“Oggi è un giorno di festa perché per anni ci hanno insegnato che Taranto non doveva avere nulla a che fare con la bellezza, ma dovevamo solo produrre. Nell’ultimo mezzo secolo a Taranto abbiamo commesso tutti gli errori che si potevano commettere in un Paese civile. Una sorta di deserto dove non c’era posto per cultura e bellezza, dove non ci si doveva occupare del futuro, ma solamente di monocultura industriale, Pil e mercato”. Lo ha detto il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, in audizione davanti alla giuria nominata dal Mibact per selezionare la vincitrice tra le dieci città finaliste nella competizione per la Capitale della Cultura italiana 2022.
“Questo deserto ha prodotto una lacerazione nel tessuto sociale, ingiurie all’ecosistema e alla salute e la fuga dalla città dei più giovani e scolarizzati – ha sottolineato Melucci -. Abbiamo pensato che si dovesse reagire a questo deserto con la discontinuità, utilizzando il driver della cultura che ha coinvolto migliaia di cittadini e un Piano strategico comunale per far diventare Taranto una città resiliente e con un modello di sviluppo sostenibile e alternativo alla grande industria”.
“Oggi vediamo Taranto come un laboratorio nazionale del Green Deal di cui parlano il governo e l’Unione europea e di cui una componente essenziale è la cultura. Con questo laboratorio vogliamo dare una possibilità ai bambini che meritano un futuro di pari diritti a quelli di qualsiasi altro territorio. La cultura cambia il destino è il fondamento di questo laboratorio. Se cambia Taranto può cambiare il Mezzogiorno e tutta l’Italia”, ha concluso Melucci.
