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Lo studio, sviluppato dal MiC e da Ales con Promo PA Fondazione, aiuterà a capire quali sono le dinamiche relazionali e della comunicazione che si instaurano intorno all’Art Bonus sui territori

Chi è il mecenate tipo? Quanto e a chi è disposto a donare? Come si incontrano domanda e offerta? Quali sono gli elementi che determinano il successo di una raccolta o meno? Sono alcune delle domande a cui tenta di dare delle risposte la ricerca, ancora in corso, “Art Bonus: dinamiche relazionali e distribuzione sul territorio dal 2014 ad oggi” sviluppata da MiC e Ales con Promo PA Fondazione, volta, appunto, a comprendere l’evoluzione dei rapporti tra mecenati e beneficiari in termini di radicamento territoriale, consolidamento e continuità delle erogazioni. Finalità della ricerca è evidenziare le dinamiche relazionali, sociali e professionali alla base dei casi di successo delle raccolte Art Bonus, presentandole come buone pratiche di riferimento per enti culturali e mecenati, ogni anno sempre più numerosi.

Nel dettaglio, ha spiegato Lucia Steri, responsabile comunicazione Art Bonus – Ales spa, “l’analisi dei dati farà emergere una cinquantina di enti beneficiari campione tra quelli che hanno la maggiore assiduità di mecenati o intensità di erogazioni, che studieremo per capire quali sono i fattori che determinano il loro successo nell’attrarre finanziamenti: la capacità comunicativa? La capacità progettuale? La possibilità di avere personale dedicato? Affidabilità? Infine – ha aggiunto – individueremo un campione significativo di mecenati per capire le motivazioni profonde che stanno alla base delle erogazioni e le dinamiche politico-culturali che determinano questi numeri”.

Ha introdotto e moderato l’incontro a Lubec Tania Buonatesta dell’Ufficio Stampa e comunicazione del MiC. Nel suo intervento ha richiamato il contenuto della norma voluta da Dario Franceschini nel suo primo mandato da ministro e ha sottolineato l’intento politico racchiuso alla base della misura: “E’ stata ispirata non solo dalla volontà di sviluppare il mecenatismo – ha spiegato Buonatesta -, ma anche dal desiderio di rendere il cittadino responsabile nei confronti del patrimonio culturale e di aprire alla collaborazione tra pubblico e privato che in Italia era rimasta indietro rispetto ad altri Paesi”.

Nel suo saluto iniziale, Francesca Velani, direttore di Lubec (organizzato proprio da Promo PA Fondazione), ha sottolineato come l’Art Bonus non sia un crowdfunding e “i contributi non arrivano a meno che non si sia fatto un lavoro significativo di relazione e costruzione. In questi otto anni ci siamo interrogati su queste dinamiche. La ricerca avviata aiuterà a capire quali sono le dinamiche relazionali e della comunicazione che si instaurano intorno all’Art Bonus sui territori”.

In particolare, “quello che vogliamo indagare – ha spiegato Velani – è il radicamento di Art Bonus, in particolare il rapporto tra beneficiari e mecenati. Non tanto quindi quanto cresce lo strumento anno dopo anno in Italia, quanto piuttosto come si verticalizza sui singoli territori per individuare le buone pratiche di quegli enti, anche piccoli e piccolissimi, che hanno saputo costruire un rapporto stabile tra i mecenati e i beneficiari. Questo farà scuola per tutti gli altri”.

Carolina Botti, direttore Ales e referente Art Bonus per il Ministero della Cultura, nei giorni scorsi aveva evidenziato come “superando l’analisi per valori assoluti e introducendo nuovi parametri” quali il numero di abitanti o il PIL per esempio, la mappa cambi “rispetto alla percezione che abbiamo normalmente di quali sono i territori che più di altri sostengono la cultura, riservando non poche sorprese. Emergono eccellenze che altrimenti verrebbero schiacciate, come le Marche o altre regioni del Centro rispetto al Nord Italia, e numerose città di provincia che nella classifica generale dell’intensità Art Bonus sopravanzano alcune importanti grandi città”.

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