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“Livello non adeguato di tutele, di remunerazione e di welfare per i lavoratori dello spettacolo”, si legge nelle conclusioni. Carbonaro (M5S): rilancio del settore cultura e spettacolo passa necessariamente dalla tutela dei diritti dei lavoratori

Approvato all'unanimità dalle commissioni Cultura e Lavoro alla Camera il documento conclusivo dell’indagine conoscitiva sui lavoratori dello spettacolo. Scopo dell’indagine – promossa da Alessandra Carbonaro, capogruppo del MoVimento 5 Stelle in VII commissione – era quello di realizzare una ricognizione della condizione dei lavoratori del settore dello spettacolo, con riguardo, tra l’altro, alla loro situazione economica, alle prospettive previdenziali, alle tipologie contrattuali che più li riguardano, alla frequenza e alle forme del lavoro irregolare che li interessa, al rischio della disoccupazione, ai rapporti con la committenza, ai ritmi e alle condizioni di lavoro, alle aspettative legate al lavoro, alla formazione e alle competenze. L’indagine prendeva le mosse dalla constatazione che, nonostante la Costituzione affermi con forza il valore della cultura e il diritto alla cultura, l’Italia ha tuttavia costantemente ridotto negli ultimi due decenni gli investimenti pubblici per la cultura, e per lo spettacolo in particolare, e ha dimostrato scarsa attenzione per le peculiari dinamiche del lavoro nel mondo dello spettacolo e per le specifiche esigenze di tutela previdenziale dei lavoratori del comparto.

“Ho promosso questa indagine conoscitiva – spiega la Carbonaro – prima del diffondersi della pandemia che ha reso più evidenti e gravi le preesistenti problematiche di questo settore. Dobbiamo essere consapevoli che le riaperture sono cruciali per dare speranza allo spettacolo dal vivo, ma anche che per salvare il comparto servono necessariamente interventi a favore dei lavoratori. Oggi, per la prima volta, abbiamo un quadro più chiaro della platea di tutti i lavoratori dello spettacolo, della loro situazione economica, delle tipologie contrattuali e delle loro richieste: da qui dobbiamo partire. Il rilancio del settore della cultura e dello spettacolo passa necessariamente dalla tutela dei diritti dei lavoratori” conclude Carbonaro.

L’indagine ha preso le mosse dalla constatazione che la realtà quotidiana dei professionisti del settore dello spettacolo, caratterizzata da un lavoro inevitabilmente intermittente e scarsissimamente tutelato dal punto di vista normativo, è poco o per nulla conosciuta, non solo da parte dei cittadini, ma anche delle istituzioni, al punto che anche le statistiche ufficiali forniscono una rappresentazione solo approssimativa e limitata delle caratteristiche dei lavoratori del settore.

L’INDAGINE

L’indagine si è sviluppata innanzitutto attraverso l’audizione di voci qualificate dell’INPS e dell’ISTAT, nonché di dirigenti esperti del settore spettacolo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e dell’allora Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo (oggi Ministero della cultura). In secondo luogo l’indagine conoscitiva ha acquisito il contributo diretto dei lavoratori del settore. Sono state audite dapprima le organizzazioni sindacali più rappresentative nel settore – CGIL, CISL, UIL e UGL – e poi i rappresentanti di una serie di associazioni o raggruppamenti di varia natura di artisti e lavoratori dello spettacolo. In particolare, sono stati auditi rappresentanti di “100 Autori”, del “Movimento Spettacolo dal Vivo”, del “Coordinamento delle realtà della scena contemporanea (C.Re.S.Co)”, del “Gruppo «Facciamolaconta»” e di “Documentaristi italiani (DOC/IT)”.

Le Commissioni hanno ripreso a ottobre 2020 – dopo il rallentamento dovuto alla pandemia – l’audizione di associazioni o raggruppamenti di artisti e lavoratori dello spettacolo, raccogliendo le voci dell’Associazione italiana danza attività di produzione (AIDAP), dell’Associazione teatri italiani privati (ATIP), del Forum arte e spettacolo e di SOS Musicisti; nonché della Piattaforma A-Live, dell’Associazione generale italiana dello spettacolo (AGIS), dell’Associazione italiana organizzatori e produttori spettacoli di musica del vivo (ASSOMUSICA), di AssoArtisti-Confesercenti, dell’Associazione DJ (A-DJ), dell’Associazione ATeatro e del Nuovo IMAIE. Da ultimo, le Commissioni hanno deciso di concentrare il lavoro finale, svolgendo poche mirate audizioni informali di esperti qualificati. Sono stati auditi Carlo Fuortes, soprintendente del Teatro dell'Opera di Roma, Madia D'Onghia, professoressa ordinaria di Diritto del lavoro presso l'Università degli studi di Foggia, e Cristina Alessi, professoressa associata di Diritto del lavoro presso l'Università degli studi di Brescia. Infine, sono state ascoltate le voci di due lavoratori dello spettacolo: un’attrice, Veronica Mazza, e un tecnico dello spettacolo, Alberto Butturini.

CONCLUSIONI

“La prima considerazione da svolgere alla luce delle audizioni svolte dalle Commissioni – si legge nel documento finale – è che la gran parte dei soggetti auditi ha preliminarmente sottolineato l’importanza del riconoscimento del valore sociale del lavoro culturale ed artistico e dell’impatto positivo del settore dello spettacolo sul territorio in termini economici, di benessere dei cittadini, di sviluppo e di coesione sociale. È una rivendicazione in linea con la Costituzione. La Costituzione, infatti, afferma il diritto alla cultura con forza e coerenza, eppure il nostro Paese si è distinto negativamente nel contesto europeo per la costante riduzione, avvenuta con particolare decisione negli ultimi due decenni, degli investimenti pubblici in questo settore e per la scarsa attenzione dedicata alle specificità delle dinamiche del lavoro nello spettacolo. Questa scarsa attenzione si traduce in un livello non adeguato di tutele, di remunerazione e di welfare per i lavoratori dello spettacolo”.

“Allo stato attuale in Italia – si legge ancora – manca una strategia culturale complessiva in grado di rilanciare la competitività interna e internazionale del settore. Il quadro normativo risulta obsoleto, confuso, a tratti contraddittorio e incapace di soddisfare gli interessi dei lavoratori del settore, spesso caratterizzato da soggetti che operano con forme lavorative irregolari, precarie e senza alcuna tutela, non di rado caratterizzate da sfruttamento, disagio e bassi livelli reddituali. La crisi pandemica ha messo in risalto le fragilità pregresse del settore, largamente composto da micro imprese, organizzazioni non-profit e lavoratori autonomi, che versano spesso in condizioni precarie di sostenibilità economica. La formula del lavoro intermittente è infatti la tipologia contrattuale tipica del mondo dello spettacolo e dell’intrattenimento. Le istituzioni nazionali e locali hanno introdotto molteplici misure di sostegno ai lavoratori e alle imprese del settore in risposta alla crisi. Tuttavia, molte di queste, in particolar modo quelle non specificatamente mirate al settore culturale e creativo, trovano spesso difficoltà ad intercettare i bisogni, le peculiarità e le specificità del settore”.

Le misure di sostegno all’occupazione e al reddito, prosegue il documento, “non sono sempre accessibili o adatte alle nuove e informali tipologie di impiego (freelance, intermittenti, ibridi) che tendono a essere più precarie e più diffuse nel settore dello spettacolo. Il supporto all’innovazione, largamente incentrato sull’aspetto tecnologico, dovrebbe essere adattato ed esteso ad altre forme di innovazione, più comuni nel settore culturale e creativo, come l’innovazione nei format e nei contenuti, incluso l’uso misto di diversi media, riconoscendo che il settore genera innovazione attraverso le abilità creative, le nuove forme di lavoro, i nuovi modelli di business e le nuove forme di coproduzione”.

“Il lockdown e le misure di distanziamento fisico hanno reso evidente l’importanza dell’arte e della cultura per il benessere delle persone. Città e territori potrebbero considerare i settori creativi e culturali, come pure la partecipazione culturale, un fattore positivo di impatto sociale ed economico sulle comunità. Il settore è già oggi un fattore di crescita economica e di innovazione. A livello territoriale, le specializzazioni nel settore creativo e culturale stanno evolvendo e sono sovente utilizzate per affrontare efficacemente le sfide delle trasformazioni sociali da nuove angolazioni, favorendo la resilienza, la creazione di nuove competenze e l’innovazione di comportamenti sociali. Il contributo dello spettacolo può essere rilevante anche in altre aree dello sviluppo locale, dalla ricostruzione del tessuto sociale e della fiducia reciproca al ripensamento degli spazi urbani adattati al nuovo contesto post pandemico”.

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