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“Come collezionare e raccontare al futuro la rivoluzione del mondo dell’arte contemporanea digitale che stiamo vivendo”. E’ questa la sfida del Museo Nazionale Arte Digitale raccontata dalla sua direttrice, Ilaria Bonacossa, a margine dell’appuntamento “Blockchain, NFT e l’innovazione del valore” organizzato nell’ambito di ‘To BE. Conversazioni sul futuro digitale della cultura’, un’iniziativa di Fondazione Kainòn che esplora le traiettorie future della digital transformation della cultura, con un’attenzione particolare allo sviluppo del Web3. L’appuntamento è stato dedicato al tema della personalizzazione dell’esperienza come fattore preponderante degli strumenti del Web3, e ai suoi possibili risvolti sul business creativo e culturale. Al centro del Talk l’identità, vista come riferimento caratterizzante per una costruzione di prodotti e servizi rispettosa delle specificità e sensibilità individuali. Affrontato anche il tema di come il Web3, con le sue tecnologie, possa consentire agli utenti un maggiore grado di controllo sui propri dati e sulla propria privacy rispetto a quanto accade attualmente. Il museo, ricorda Bonacossa, “nasce in risposta alla rivoluzione del web3, agli artisti che usano gli nft, al metaverso, alla blockchain. Gli artisti hanno sempre ingaggiato la nuova tecnologia e ora lo stanno facendo con la nuova rivoluzione legata al web3. Lo fanno perché è accessibile ed è facile creare arte, ma anche perché sono affascinati da questa nuova modalità di entrare in contatto con il pubblico, di avere accesso a un mondo senza avere necessariamente una forma di mediazione. In realtà, analizzando come si sta trasformando il mondo culturale legato al web3, non si può parlare propriamente di ‘disintermediazione’ ma di ‘rimediazione’. E’ uno scenario diverso – conclude la direttrice – in cui le competenze necessarie per raccontare il digitale si stanno trasformando”.

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