“Nell’ambito teatrale, dello spettacolo dal vivo, i contagi non sono avvenuti tra gli spettatori quando i teatri sono stati aperti da metà giugno scorso fino a novembre ma in alcuni che lo spettacolo lo facevano e d’altra parte non c’è dubbio che un attore, un ballerino, un mimo o un cantante, uno strumentista è più esposto alle situazioni di contagio”, sottolinea Fontana che sull’ ipotesi di raddoppiare la capienza dei teatri e portarla al 50% del totale con un massimo di 500 spettatori al chiuso e 1000 all’aperto, commenta: “A me non piace l’idea di essere tutti uguali. Noi abbiamo fatto una proposta molto semplice cioè sulla base dell’agibilità secondo la Commissione provinciale di vigilanza di un teatro sottraiamo i posti che si perdono con il distanziamento di un metro e quella diventa l’agibilità di ogni singolo teatro. Non ha senso parlare di 500, 1000, di numeri predeterminati, ha senso parlare di numeri determinati di volta in volta dalle singole situazioni. Questo sarebbe il buon senso; che però non è che alberghi molto nel nostro paese”. (segue)
© AgenziaCULT - Riproduzione riservata
