”.

Il teatro di Andromeda a S. Stefano Quisuina (AG) esiste perché Lorenzo Reina ha iniziato a mettere una pietra sopra l’altra in un punto cardine del paesaggio. Il Museo Diffuso dei 5 Sensi di Sciacca non esisterebbe se Viviana Rizzuto non avesse detto “adesso basta, rimbocchiamoci le maniche!”. Il campo di girasoli pieno di persone è figlio delle scelte che Giuseppe Savino ha fatto nel foggiano. E le panchine giganti, anche se a qualche anziano benpensante possono dare fastidio, attraggono i nuovi turisti che si muovono per l’Alta Langa,  grazie  a Chris Bangle che ha restituito il piacere di scoprire la bellezza del paesaggio.

Nei vari episodi è chiarissima la presa di consapevolezza dei protagonisti. Consapevoli dell’importanza di agire e che solo dopo il primo passo si può iniziare un cammino.
Casalini sembra dire, attraverso le voci di chi lo ha già fatto davvero: “Si può fare! Svegliamoci!”.

Generazione Bellezza, infatti, non si accontenta di raccontare quello che succede, ma spiega anche come i processi possono essere replicati:  un libretto delle istruzioni senza diritti d’autore,  spunti, stimoli, ispirazioni per valorizzare patrimoni, comunità, persone.

Questo è un altro percorso, nascosto dentro le storie che Emilio Casalini distende sullo schermo: la valorizzazione dei talenti di ognuno. Quasi tutti gli episodi raccontano di persone che hanno messo in pratica i propri sogni, le proprie visioni. Non solo felicemente realizzati, ma  creando professioni che si integrano meglio con un tessuto economico in trasformazione sostenibile. Formando competenze. Investire sulle persone quando tutto intorno muta, significa investire sull’unica risorsa totalmente inalienabile del percorso di vita. Significa avere sui  territori persone consapevoli dei propri talenti e competenti nel metterli in pratica. Il messaggio chiaro è la necessità di passare da pratiche a politiche abilitanti per mettere il maggior numero di persone possibile in condizione di realizzare sé stesse in armonia con  l’ambiente, restando nei luoghi d’origine, ma connessi con il mondo, con gli altri.

Ecco un altro pilastro del progetto di Generazione Bellezza: la comunità. Ossia l’organizzazione sociale più contemporanea per gestire le difficoltà strutturali e le crisi. Comunità che significa ottimizzare ruoli e competenze, collaborare per poter offrire, insieme, quello che da soli sarebbe impossibile.  Una comunità coesa difende i singoli che hanno così più sicurezza anche nell’investire per il proprio futuro. Personale e professionale.

E’ l’occupazione un fulcro del programma:  quella sostenibilità economica che si affianca a quella ambientale per garantire un futuro alle prossime generazioni. Volti freschi, sereni, che dicono di essere felici perché vivono dove vogliono e fanno quello che sentono di fare. Sono i volti nuovi nei campi di girasoli della Puglia, sono i ragazzi lungo il cammino della “Via degli Dei” che aprono botteghe o fanno le guide, sono le ragazze di Sciacca che dopo la laurea in valorizzazione dei beni culturali tornano dall’estero e la mettono in opera in Sicilia, a casa loro. Sono i volti che rappresentano la risposta al problema dello spopolamento delle aree interne, per attrarre turisti con i quali condividere valori.

“Perché il turismo è sì uno degli asset economici più importanti del nostro Paese, ma funziona bene solo dove esiste anche la cura dei dettagli, dell’accoglienza verso chi arriva e per tutto l’ambiente in cui poi anche noi, viviamo. Non è solo vendita di servizi ma relazioni, scambio, crescita. Come singoli e come Nazione”.   Tutto questo Emilio Casalini lo chiama Economia della Bellezza. Ossia quel processo che si attiva intorno alla valorizzazione del nostro patrimonio materiale ed immateriale. Ed è chiarissimo nella puntata di “Vazzap” dove il protagonista, Giuseppe Savino parla di un’agricoltura dove l’accogliere sul campo diventa più importante del raccogliere. Coltivare relazioni. Anche questa è un’altra piccola rivoluzione.

Le varie puntate scorrono autonome, ma sono come legate da un disegno complessivo che va a delineare un mosaico: agricoltura, borghi, sindaci, artigianato, ambiente, cammini, turismo, cibo, Convenzione di Faro, rigenerazione urbana, sport,  archeologia, musica, teatro, boschi, tradizioni popolari, periferie. Scorre il film del nostro Paese e di quello per cui il mondo intero ci ama.

Ma è anche qualcosa di più come si può capire dal testo che accompagna il finale della puntata “il sogno di una comunità”: “Tutto questo progetto non è solo sviluppo, benessere, economia della bellezza. Perché quando la consapevolezza del valore di ciò che ci circonda diventa davvero condivisa, quando si smette di delegare e si acquista competenza ad agire, quando i membri della comunità possono scegliere se restare o andare, allora lo sviluppo è equo, la crescita sostenibile e una parola spesso abusata raggiunge la sua pienezza e quella parola è…. democrazia”, afferma Casalini.

Le immagini, con la regia di Davide Rinaldi, di qualità elevatissima e il montaggio con decine di musiche diverse per ogni puntata è sofisticato ma godibile per chiunque.

E la televisione pubblica fa, e al massimo livello, ciò per cui è stata concepita: Servizio Pubblico. E lo fa con eleganza, appassionando ed emozionando gli spettatori di ogni tipo, estrazione ed età. E per chi se lo fosse perso c’è raiplay, per vedersi tutte le puntate, lentamente o di un fiato, come un binge watching per una serie di Netflix. Per riscoprire non tanto la bellezza di un’Italia che forse non conosciamo abbastanza, ma soprattutto l’anima delle persone che la sta rigenerando. Grazie ad una “Generazione Bellezza”.

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