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I voti favorevoli sono stati 376, nessun contrario. Franceschini: "Ribadito il ruolo centrale della cultura per il Paese". Il provvedimento si propone di prevenire e combattere la distruzione, il danneggiamento e la tratta di beni culturali; rafforzare l’attività di prevenzione e la risposta del sistema di giustizia penale a tutti i reati di natura culturale; promuovere la cooperazione nazionale e internazionale nella lotta contro i reati riguardanti la proprietà culturale

Via libera definitivo dall’Aula della Camera – con 376 voti favorevoli, nessun contrario e 2 astenuti – al ddl di Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d’Europa sulle infrazioni relative ai beni culturali, fatta a Nicosia il 19 maggio 2017.Il progetto di legge di iniziativa parlamentare, già approvato dal Senato, sostituisce la Convenzione di Delfi, inerente allo stesso tema, risalente al giugno del 1985, ma mai entrata in vigore per il mancato raggiungimento del numero di ratifiche necessarie. “La ratifica con voto unanime da parte della Camera dei Deputati della Convezione di Nicosia è un’ottima notizia, che ribadisce il ruolo centrale della cultura per il Paese”, il commento del ministro della Cultura, Dario Franceschini, che ha ricordato come “negli ultimi anni il Parlamento si è sempre pronunciato in modo concorde su tutti i grandi temi che riguardano la tutela e la salvaguardia del patrimonio culturale, dimostrando così quanto esso sia parte costitutiva della nostra identità e fattore di unione tra le diverse parti politiche”. Franceschini ha quindi auspicato “che anche l’iter del disegno di legge sull’inasprimento delle pene per i reati contro il patrimonio culturale, attualmente all’esame parlamentare, arrivi presto a una giusta conclusione”.

La Convenzione di Nicosia, frutto di un lavoro preparatorio svolto in seno all’istituzione paneuropea, con la collaborazione di numerose organizzazioni sovranazionali ed internazionali, quali l’Unione europea, l’Istituto internazionale per l’unificazione del diritto privato, l’Unesco e l’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine, è volta a prevenire e a combattere il traffico illecito e la distruzione di beni culturali, nel quadro dell’azione dell’organizzazione per la lotta contro il terrorismo e la criminalità organizzata. Aperta alla firma di tutti gli Stati del mondo, sottoscritta ad oggi da tredici Stati e ratificata da cinque, la Convenzione è altresì finalizzata a promuovere la cooperazione nazionale e internazionale nella lotta contro i reati riguardanti i beni culturali, istituendo diverse fattispecie penali, tra cui il furto, gli scavi illegali, l’importazione e l’esportazione illegali, nonché l’acquisizione e la commercializzazione dei beni così ottenuti. Il testo convenzionale riconosce inoltre come reati la falsificazione di documenti e la distribuzione o il danneggiamento intenzionale dei beni culturali.

Più nel dettaglio, la Convenzione, composta da un preambolo e da 32 articoli, definisce innanzitutto lo scopo e l’ambito di applicazione, riconducendoli alla prevenzione e alla lotta contro i reati relativi a beni culturali tangibili, mobili o immobili, che rientrano nella definizione di beni culturali, anche ai sensi della Convenzione dell’Unesco in materia. Il capitolo 2 disciplina aspetti relativi alla norma di diritto penale sostanziale, obbligando gli Stati ad assicurare che il furto e le altre forme di appropriazione illegale della proprietà, previste dal diritto penale nazionale, si applichino anche ai beni culturali mobili, nonché a qualificare come reati lo scavo di terreni, la rimozione e la ritenzione intenzionali, non autorizzate, di beni culturali, l’importazione e l’esportazione illegali di beni culturali mobili oltre che l’acquisizione e l’immissione sul mercato di beni culturali mobili rubati.

Reati devono essere considerati anche la falsificazione di documenti relativi ai beni culturali, se volta a nasconderne la provenienza illecita oltre che la distribuzione ed i danni intenzionale ad essi recati. Viene inoltre imposto alle parti l’obbligo di disciplinare il concorso e il tentativo di commettere uno dei reati previsti dalla Convenzione ed esercitare la propria competenza giurisdizionale per reati commessi sul suo territorio, su navi e aeromobili di bandiera o da uno dei suoi cittadini. La Convenzione riconosce altresì la responsabilità penale delle persone giuridiche per i reati commessi da persone fisiche e impegna gli Stati parti alla Convenzione a punire i reati previsti con sanzioni e misure efficaci, proporzionate e dissuasive, a disciplinare le circostanze aggravanti e a prevedere la possibilità di considerare come precedenti le sentenze adottate da una e dall’altra parte.

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