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Il Nation Branding italiano di arte e musica ha urgenza di essere ricollocato in una posizione congrua rispetto alla storia che le Istituzioni AFAM rappresentano nel mondo, anche sotto il profilo della grande capacità di attrarre studenti internazionali
Antonio Bisaccia Senato

Su iniziativa del Vice Presidente del Senato, Maurizio Gasparri, in collaborazione con l’UNAMS, e con gli interventi di Dora Liguori, Isabella Loiodice, Paola Maria Zerman, Salvatore Sfrecola e Antonio Bisaccia, si è tenuto il convegno sul futuro delle Accademie, dei Conservatori e degli ISIA, presso la Sala Zuccari del Senato. Al convegno è intervenuto, oltre a Gasparri, anche il Presidente della Commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone. La relazione introduttiva, tenuta dal Presidente del CNAM, Antonio Bisaccia, ha toccato i temi cruciali del settore dell’Alta Formazione Artistica, Musicale, e Coreutica.

L’intervento di Bisaccia, in apertura, ha citato una lettera del sassarese Presidente della Repubblica Antonio Segni a De Gasperi, lettera inviata il 23 agosto del 1951: : “(…) Sarebbe veramente sventurata la nazione che considerasse i problemi della scuola e della scienza solo in termini di valori materiali, senza comprendere che tutte le società si fondano, per la loro vita e per il loro sviluppo, su quegli elementi culturali e spirituali, dei quali la Scuola è depositaria, e che sono essenziali basi della vita politica e quindi economica dello Stato”.

Lettera acuta e attualissima che testimonia quanta strada ci sia ancora da fare per attuare il nucleo di pensiero del Presidente della Repubblica Segni, che traccia una linea diretta sul rapporto ineludibile tra istruzione ed economia, ad oggi ancora purtroppo tutt’altro che scontato.

Poi, Bisaccia mette in campo un giudizio assai critico sull’efficacia della Legge 508/99: “La norma in parola conteneva già nella sua sfortunata genesi un indice predittivo di ciò che avrebbe poi dimostrato nella sua vita quotidiana, relativamente al consistente tasso di auto-sterilità che essa conteneva e contiene: insomma, una sorta di poderosa e pingue macchina celibe di Duchamp, con tutto il suo “movimento oggettivo apparente”. Movimento destinato a consumare più energia di quanta ne produca. Un esempio, insomma, di folgorante improduttività”. Giudizio severo che ha le sue radici nella trasformazione totale che l’Atto della Camera n. 688 – approvato dalla Commissione permanente della Camera (Cultura, scienza e istruzione) il 5 novembre 1997 – subì nella lettura della VII Commissione del Senato (dove divenne DDL 2881).

Bisaccia continua: “Sostanzialmente, l’Atto della Camera 688 ha dato origine alla 508/99. Tale disegno di legge originario prevedeva l’istituzione degli ISDA (Istituti Superiori delle Arti), acronimo più efficace dello sfortunato Afam. L’ISDA raccoglieva nella parola arte tutti i linguaggi artistici (musica, teatro, design, pittura, scultura, cinema, teatro, etc..) e prevedeva istituti di grado universitario. Le istituzioni dell’ISDA avrebbero dovuto rilasciare diplomi universitari di primo livello (…) e distinti diplomi di laurea in discipline musicali, dello spettacolo e artistiche. Titoli, quindi senza ambiguità lessicale alcuna. Un testo dunque molto, molto avanzato relativamente alla necessità di riconoscere agli ISDA un ruolo squisitamente di tipo universitario. Questo testo, approvato in prima lettura alla Camera nel novembre del 1997, fu poi radicalmente modificato al Senato, limitando – in più parti o, meglio, in toto – la portata innovativa del testo originario ed eliminando qualsiasi riferimento diretto alle normative universitarie. Anzi si nota con chiarezza un’operazione balistica di sviamento lessicale. Il termine “università” viene del tutto cancellato, come nelle famose cancellature dell’artista Emilio Isgrò. Nella necessità di concludere l’iter legislativo, si è quindi preferito diluire e disossare una proposta di riforma delle Accademie e dei Conservatori ampiamente innovativa, per lasciare il campo a un costrutto legislativo che ha di fatto consegnato le istituzioni in oggetto in un limbo ultra-ventennale di indeterminazione ormai strutturale. Detto questo, bisogna comunque dire, per onestà intellettuale, che la legge 508/99 ha rappresentato il primo flebile, anche se claudicante, passo verso quel processo di “universitarizzazione” di cui ha necessità il sistema della formazione superiore delle arti. E su questo bisognerà – con ogni probabilità – fare una seria riflessione che conduca a un reale allineamento con il sistema universitario: sotto tutti i profili”.

“Penso, ad esempio – prendendo come misura i cicli didattici del 3+2 – che almeno 5 generazioni di studenti sono andati incontro a una vera e propria perdita di chance relativamente all’attivazione mancata dei dottorati di ricerca Afam. Altro tema centrale è lo statuto giuridico dei docenti AFAM. Potremmo dire che attualmente i docenti AFAM appartengono alla categoria dei “né né” e cioè né assimilabili ai docenti universitari né a quelli scolastici (quantomeno negli aspetti migliorativi) atteso che ormai da tempo, secondo insondabili dinamiche egualitariste di adeguamento soltanto in peius (e cioè nel trattamento peggiorativo), tanta parte della contrattazione della docenza AFAM sia attratta nell’alveo della contrattazione del comparto scuola”.

Dopo questa denuncia di inadeguatezza della norma, che attende ancora i suoi regolamenti principali dopo un quarto di secolo, il Presidente del CNAM ha tracciato le possibili soluzioni tecniche e i possibili interventi da mettere in campo per cancellare una storica disparità di trattamento: “È necessario un reale e fattivo cambio di passo, che cominci, tema per tema e con pazienza, ad affrontare i nodi intricati e cristallizzati nel tempo. Un’attività, da seguire con stile dedito più alla sostanza dei problemi che al cerimoniale di superficie. Strumento di questo cambiamento è riconoscere il valore del confronto con chi rappresenta queste istituzioni: innanzitutto il CNAM, le Conferenze nazionali dei direttori, dei presidenti e delle consulte degli studenti. Sarà necessario porre attenzione profonda all’iter di molti dossier aperti sul sistema AFAM, in modo che non si disperda quanto già fatto, ampliando e valorizzando ancor di più il campo d’azione, per strappare queste storiche istituzioni dalle sabbie mobili in cui le hanno relegate da tempo, come fossero appendici residuali e nostalgiche imbucate in un’ellissi della storia. È tempo che i cosiddetti “legisti”, ovvero chi scrive le norme, si attivino per riscrivere una storia consona al prestigio che le AFAM portano nel mondo”.

Se questo non dovesse accadere, prosegue Bisaccia, “dopo tanti anni di attesa, saremmo di fronte a un cortocircuito istituzionale e costituzionale. Siamo già dentro la tempesta perfetta della disparità di trattamento. L’ultimo stadio della discriminazione istituzionale, l’ultimo stadio della disparità di trattamento, è quando questa viene normalizzata, quando risulta inoppugnabile, quando nessuno più la riconosce come tale”. Di particolare rilievo la sottolineatura di Bisaccia sull’assenza di una riforma AFAM all’interno del PNRR: “Nella Missione 4, Istruzione e Ricerca, sono ben definite le linee delle riforme da attuare: riforma degli ITS, riforma dell’organizzazione del sistema scolastico, riforma delle classi di laurea, riforma delle lauree abilitanti, riforma dei dottorati, etc. E le riforme si accompagnano a un investimento, dimodoché ogni riforma sia – giustamente – lo strumento per attuare gli investimenti che – a loro volta – devono segnare degli obiettivi. Ricordato questo schema, c’è da sottolineare che non è prevista nel PNRR una “Riforma AFAM” che, invece, andrebbe introdotta, anche per dare continuità a quanto contenuto nel collegato (scomparso) alla legge finanziaria del 2021, ovvero il progetto della legge delega che qualcuno aveva pensato per fare un serio riordino del sistema AFAM. Questo piano è stato messo in stand by dalla necessità di superare – intanto – le gravi criticità con strumenti più immediati, ma meno strutturali. Sarà compito del MUR e del suo nuovo Ministro Bernini attivarsi (e lo ha già detto con forza in più occasioni) affinché il PNRR possa essere ‘messo a terra’ nel modo migliore possibile. L’AFAM ha necessità di una riscrittura in chiave contemporanea della sua mission, soprattutto per poter competere con le istituzioni straniere omologhe e per poter contribuire al rapporto tra arte e sviluppo economico: binomio non scontato ma necessario. Ma per far questo, è fondamentale integrare l’AFAM, a pieno titolo, nel PNRR, senza le attuali connotazioni fattualmente residuali”.

Il Nation Branding italiano di arte e musica ha urgenza di essere ricollocato in una posizione congrua rispetto alla storia che le Istituzioni AFAM rappresentano nel mondo, anche sotto il profilo della grande capacità, dimostrata dai dati sul campo, di attrarre studenti internazionali.

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