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Anche la pelle è organo di contatto per eccellenza, è lo spazio dove si generano in forma di impronta le più democratiche tra le immagini, che tutti producono e che riconducono l’uomo alla materia e alla natura, come quelle trasformate in mappe sensoriali i cui punti nevralgici si rovesciano verso lo spettatore nelle grandi Spine d'acacia (2006-2014). Ancora il tema dell'epidermide offre l’occasione di mettere l’opera di Penone in dialogo due statue dell’antichità romana che si trovano all’inizio del corridoio di Ponente degli Uffizi, raffiguranti ciascuna Marsia scorticato: privato della pelle il corpo perde ogni confine, mentre la pelle svuotata del corpo diventa spazio virtuale. Vicino ad esse l'artista ha voluto collocare Pensieri di foglie (2014) dove, con allusione alla somiglianza tra esseri umani e mondo vegetale, un'immagine antropomorfa è coperta da un abito di foglie che la avvolge come un manto. Si veste di un abito mitologico anche la grande scultura in bronzo intitolata Artemide (2019): un doppio calco di un albero che mostra insieme l'interno e l'esterno, il vuoto e il pieno, con protuberanze simili a mammelle, come nell’Artemide di Efeso, cui in effetti fa riferimento il titolo. Con l'installazione Respirare l'ombra (2000) Penone racconta lo spazio che attraverso il respiro riempie e plasma il nostro corpo e che è oggetto di un continuo scambio con l'ambiente esterno. Alla complementarietà tra fotosintesi delle piante e respirazione umana rimanda infatti il polmone di foglie in bronzo dorato posto tra le gabbie che rivestono le pareti, ad un’altezza pari a quella del polmone umano. Un'altra metafora poetica si riconosce in Soffio di foglie (1979) dove al negativo dell'impronta del corpo e alla traccia lasciata dal respiro dell'artista su un cumulo di foglie di bosso fa eco, al centro della sala, il positivo del corpo dell'Ermafrodito adagiato supino su un cuscino, simbolo della compresenza degli opposti. 

La mostra si rivolge anche alla città e all’esterno del museo, in piazza Signoria, con Abete, monumentale installazione di acciaio e bronzo di oltre 22 metri, inaugurata, quale anticipo dell’esposizione stessa lo scorso 25 marzo, in occasione del Dantedì. Il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt commenta: “L’arte di Penone invita a una riflessione filosofica sulla natura del Tempo. Le opere dell’artista evocano i processi di crescita lunghi e lenti degli alberi e del mondo vegetale e pars pro-toto si configurano come un intervento e una traccia creativa dell’umanità nell’ambiente che ci circonda”. E lo stesso Penone spiega: “Alberi inversi sono i flussi vitali. Innalzano i vegetali del mondo che si avvitano nell’aria attratti dalla luce, sono i turbinii dell’acqua e della materia che precipita verso il centro della terra, sono presenti nelle spirali delle colonne di Santa Maria del Fiore, sono i pensieri che formano la memoria del nostro vissuto, radici che alimentano il nostro corpo”. 

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