Nella seconda metà del 2020, durante la pandemia e a fronte dell’emergenza sanitaria, quasi una biblioteca su tre (il 31,9%) si è vista costretta a sospendere completamente ogni attività. Il 68,1% delle biblioteche invece, ha messo a disposizione le proprie risorse e competenze per cercare di incrementare i servizi online rivolti all’utenza, e compensare la mancanza di servizi in presenza. E' il dato che emerge all'indagine “Biblioteche in Italia. Anno 2019” condotto dall'Istat. Più di un terzo delle biblioteche (il 35,9%) si è dedicato soprattutto al Digital reference e al Quick reference, rispondendo ai bisogni informativi dell’utente tramite chat, mail, telefono, oppure ha deciso di incrementare il prestito digitale, prevedendo la possibilità per il pubblico di accedere gratuitamente al materiale – quotidiani, riviste, e-book, audiolibri, film, musica, banche dati – già digitalizzato (il 30,1%). Non sono mancate le biblioteche (il 22,4%) che hanno convertito in modalità online le attività – gruppi di lettura, laboratori didattici, letture ad alta voce, ecc – prima effettuate in presenza. Il 6% delle biblioteche ha addirittura attivato corsi di Information Literacy per gli utenti, utilizzando tutorial sul web o altri strumenti per l’apprendimento a distanza.
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