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A Roma, nel parco del complesso sportivo del Foro Italico, si trova “in condizioni di avanzato degrado” la Casa delle Armi, “capolavoro dell’architettura razionalista” progettato negli anni Trenta del secolo scorso dall’architetto Luigi Moretti “con lo spirito classicista del modernismo”. E’ quanto denuncia la senatrice Margherita Corrado (Misto) in un’interrogazione indirizzata al ministro della Cultura, Dario Franceschini. “Vincolata dal Ministero della Cultura, che dovrebbe perciò vigilare sulla sua sicurezza e conservazione, la Casa delle Armi, oggi di proprietà del Coni, soffre dell’insensibilità che le amministrazioni capitoline e il Collegio Romano dimostrano da sempre nei confronti degli esiti dell’architettura razionalista, sui quali continua a gravare anche un inconfessato pregiudizio ideologico”, prosegue Corrado.

“Il ministro per le Politiche giovanili avrebbe destinato 80 milioni di euro al recupero e alla valorizzazione del parco del Foro italico assegnandoli alla società pubblica Sport e Salute S.p.A., guidata da Vito Cozzoli – aggiunge Corrado -. Tra i luoghi e gli edifici che nella convenzione firmata ad hoc sono citati espressamente, perché oggetto degli interventi programmati, non figurano, nonostante le aspettative, né lo stadio del tennis, né l’Olimpico e neppure la Casa delle Armi”. Ma “tutto l’intervento appare velleitario quanto fumoso – osserva la senatrice -, se è vero che prevede la riqualificazione e il restauro conservativo per la valorizzazione del parco, tramite la creazione di una hub community, ossia ‘uno spazio innovativo, digitale, aperto a tutti, spiega nel dettaglio Cozzoli, aggregatore di contenuti ed emozioni che verranno vissute tutto l’anno’”.

Corrado, quindi, chiede a Franceschini se “sia al corrente delle intenzioni della collega Fabiana Dadone e se tecnici del Ministero della Cultura abbiano valutato compatibile il progetto (specialmente la prevista hub community nel parco del Foro italico) con i propri compiti istituzionali di tutela nei confronti di quella vera e propria cittadella dello sport con valenze funzionali ma anche estetiche, compiti che impongono di vigilare sulla destinazione degli spazi, oltre che sulla conservazione degli immobili, perché non sia mai compromessa e svenduta la dignità del complesso con usi (ancorché temporanei) o destinazioni incongrue”. La senatrice chiede inoltre al titolare del MiC “se possa fugare il timore diffuso che, come in troppi altri casi, invece di dare priorità al restauro, urgente ma doverosamente rispettoso delle architetture originali, la priorità sia quella di ‘riempire gli spazi’ con esposizioni patetiche, di contenuti di dubbia valenza culturale, per fini principalmente speculativi (soprattutto commerciali) e tutt’altro che velatamente propagandistici”.

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