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“Acquisiamo dai media che il prossimo DPCM prevedrebbe una riduzione del numero degli spettatori nei teatri (200 unità al massimo) e una chiusura sia degli stessi che delle attività di ristorazione e locali in genere entro le 23. A fronte di questa possibilità ci sentiamo di scrivere la nostra preoccupazione per un settore come quello dell’intrattenimento, spettacolo e cultura che è già particolarmente martoriato”. Lo ha scritto, in una lettera al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte e al ministro dei Beni e Attività culturali e del Turismo, StaGe!, il Coordinamento musica e spettacolo indipendente ed emergente“La limitazione degli spettatori, senza tener conto della capienza volumetrica degli immobili che ospiteranno le rappresentazioni, metterà ulteriormente, e immotivatamente, in difficoltà un settore già gravemente colpito. Questa restrizione, infatti, non solo non permetterà alcuna sostenibilità economica agli operatori del settore, che a gran fatica stanno tentando di riprendersi, ma, unitamente alla riduzione dell’orario di apertura (23 o peggio alle 22), di fatto determinerà un nuovo lockdown, con probabile chiusura di moltissime altre realtà. Siamo consapevoli della gravità dell’emergenza sanitaria che ormai da mesi si sta vivendo e i lavoratori dello spettacolo sono quelli che più di tutti si sono sacrificati per il bene comune, subendone ricadute economiche di assoluto allarme, e conseguentemente, sono coloro che più di altri nutrono estrema preoccupazione circa un protrarsi della situazione e i più collaborativi affinché il rischio pandemia venga neutralizzato”.

“Pur apprezzando i provvedimenti adottati per contenere la divulgazione dei contagi, quindi, non possiamo non esternare perplessità circa questa nuova probabile limitazione, e difatti è noto che le casistiche di assembramento, in queste settimane, si sono verificate negli spazi aperti, vie, piazze, laddove, in sostanza, è difficile effettuare controlli continui, per converso, all’interno dei locali sono state adottate e rispettate  linee guida ben definite tali da consentire massima sicurezza per i frequentatori e distanziamento, come per legge, sia fra gli stessi che fra essi e gli artisti.In tal senso, evidenziamo che non ci risulta notizia di nessun caso di contagio, in Italia, laddove si siano svolti concerti e spettacoli dal vivo che trovano organizzazioni e pubblico totalmente collaborativi alle disposizioni legislative. Pertanto, concordiamo con la necessità di un’intensificazione dei controlli dove possano insorgere occasioni di rischio ma non ulteriori restrizioni nei luoghi dove una vigilanza già c’è. La ripartenza annunciata dal 15 giugno scorso per il settore di fatto non si è verificata. Si è avvertito solo un piccolo spiffero d’ossigeno per una piccolissima parte degli addetti ai lavori. Pochi gli eventi che non sono stati annullati: solo il 20 per cento del settore è ripartito, i circuiti dei rock club sono chiusi, il settore della musica indipendente ed emergente è totalmente fermo e non ha occasioni di ulteriori introiti non avendo passaggi radio e tv, le orchestre e gli artisti del folklore, il settore del ballo in genere e i club sono inattivi da febbraio.  Molti club hanno chiuso per sempre (ed è un po’ come se chiudessero teatri della città) e molti piccoli produttori ed editori vengono acquisiti da grandi case multinazionali”.

“L’adozione delle restrizioni summenzionate avrebbe risvolti nefasti per il settore, costituendo altra causa di non ripartenza di quanto ancora fermo, con il rischio di generare, entro l'anno, una disoccupazione per la metà degli operatori della filiera ( circa 150 mila persone e famiglie), costituirebbe, in sostanza, la definitiva paralisi dell'attività teatrale e del piccolo intrattenimento ( musica d’ascolto, pianobar ecc), stante che  le nuove condizioni d’orario lo renderebbero impraticabile. Si chiede, quindi, di ben ponderare tutte le conseguenze che potrebbero derivare dall’adozione di simili iniziative e di valutare, invece, l’ipotesi di maggiori aiuti in favore della filiera della musica e dello spettacolo dal vivo, indi lo stanziamento di risorse per garantire la sopravvivenza dei locali, degli organizzatori e dei lavoratori dello spettacolo, prorogare la cassa integrazione in deroga garantendola fino al termine dell’emergenza, riproporre l’indennità lavoratori dello spettacolo anche per le mensilità di agosto, settembre e ottobre e fino alla durata dell’emergenza, sollecitare l’INPS affinché velocizzi i tempi di erogazione dei pagamenti (le indennità di giugno e luglio non sono state ancora corrisposte), allargare gli sgravi e i crediti d’imposta a tutto il settore compreso quello sui live”.

Tutto questo segmento del mercato del lavoro versa  in gravissimo stato di bisogno e necessita urgente aiuto e tutela. Tra le altre cose, è inderogabile un bando in favore dei piccoli produttori discografici ed editori indipendenti ed emergenti che in questi sei mesi non hanno ottenuto nessun tipo di sostegno e di aiuto e che, pertanto, rischiano di chiudere definitivamente, analogamente, si chiede di riaprire i bandi già emanati con ulteriori fondi”. In conclusione, il coordinamento StaGe!, rappresentante  di trenta associazioni della filiera di tutte le piccole imprese della musica, “a fronte del protrarsi della situazione emergenziale, e oltre, al fine di favorire il riordino della materia in ottica di più lungo periodo, rinnova  la propria disponibilità ad interfacciarsi con le istituzioni per ipotizzare insieme soluzioni idonee”.

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