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L’articolo propone una lettura critica della ricerca sul turismo outdoor promossa e finanziata da Fondazione CRC e pubblicata nel Quaderno 42 uscito lo scorso dicembre
© Photo by engin akyurt on Unsplash

È stato presentato lo scorso 2 dicembre il Quaderno 42 della Fondazione CRC dal titolo “Turismo outdoor. I risvolti e le opportunità locali di un fenomeno (inter)nazionale” che affronta un tema abbastanza nuovo ed inesplorato nelle sue declinazioni post pandemiche.

La ricerca, promossa dalla Fondazione CRC nell’ambito dell’attività del Centro Studi e Innovazione, è stata svolta in collaborazione con il gruppo di esperti di Natourism Srl.

Il quaderno, che approfondisce il tema del turismo all’aria aperta, si posiziona in continuità con le ricerche della Fondazione inerenti lo sviluppo del capitale naturalistico della provincia di Cuneo (si vedano il Quaderno 19 “Terre alte in movimento. Progetti di innovazione della montagna cuneese”, il Quaderno 28 “Pedalare per lo sviluppo. Il cicloturismo in provincia di Cuneo”, il Quaderno 34 “Patrimoni naturali per lo sviluppo. I Parchi della provincia di Cuneo”).

Il lavoro si pone, infatti, l’obiettivo di esaminare nel dettaglio la pratica dell’outdoor in termini complessivi e in provincia di Cuneo, sia come trend per quando riguarda arrivi, presenze e occupazione dei lavoratori nel periodo post pandemico, sia come tassello strategico per disegnare scenari e politiche di territorio che coinvolgano il settore del turismo.

In linea con questi obiettivi, il report si compone di quattro parti principali che delineano il fenomeno dal punto di vista teorico e quali quantitativo in relazione a trend e scenari rispetto alle dimensioni specifiche di domanda e offerta, e di policy.

Considerato l’ampio sguardo territoriale che il turismo outdoor –TO – può sviluppare nei diversi contesti, si riportano in seguito non tanto gli elementi principali inerenti specificatamente la provincia di Cuneo, quanto piuttosto le dimensioni principali del fenomeno e i suoi impatti in termini di domanda turistica, prodotto turistico ed archetipi esperienziali.

IL TURISMO OUTDOOR: DEFINIZIONI E TREND

Il Quaderno non fornisce una univoca definizione del TO, ma possibili dimensioni e chiavi di lettura che permettono di delineare gli scenari principali del fenomeno.

Innanzitutto si parla dei prodotti che il TO coinvolge: turismo sportivo, turismo avventura e turismo natura. Un approccio quindi che spazia dalla volontà di viaggiare per svolgere particolari attività sportive lontano dal proprio luogo di residenza, all’esplorazione con una certa quantità di rischio affrontato durante la vacanza, a forme di viaggio fortemente connesse alla scoperta della natura, alla ricerca dei green certificate, ad attività che prevedono forme di scoperta e apprendimento (wildlife watching, geoturismo, fotografia naturalistica, ecc.).

Importante fil rouge che lega questi prodotti turistici è, non tanto la destinazione del viaggio, quanto piuttosto la motivazione legata quindi non principalmente ad un luogo, ma ad un’esperienza che in esso si può vivere.

Il turismo outdoor in questo senso non risponde ad una semplice attività ricreativa, ma ad un bisogno umano basilare di evasione, connessione con gli altri ed il territorio, miglioramento di sé ed esperienza. Il tal senso le pratiche outdoor sono molto di più che una pratica sportiva, ma sono un vero e proprio stile di vita all’insegna del benessere, dell’aria aperta, del rispetto della natura.

In relazione a queste caratteristiche, il rapporto fornisce alcuni dati dell’Osservatorio Nazionale del Turismo Outdoor che ha identificato 245 discipline praticate da marzo a ottobre 2018, inserendole nel rispettivo ambito, intendendo come tale l’area territoriale di svolgimento: mare / laghi / corsi d’acqua, montagna / collina / campagna / aree naturali.

Se parliamo di trend non è da trascurare il rapporto tra TO e pandemia. Dai dati della ricerca condotta dall’Osservatorio sull’Economia del Turismo delle Camere di Commercio e da Isnart, si evince come nel 2020, anche a causa delle restrizioni legate alla pandemia da Covid-19, alla possibilità di “praticare sport” nella scelta della destinazione, è stato attribuito lo stesso valore di motivazione storica per la vacanza in Italia, come per esempio la presenza di bellezze naturali e di un ricco patrimonio culturale.

L’ESPERIENZA NELLA NATURA COME FILOSOFIA DI VITA

In questo quadro il visitatore outdoor presenta alcune caratteristiche di fruizione che possono essere identificate in alcuni stili di vita e di viaggio: questo visitatore 1) non si sente parte della sport community tradizionale dimostrando invece un particolare senso di appartenenza verso organizzazioni specifiche e dedicate (club alpini, associazioni escursionisti, ecc.); 2) traduce la sua filosofia di vita di rispetto e salvaguardia dell’ambiente naturale attraverso un forte coinvolgimento nelle attività sportive praticate; 3) non utilizza normalmente gli impianti sportivi standard, dimostrandosi più attirato verso attività sportive in cui l’aspetto dell’avventura è una componente essenziale dimostrandosi anche disposto a correre una più elevata esposizione al rischio.

LE DIMENSIONI DEL TURISMO OUTDOOR: QUALITÀ DELLA VITA, SALUTE E WELFARE

In questo senso il rapporto valorizza il tema del TO attraverso le dimensioni della vita attiva, della salute e del welfare sottolineando anche come l’Unione Europea abbia mostrato molta attenzione al tema attraverso politiche che invitano la popolazione a fare più attività fisica, o, più in generale, ad adottare stili di vita più sani. Inoltre, nel prossimo futuro, i sistemi di welfare pubblico si dovranno confrontare con importanti trasformazioni di carattere demografico, che richiederanno sempre più impegno e investimenti da parte dei servizi sanitari nazionali: il documento sottolinea come una popolazione più vecchia e meno produttiva assorba più risorse di quante ne produca e per fare fronte a una crescente richiesta di servizi sanitari sia necessario promuovere uno stile di vita che mantenga sani e autosufficienti gli individui il più a lungo possibile, per fare in modo che ricorrano il meno possibile alle strutture sanitarie.

Non solo. L’esercizio fisico svolto con regolarità contribuisce a migliorare la qualità della vita in un contesto sociale in cui i ritmi di vita frenetici, l’alimentazione sregolata, la sedentarietà, gli ambienti di lavoro chiusi e poco salubri e, in generale, lo stress provocato da contesti urbani ad alta stimolazione sensoriale, comportano elevati rischi sulla qualità della salute.

Le stesse pratiche più sane e regolari diventano delle vere e proprie prescrizioni mediche che stimolano un sistema di vita sano orientato alla qualità della vita: la sensibilità verso iniziative di questo tipo è in aumento nella comunità medica e si stanno diffondendo figure professionali competenti per coniugare attività fisica e salute così come sono sempre più frequenti le proposte di viaggio costruite attorno alla pratica guidata di attività fisiche rigeneranti nella natura.

In questo quadro la pandemia, seppur avendo stravolto il sistema della domanda e dell’offerta turistica, ha posto l’outdoor al centro delle agende strategiche guardando agli spazi aperti, alla natura, al distanziamento.

GLI ARCHETIPI ESPERIENZIALI

Lo studio propone inoltre una tassonomia del TO secondo due variabili: una che riguarda maggiormente l’approccio del praticante, da uno più sobrio, integrato e nascosto, ad un altro più performativo; l’altra invece che riguarda il rapporto con la natura ed in particolare quanto l’attività avvenga dentro un ambiente più primitivo o invece più addomesticata.

L’incrocio delle suddette dimensioni dà origine ad alcuni archetipi esperienziali che inquadrano alcune caratteristiche psicologiche / attitudinali e relativi profili di chi svolge attività outdoor.

Il primo riguarda quello che il rapporto chiama «fuga controllata» relativo a un approccio turistico-sportivo sobrio e poco appariscente, nel contesto di una natura vicina e amica. Appartengono a questo ambito la pesca, le attività soft di trekking in ambienti collinari e rurali, le pratiche di turismo en plen air con tende e caravan, il cicloturismo, ma anche lo sci alpino.

La seconda dimensione identifica il profilo psicologico di un «guerriero» che trova nella giungla urbana lo scenario dove mettere in scena la propria performance. In questo le attività di riferimento sono per esempio la corsa, la maratona, il parkour, le attività di fitness in parchi urbani, le discipline di OCR (Obstacle Course Race) come la StrongManRun.

Troviamo poi un approccio moderato all’attività outdoor, combinato con la ricerca della natura selvaggia. Le discipline in questo caso sono il trekking, lo sci alpinismo e lo sci nordico, il nordic walking, il birdwatching, il dog trekking, la MTB XC.

Nell’ultimo quadrante della tassonomia proposta si trovano invece le avventure eroiche e adrenaliniche nella natura, come alpinismo, triathlon, iron man, rafting, sky running, downhill.

Queste dimensioni, pur focalizzandosi su possibili caratteristiche del viaggiatore, permettono di identificare anche le discipline principali del TO che spaziano quindi dagli sport invernali, al running, al cicloturismo che sono sicuramente accomunati da una filosofia di vita che vede negli specifici mezzi (siano essi la bici, lo sci o altro) la possibilità e lo strumento per scoprire e vivere gli spazi all’aria aperta.

PISTE DI RIFLESSIONE PER IL FUTURO: VERSO LA COSTRUZIONE DI UN PRODOTTO OUTDOOR

Il quadro che emerge è molto ricco di spunti e riflessioni, ma anche di possibili indicazioni operative che possono andare a nutrire il sistema turistico del Cuneese nel quale la Fondazione CRC – committente della ricerca – opera. In tal senso il rapporto si focalizza, nell’ultima parte, con possibili strategie di policy nella consapevolezza che non esistano certezze in questo periodo post pandemico e che gli scenari futuri siano difficilmente prevedibili nelle loro specificità. Il Covid ha infatti sconvolto le certezze, mettendo in crisi i modelli di sviluppo consolidati, modificando non solo le dinamiche di offerta e domanda del settore, ma anche le percezioni degli attori territoriali rispetto al legame tra turismo e sviluppo locale.

Lo studio propone quindi alcune possibili piste di riflessione che nascono dall’ascolto degli operatori e che possono essere focalizzate nelle seguenti parole chiave.

Prospettiva, come cambio di paradigma e sguardo verso il futuro. Nella pausa forzata causata dal Covid-19, nell’assenza dei flussi di visitatori stranieri, nel congelamento di molte attività di intermediazione e di accoglienza, territori e attori turistici hanno dovuto tentare nuove strade per continuare ad alimentare il settore. Questa ricerca forzata ha permesso di ampliare le prospettive del proprio territorio e delle sue potenzialità.

Nuove geografie per l’accoglienza turistica legate principalmente al cambiamento delle mete e delle provenienze dei flussi di visita che ne ha ricombinato anche gli spazi ed i servizi.

Il rinnovato interesse per i territori di prossimità e per le zone periferiche (quando non marginali) ha visto improvvisamente aumentare l’attrattività di aree fino ad allora poco considerate dai turisti: ha preso forma lo sviluppo di un nuovo segmento di offerta, di un nuovo prodotto all’aria aperta, attivo, esperienziale, che da un lato ha come obiettivo quello di proporre destinazioni open air poco affollate e, dall’altro, richiede la progettazione di infrastrutture e servizi dedicati e un nuovo modo di guardare agli spazi per l’accoglienza.

Destagionalizzazione dell’offerta: lo sviluppo del prodotto turistico outdoor consentirebbe non solo di ripensare gli spazi, ma anche i tempi dei flussi di visita cercando e lavorando alla strutturazione di soluzioni concrete per prolungare il periodo di accoglienza turistica, rivedendone la stagionalità dei prodotti territoriali e ripensandone i relativi profili di fruizione. In questo senso anche la tecnologia ha giocato un ruolo chiave: la possibilità cioè di creare esperienze di visita e scoperta dei territori non solo per i visitatori così tradizionalmente chiamati, ma anche per gli holiday workers, cittadini cioè che si uniscono l’opportunità dello smartworking alla scoperta di territori nuovi.

Il prodotto outdoor come leva per la valorizzazione dei beni culturali e ambientali. Pur non focalizzandosi direttamente su questo tema, il rapporto suggerisce alcuni elementi di riflessione sulla possibilità di interpretare e sviluppare le pratiche di TO sopra descritte come volano per accrescere la consapevolezza verso il nostro patrimonio. Pur trattandosi di un tipo di turismo molto legato all’aspetto sportivo e naturale, le proposte di TO possono comporre o addirittura essere gli elementi portanti di panieri turistici legati anche ad altri valori, siano essi enogastronomici, folkloristici e legati alle tradizioni del luogo, o culturali. In tal senso occorre leggere queste caratteristiche non solo come discipline a sé stanti, ma invece come opportunità esperienziali in grado di trasmettere le qualità e i valori delle destinazioni, siano essi materiali e immateriali. Questi ultimi diventano quindi non solo legati a singoli beni, ma elemento trasversale che accompagna le diverse pratiche turistiche e i diversi “turismi” alla scoperta delle comunità siano esse destinazioni, luoghi cioè dove i bisogni della domanda incontrano le scelte dell’offerta, oppure specifici beni culturali e ambientali.

Verso la costruzione di un prodotto outdoor. Gli elementi sopra descritti sembrano riassumere tutte le dimensioni principali del turismo outdoor che non si configura come un tradizionale prodotto turistico, ma come un insieme di soluzioni di viaggio accomunate dal rispetto della natura, dalla ricerca di una qualità della vita a contatto con l’ambiente, di una vista sana e salubre. Per valorizzare questi aspetti risulta quindi urgente ripensare all’offerta turistica esistente verso la creazione di un progetto territoriale dell’outdoor. Quest’ultimo sarebbe auspicabile che fosse sviluppato attraverso un processo di ascolto e governance partecipata del prodotto che definisca ruoli chiari e definiti, individui obiettivi, priorità, tempi e risorse, e che si basi su una alleanza solida tra pubblico e privato.

Il Quaderno 42 è scaricabile sul sito della Fondazione CRC a questa pagina.

ABSTRACT

The article offers a critical review of the research about the outdoor tourism promoted and sustained by CRC Foundation. This type of tourism does not represent a traditional tourism product but it can see as a group of travel solutions characterized by the respect of nature, the search of the quality of life, the contact with the environment and healthy contexts. To valorise these aspects, it is necessary to rethink the actual tourism offer towards the creation of a territorial project, developed by a participatory process and a strong alliance between public and private sectors.

 

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