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“E’ necessaria l'urgente adozione dei provvedimenti attuativi”. Le risorse, 160 mln fino al 2023, “allo stato sono rimaste inutilizzate”

Il Governo assuma “con la massima sollecitudine” iniziative per la integrale e completa attuazione della legge sui “piccoli comuni”, “evitando altri gravi e ingiustificati ritardi che già hanno cagionato nel primo anno della XVIII legislatura pesanti pregiudizi”. Lo chiedono i deputati del Partito democratico (primo firmatario Enrico Borghi) in un’interrogazione indirizzata alla presidenza del Consiglio, al ministero dell'Interno, al Mibac, al ministero per la Pa e al ministero delle Infrastrutture.

La legge n. 158 del 6 ottobre 2017 approvata all'unanimità nella XVII legislatura, reca misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni fino a 5.000 abitanti con l'obiettivo di contrastare: il grave spopolamento, il costante invecchiamento della popolazione residente, la perdita di servizi pubblici, l'impoverimento delle attività economiche, l'isolamento crescente.

La proposta di legge presentata da Ermete Realacci (Pd), alla quale è stata poi unificata quella presentata da Patrizia Terzoni (M5S), è stata approvata definitivamente dal Senato il 28 settembre 2017 ed è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 2 novembre dello stesso anno. Mancano però ancora i decreti attuativi previsti dal provvedimento, indispensabili soprattutto per sbloccare le risorse: 100 milioni di euro previsti inizialmente fino al 2023 e poi incrementati a 160 milioni nella legge di Bilancio per il 2017. “Tutte queste risorse finanziarie sono allo stato rimaste inutilizzate”, attaccano i deputati dem.

“Una piena applicazione della legge – ricordano – necessita dell'urgente adozione di provvedimenti attuativi: per definire, mediante decreto del Ministro dell'interno, i parametri necessari per determinare le tipologie di comuni che possono accedere ai finanziamenti previsti; per stabilire, mediante decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, l'elenco dei comuni che possono accedere agli indicati finanziamenti, sulla base dei puntuali criteri indicati dalla citata legge con l'articolo 1, comma 2; per predisporre il piano nazionale per la riqualificazione, mediante decreto del Presidente del Consiglio dei ministri; per definire il piano per l'istruzione destinato alle rurali e montane di competenza del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca”.

“Inattuate – proseguono – risultano anche altre previsioni di sviluppo territoriale, quali la realizzazione di circuiti e itinerari turistico-culturali ed enogastronomici, diretti alla rinnovata fruizione dei percorsi collegati alla rete ferroviaria storica di competenza del Ministro per i beni e le attività culturali e l'individuazione di specifiche iniziative di innovazione tecnologica per i comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti di competenza del Ministro per la pubblica amministrazione”.

Inoltre, il dipartimento per l'informazione e l'editoria “avrebbe dovuto in questi due anni promuovere un'intesa fra Governo, Anci e Federazione italiana editori giornali ed i rappresentanti delle agenzie di distribuzione della stampa quotidiana, per assicurare la distribuzione di quotidiani anche nei piccoli comuni”.

Concludono i deputati Pd: “Strategico è anche lo sviluppo della banda ultra larga per l'accesso alle reti a connessione veloce e ultraveloce; inoltre, i progetti informatici riguardanti i piccoli comuni hanno la precedenza nell'accesso ai finanziamenti pubblici previsti dalla normativa vigente per la realizzazione dei programmi di e-government”.

MISURE PER LA VALORIZZAZIONE DEI PICCOLI COMUNI

La legge 6 ottobre 2017, n. 158 (“Misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni, nonché disposizioni per la riqualificazione e il recupero dei centri storici dei medesimi comuni”), contiene misure che riguardano i piccoli comuni (comuni con popolazione residente fino a 5.000 abitanti o istituiti a seguito di fusione tra comuni aventi ciascuno popolazione fino a 5.000 abitanti), al fine di sostenere lo sviluppo sostenibile, l'equilibrio demografico, favorendo la residenza in tali comuni, tutelare e valorizzare il patrimonio naturale, rurale, storico-culturale e architettonico, nonché il sistema dei servizi essenziali, con l'obiettivo di contrastare lo spopolamento.

Vengono indicati nuovi strumenti operativi che i piccoli comuni possono attivare non solo per un loro rilancio in termini economici, ma quanto meno per porre freno a quei fenomeni di calo demografico che hanno caratterizzato tali enti negli ultimi decenni, anche in conseguenza della costante riduzione nei confronti dei cittadini residenti di taluni servizi essenziali, quali l'istruzione, la salute e i trasporti.

QUANTI E DOVE SONO I PICCOLI COMUNI

Secondo i dati tratti da Ancitel su poco meno di 8.000 comuni italiani, quelli con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti sono 5.564 (pari a quasi il 70 per cento del totale). Di questi ben 3.486 comuni hanno una popolazione inferiore ai 2.000 abitanti (46,7 % del totale). In essi vi risiedono circa 10 milioni di abitanti, che rappresentano il 16,5 per cento della popolazione nazionale (60,5 milioni).

I piccoli comuni sono presenti soprattutto nelle regioni montuose alpine e appenniniche; le regioni con minor numero di piccoli comuni sono la Puglia (33,3%), l'Emilia Romagna (42%), la Toscana (44,6%), la Sicilia (52,6%) e il Veneto (52,7%),

IL FONDO PER LO SVILUPPO

Tra gli interventi principali vi è l'istituzione di un Fondo per lo sviluppo strutturale, economico e sociale dei piccoli comuni destinato al finanziamento di investimenti diretti alla tutela dell'ambiente e dei beni culturali, alla mitigazione del rischio idrogeologico, alla salvaguardia e alla riqualificazione urbana dei centri storici, alla messa in sicurezza delle infrastrutture stradali e degli istituti scolastici nonché alla promozione dello sviluppo economico e sociale e all'insediamento di nuove attività produttive.

Il Fondo, istituito con una dotazione di 10 milioni di euro per il 2017 e di 15 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2018 al 2023, è stato incrementato di 10 milioni di euro annui, a decorrere dall'anno 2018, dalla legge di bilancio 2018, per un complesso di 160 milioni di euro.

IL RECUPERO E LA RIQUALIFICAZIONE DEI CENTRI STORICI

La legge individua una serie di modalità di intervento che i piccoli comuni possono porre in essere per l'attivazione di iniziative volte al loro sostegno e valorizzazione: l'articolo 4 reca disposizioni per il recupero e riqualificazione dei centri storici, l'articolo 5 per il contrasto dell'abbandono di immobili, l'articolo 6 per l'acquisizione di case cantoniere e stazioni ferroviarie disabilitate e l'articolo 7 per il recupero dei beni culturali, storici, artistici e librari degli enti religiosi.

Con riferimento ai centri storici, la legge prevede la possibilità per i piccoli comuni di individuare, all'interno dei centri storici, le zone di particolare pregio dal punto di vista della tutela dei beni architettonici e culturali, da riqualificare mediante interventi integrati pubblici e privati finalizzati alla riqualificazione urbana, che rispettino le tipologie delle strutture originarie.

Gli interventi integrati risultano assai variegati:

  • il risanamento, la conservazione e il recupero del patrimonio edilizio da parte di soggetti privati;
  • la realizzazione di opere pubbliche o di interesse pubblico, nel rispetto dei caratteri identificativi e tipici delle zone;
  • la manutenzione straordinaria dei beni pubblici già esistenti da parte dell'ente locale e il riuso del patrimonio edilizio inutilizzato;
  • il miglioramento e l'adeguamento degli arredi e dei servizi urbani; gli interventi finalizzati al consolidamento statico e antisismico degli edifici storici nonché alla loro riqualificazione energetica;
  • la realizzazione di infrastrutture e servizi adeguati;
  • il miglioramento del decoro urbano e dei servizi urbani quali l'apertura e la gestione di siti di rilevanza storica, artistica e culturale.

Con particolare riferimento ai borghi antichi o ai centri storici abbandonati o parzialmente spopolati, si prevede la possibilità per i comuni di promuovere nel proprio territorio la realizzazione di alberghi diffusi.

La legge consente anche ai comuni di acquisire e riqualificare immobili per contrastare l'abbandono di terreni e di edifici e di stipulare intese per il recupero di case cantoniere e di stazioni ferroviarie non più utilizzate. In particolare, è prevista la possibilità di acquisizione di stazioni ferroviarie dismesse o case cantoniere per destinarle a presidi di protezione civile o sedi di promozione di prodotti tipici locali, nonché del sedime ferroviario dismesso per la destinazione a piste ciclabili nonché la fruizione dei percorsi connessi alla rete ferroviaria storica.

I piccoli comuni potranno anche concordare convenzioni con le diocesi della Chiesa cattolica e con le rappresentanze delle altre confessioni religiose che hanno concluso Intese con lo Stato per la salvaguardia e il recupero dei beni culturali, storici, artistici e librari degli enti ecclesiastici o degli enti delle confessioni religiose civilmente riconosciuti. 

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