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Si tratta del gentilizio del guerriero proprietario dell’elmo. Il direttore Valentino Nizzo ha reso nota l’iscrizione tornata alla luce a seguito di una recente operazione di digitalizzazione condotta dal museo
Valentino Nizzo Mostra Elmo Etrusco

Un’iscrizione all’interno di un elmo etrusco della metà del IV secolo a.C. rimasta nascosta per quasi un secolo sotto gli occhi di tutti e ora “scoperta” dai ricercatori del Museo nazionale di Villa Giulia e presentata oggi dal direttore Valentino Nizzo. L’elmo – venuto alla luce nel 1930 ed esposto sin quasi da subito (1935) insieme al resto del corredo nelle sale del Museo di Villa Giulia – ha svelato dopo quasi un secolo il segreto che custodiva gelosamente da quasi 2400 anni. La lettura dell’iscrizione non comporta particolari difficoltà e consente di ricostruire una sequenza completa di sette lettere disposte ai lati di un ribattino: HARN STE. La breve iscrizione etrusca nascosta al suo interno era finora sfuggita all’attenzione di tutti, nonostante la cura con la quale Ugo Ferraguti e Raniero Mengarelli – artefici, all’epoca, della scoperta – avevano trattato i materiali rinvenuti a partire dal 1928 durante le fortunatissime campagne di scavo realizzate nella necropoli dell’Osteria di Vulci. L’elmo, grazie alla sua iscrizione che riporta molto probabilmente il gentilizio del proprietario, racconta una pagina inedita della vita di un guerriero del suo tempo, anche se non è possibile stabilire con certezza se il nome conservato coincida con quello del suo ultimo padrone.

Un recente intervento di digitalizzazione e di verifica dello stato di conservazione di alcune armi custodite nelle collezioni del Museo ha portato all’inattesa scoperta. I risultati dello studio scientifico dell’iscrizione e una sua prima proposta interpretativa appariranno sul numero in uscita della rivista Archeologia Viva. L’epigrafe, incisa all’interno del paranuca dopo la manifattura, restituisce molto probabilmente un gentilizio privo finora di riscontri puntuali nell’onomastica etrusca, a fronte di migliaia di iscrizioni note. Se si escludono gli esemplari con dediche votive e un gruppo di 60 elmi (su 150) tutti contraddistinti dal medesimo gentilizio rinvenuti sull’acropoli di Vetulonia nel 1904, sono circa una decina le armi di questo tipo caratterizzate da iscrizioni come quella appena individuata, documentate in ambito etrusco e italico tra il VI e il III secolo a.C. Si tratta, dunque, di un tipo di evidenza molto rara che offre informazioni fondamentali per la ricostruzione dell’organizzazione militare e dell’evoluzione dell’arte della guerra nell’Italia preromana.

Questo ritrovamento, ha spiegato Nizzo ad AgenziaCULT, “si inserisce in una schiera ridottissima di testimonianze epigrafiche su elmi. E’ un’iscrizione che probabilmente attesta il nome del proprietario o di uno dei suoi proprietari, la cui interpretazione ci porta a guardare non a Vulci, luogo della scoperta, ma a Perugia come possibile luogo di produzione di questi elmi. Anche l’iscrizione sembra essere collegata all’ambito perugino. Il nome più simile documentato in un’epigrafe latina del I secolo a.C. – rinvenuta nell’ipogeo dei Volumni – è relativa a una donna Harnustia, molto simile dal punto di vista onomastico all’Harnste documentato all’interno di questo elmo. Il nome potrebbe essere collegato a una località vicino a Perugia, l’odierna Civitella d’Arna, che in antico era chiamata Aharnam, come attesta un passo di Tito Livio. Da qui potrebbe essere derivato il termine contenuto nell’ iscrizione.

La presenza della scritta all’interno dell’elmo doveva essere nota solo a chi utilizzava l’elmo e, quindi, molto probabilmente doveva indicare il suo proprietario. Questo rafforzava il senso di appartenenza di un oggetto di vitale importanza che, nel nascondere le sembianze del guerriero e nel proteggerlo, diveniva la sua proiezione metaforica. Se i guerrieri potevano viaggiare come mercenari alle dipendenze del migliore offerente, ancora di più potevano viaggiare le loro armi, donate come premio o acquisite come preda bellica sul campo di battaglia.

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