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Vi è poi un aspetto cruciale che secondo l’Associazione inficia l’efficacia dell’impianto normativo sulle semplificazioni. “Il provvedimento sconta un’ambiguità ed un’incertezza interpretativa sulla possibilità di utilizzare alcune disposizioni di semplificazione delle procedure oltre che alle procedure relative agli investimenti finanziati in tutto o in parte dalle risorse del PNNR o del Fondo complementare, anche ad altri progetti infrastrutturali già ammessi a finanziamento con altri bandi e/o avvisi pubblici. Sono interventi che – ha osservato Pizzarotti – pure necessitano di un’accelerazione della capacità di spesa dei Comuni e delle Città Metropolitane”. In sostanza – è la critica dell’Anci – si crea un ‘doppio binario’ procedurale per utilizzare le misure di semplificazione previste dal decreto solo per gli investimenti finanziati in tutto o in parte dal PNRR. Con il rischio evidente di frenare il trend positivo degli investimenti pubblici, che vede i Comuni e le Città come i principali investitori pubblici con una capacità di gran lunga superiore agli altri livelli di governo, e allo stesso tempo di creare lunghi e inutili contenziosi. Ma la criticità maggiore secondo Anci è legata alla “mancanza di chiarezza nella definizione delle procedure con cui verranno finanziati i progetti i cui ambiti di intervento sono di stretta competenza dei Comuni e delle Città Metropolitane”. Un quadro che porta con sé, “il concreto rischio di essere incolpevoli responsabili della mancata realizzazione delle opere se gli stessi non saranno chiamati a gestire direttamente e senza intermediazioni regionali le risorse del PNRR”.

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