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L'associazione fa seguito alla proposta dei consiglieri Colonnello e Pillitteri di installare una statua di Elena Cornaro Piscopia su uno dei plinti vuoti presenti in Prato della Valle

Anche le attiviste padovane dell’associazione di professionisti e professioniste del settore dei beni culturali Mi Riconosci, che ha prodotto il censimento dei monumenti femminili italiani, intervengono nel dibattito creatosi in seguito alla proposta dei consiglieri Colonnello e Pillitteri di installare una statua di Elena Cornaro Piscopia su uno dei plinti vuoti presenti in Prato della Valle, e la conseguente apertura del Soprintendente Magani.

Le attiviste spiegano che non è la prima volta che in seguito alla pubblicazione dei dati del censimento raccolti dall’associazione – i quali hanno trovato spazio in diversi quotidiani locali e nazionali – un’amministrazione valuta la creazione di nuove statue femminili (il sindaco di Firenze Nardella aveva immediatamente annunciato la creazione di ben cinque nuove statue), ma che il dibattito padovano ha tratti unici in Italia. Unica è infatti la realtà di Prato della Valle, dove sorge una sorta di pantheon laico cittadino composto oggi di 78 statue maschili, due piedistalli e otto obelischi, secondo un progetto che è evoluto in maniera disordinata – tra abbattimenti e rimaneggiamenti – tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo e che prevedeva originariamente un totale di 88 statue.

“Avere un pantheon cittadino solo maschile ha un impatto sulle nostre vite e sul nostro immaginario collettivo, non possiamo negarlo”, spiega Federica Arcoraci, storica dell’arte e attivista di Mi Riconosci. “Il regolamento di Prato della Valle del 1776 vietava di avere statue di santi, persone viventi e persone che non avessero legami con la città, ma non ha mai vietato di rappresentare donne. Ovviamente quello era frutto di una particolare tendenza della storiografia ottocentesca, ma è possibile oggi creare un progetto che sia filologicamente connesso con la storia della piazza nella sua interezza”.

“Non crediamo che spostare una copia, come proposto dai consiglieri proponenti, sia il modo migliore per onorare Elena Cornaro Piscopia – aggiunge Cristina Chiesura, tra le curatrici della mappa dei monumenti femminili – che si troverebbe tra l’altro, in quel modo, a essere l’unica statua seduta in mezzo a statue in piedi. E non crediamo neppure che ci si debba concentrare intorno a una sola statua e una sola figura femminile: vero è che, senza nulla togliere alle varie figure effigiate in Prato della Valle, stride moltissimo la sua assenza, ma siamo certe della necessità di avviare un ragionamento più ampio sul Prato”.

L’associazione, che spiega di aver già contattato i due consiglieri proponenti e con l’assessora alle pari opportunità Nalin, invita ad andare piuttosto verso un processo partecipato che coinvolga non solo le istituzioni – Soprintendenza, Università, Comune – ma soprattutto la cittadinanza stessa, che porti da un lato alla selezione di figure da effigiare non calate dall’alto, ma scelte con processi il più democratici e inclusivi possibili (dibattiti, sondaggi, progetti di ascolto), e dall’altro porti i Padovani a riappropriarsi di Prato della Valle, della sua storia e delle sue assenze. “In quanti, realmente, sanno perché ci sono due plinti vuoti e otto obelischi, dove dovevano esserci statue? In quanti sanno perché alcuni personaggi sono stati effigiati, e altri esclusi” si chiedono provocatoriamente le attiviste, che sono al lavoro su una serie di eventi pubblici sul tema.

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