“Durante il lockdown – ricorda Buzzi – abbiamo tirato avanti in maniera virtuale, come gli altri luoghi della cultura: quindi attività sul web e ricerche per corrispondenza. Siamo stati chiusi al pubblico, ma gli impiegati hanno seguitato a lavorare in presenza, chiaramente con il contingentamento. Adesso, per la riapertura, è doveroso un ringraziamento ai direttori e al personale di tutte le sedi per il grande senso del dovere, dal momento che sono gli unici lavoratori del Mibact che in presenza stanno offrendo servizi all’utenza. Senza dimenticare le organizzazioni sindacali perché senza di loro tutto questo non sarebbe stato possibile”.
Come sarà il futuro degli archivi una volta terminata l’emergenza Covid? “Non si tornerà indietro rispetto alle opportunità offerte dal web – risponde Buzzi -. Anzi, il nostro sforzo sarà quello di proseguire su questa strada per rendere sempre più praticabile la fruizione da remoto della documentazione archivistica”. In modo particolare, quella più consultata dal pubblico: le mappe catastali. “Si tratta di documenti fragili e propensi a usurarsi con facilità – rimarca Buzzi -. Da qui la necessità di avviare un grande progetto di digitalizzazione di tutte le mappe catastali che sono conservate negli oltre cento Archivi di Stato. Uno sforzo che comporterà un impegno economico molto importante, ma il ministro Franceschini ci ha già assicurato la copertura per realizzarlo. Un ulteriore passo a vantaggio degli utenti per facilitare loro sempre più la consultazione da remoto”.
