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Il relatore: “Più partecipazione nelle scelte e specializzazione nella gestione. Il confronto con il settore continuerà con i decreti attuativi”

“Tempi brevissimi e nessuna modifica” al Senato, per arrivare quanto prima all’approvazione definitiva della Legge Cinema. È l’auspicio espresso ad AgenziaCULT da Gimmi Cangiano (Fdi), relatore del provvedimento approvato in prima lettura dalla Camera con 218 voti favorevoli e 6 contrari. Un risultato che, sottolinea il deputato, testimonia il clima di confronto costruito tra maggioranza e opposizioni. Tra i punti qualificanti della riforma Cangiano indica la nuova governance, la programmazione triennale, la revisione degli incentivi e gli interventi per giovani, lavoratori e sale cinematografiche. Sul nuovo assetto, il relatore sintetizza così la filosofia della riforma: “Più partecipazione nelle scelte e più specializzazione nella gestione”.

Onorevole Cangiano, da relatore della Legge Cinema, quali ritiene siano le novità più importanti introdotte dal testo approvato dalla Camera e in che modo cambieranno concretamente il settore del cinema e dell’audiovisivo italiano?

“È una riforma molto ampia, che parte da un principio per noi fondamentale: il cinema non è soltanto cultura, ma anche industria, lavoro, innovazione e capacità dell’Italia di competere nel mondo. Tra le novità principali ci sono una nuova governance con il Forum e l’Agenzia per il cinema e l’audiovisivo, una programmazione triennale che darà finalmente maggiore certezza a imprese e operatori, procedure più semplici e trasparenti e una revisione del sistema degli incentivi. Abbiamo poi voluto rafforzare il sostegno ai giovani, alle opere prime e seconde, alla produzione indipendente e alle sale cinematografiche, intervenire sulle tutele dei lavoratori e affrontare una sfida ormai inevitabile come quella dell’intelligenza artificiale, con un principio molto chiaro: innovare sì, ma tutelando sempre autori, artisti e diritti”.

Il provvedimento è stato approvato con 218 voti favorevoli e appena 6 contrari, dopo un lavoro che ha coinvolto maggioranza e opposizioni. Che clima si è creato durante l’esame della legge e quanto il confronto tra le diverse forze politiche ha contribuito al testo arrivato al voto finale?

“Credo che il risultato del voto dica molto del lavoro che abbiamo fatto. Da relatore ho cercato fin dall’inizio di costruire un percorso nel quale maggioranza e opposizioni potessero confrontarsi nel merito, senza trasformare il cinema in un terreno di scontro ideologico. Abbiamo ascoltato tutti: forze politiche, associazioni, produttori, autori, artisti, lavoratori, esercenti e le diverse componenti della filiera. Naturalmente non siamo partiti tutti dalle stesse posizioni e non abbiamo condiviso tutto, ma molte proposte sono state recepite e il testo è cresciuto grazie al confronto. Voglio sottolineare anche il ruolo del Ministro Alessandro Giuli, che ha creduto fortemente in questo percorso e ha favorito un metodo fondato sull’ascolto e sulla condivisione. 218 voti favorevoli e soltanto 6 contrari rappresentano un segnale politico molto forte. E trovo particolarmente significativo che un voto così ampio sia arrivato proprio nella settimana della Mostra del Cinema di Venezia. Mentre l’Italia celebra e presenta al mondo il suo cinema, il Parlamento ha scelto di guardare anche al suo futuro”.

Uno dei punti centrali è il nuovo assetto della governance, con il Forum del cinema e dell’audiovisivo e, dal 2028, l’Agenzia per il cinema e l’audiovisivo. Qual è la logica di questa scelta e quali risultati vi aspettate dalla separazione tra le funzioni di indirizzo del Ministero e quelle gestionali e operative affidate all’Agenzia?

“La logica è molto semplice: più partecipazione nelle scelte e più specializzazione nella gestione. Il Forum diventa il luogo permanente nel quale il mondo del cinema partecipa al processo delle politiche pubbliche: potrà formulare proposte, esprimere pareri, valutare l’impatto degli interventi e mantenere un confronto costante con tutta la filiera. Entro il 2028 avremo poi l’Agenzia per il cinema e l’audiovisivo, un ente pubblico specializzato al quale saranno affidate le funzioni gestionali, operative e di attuazione. È una distinzione che considero fondamentale: la politica deve indicare gli obiettivi e assumersi la responsabilità delle scelte; la gestione deve essere affidata a una struttura specializzata, competente, efficiente e capace di dare risposte rapide agli operatori”.

Ora la legge passa al Senato. Che tipo di iter si aspetta a Palazzo Madama? L’obiettivo è arrivare a un’approvazione definitiva del testo licenziato dalla Camera oppure ritiene possibili ulteriori modifiche e quindi una terza lettura a Montecitorio?

“Il mio auspicio è molto chiaro: tempi brevissimi e nessuna modifica, per arrivare quanto prima all’approvazione definitiva. Alla Camera abbiamo svolto un lavoro lungo e approfondito. Abbiamo ascoltato praticamente tutto il mondo del cinema e dell’audiovisivo, abbiamo confrontato proposte diverse e costruito un equilibrio che ha prodotto un consenso parlamentare amplissimo. Credo quindi che oggi ci siano tutte le condizioni perché il Senato possa valorizzare questo lavoro e concludere rapidamente l’iter. Questo, però, non significa che il confronto con il settore finisca con l’approvazione della legge. Anzi. Il provvedimento contiene una parte corposa di delega al Governo, il confronto continuerà in quella sede. Quindi il messaggio è semplice: approviamo rapidamente la legge e poi continuiamo ad ascoltare e a confrontarci nella sua attuazione. Abbiamo costruito un metodo di lavoro condiviso e credo che proprio quel metodo debba accompagnarci anche nella fase successiva”.

LA PROPOSTA DI LEGGE

La Camera dei deputati ha approvato in prima lettura la proposta di legge sul cinema e l’audiovisivo con 218 voti favorevoli e 6 contrari. Il testo passa ora all’esame del Senato. Il provvedimento ridisegna la governance e gli strumenti di intervento pubblico nel settore, con l’istituzione del Forum del cinema e dell’audiovisivo e, dal 2028, dell’Agenzia per il cinema e l’audiovisivo, oltre a una delega al Governo per il riordino complessivo della disciplina. Nel corso dell’esame dell’Aula sono stati accolti circa 20 emendamenti, compresa la soppressione degli articoli 5, 6 e 9. Il Forum viene configurato come organismo permanente di consultazione e partecipazione degli operatori alla definizione e al monitoraggio delle politiche pubbliche. All’Agenzia, ente pubblico non economico, vengono invece trasferite le funzioni gestionali e operative oggi attribuite al Ministero della Cultura in materia di cinema e audiovisivo, mentre al MiC restano le funzioni di indirizzo politico, vigilanza strategica e ispettive.

Parte centrale del provvedimento è la delega al Governo per la riforma, il coordinamento e il riordino della normativa sul cinema e l’audiovisivo. Tra gli obiettivi figurano la programmazione pluriennale delle politiche di settore, la semplificazione e una maggiore tempestività dei procedimenti, il rafforzamento dei controlli sui sostegni pubblici, la riapertura e rigenerazione delle sale, la promozione delle opere italiane sui mercati internazionali, la tutela della proprietà intellettuale, l’accessibilità delle opere, la formazione e la disciplina dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Presso l’Agenzia è prevista anche una Commissione incaricata di valutare opere e progetti ai fini dell’assegnazione dei contributi selettivi e di quelli destinati alle attività di promozione cinematografica e audiovisiva. Un ulteriore capitolo riguarda le tutele dei lavoratori dello spettacolo, con interventi sul sistema previdenziale e una delega al Governo per la revisione dell’indennità di discontinuità e degli ammortizzatori sociali. È prevista infine l’istituzione, presso il Ministero del Lavoro, di un fondo di solidarietà destinato alla comunità artistica e alle maestranze in condizioni di fragilità socioeconomica.

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