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“Lo strumento normativo principale è oggi rappresentato dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, il suo limitato vigore sanzionatorio lo rende meno incisivo rispetto a norme del Codice penale che meglio si adattano allo sviluppo delle indagini sui traffici dei beni. Per una più efficace azione di contrasto serve dotare la magistratura e le forze di Polizia specializzate di strumenti adeguati all’evoluzione della minaccia con soluzioni mirate”, ha sottolineato Riccardi che ha aggiunto: “Il comando Tpc è favorevole alla riforma contenuta nel ddl all’esame della commissione Giustizia. E’ utile la prospettiva di individuare reati oggi non presenti nel Codice penale e nel Codice dei beni culturali e del paesaggio, come le figure specifiche di furto e ricettazione, di riciclaggio e autoriciclaggio o la falsificazione in scrittura privata. Utile anche la prospettiva di ricorrere maggiormente ai principi della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata e alle norme sul reato transnazionale e le associazioni criminali attraverso l’utilizzo della figura dell’agente sotto copertura anche con la possibilità di attivare siti civetta su internet. Così come la prospettiva di diminuire le pene a coloro che collaborano al recupero di beni culturali ottenuti o trasferiti illecitamente all’estero. Nel ddl – ha aggiunto Riccardi – questi obiettivi appaiono ben messi a fuoco”. 
 

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