È stato presentato presso il ministero della Cultura il dodicesimo Rapporto dell’Associazione Civita dal titolo “Next Generation Culture. Tecnologie digitali e linguaggi immersivi per nuovi pubblici della cultura”, edito da Marsilio Editori e realizzato grazie al sostegno di IGT. Un’importante occasione per riflettere ad ampio raggio sui processi di digital transformation in atto nel settore culturale, segnato dalla crisi del periodo pandemico e quanto mai interessato da nuovi sviluppi. Dopo i saluti di Dario Franceschini Ministro della Cultura, di Gianni Letta e Adele Maresca Compagna Presidenti rispettivamente dell’Associazione Civita e di ICOM Italia, si sono confrontati su questi temi Simonetta Giordani Segretario Generale Associazione Civita, Alfredo Valeri Responsabile Ricerca Centro Studi Associazione Civita, Annalisa Cicerchia Facoltà di Economia Università di Roma Tor Vergata, Edoardo Montenegro Program Manager Creative Business Network-Copenaghen, Fabio Viola Game Designer e Fondatore TuoMuseo, Lorenzo Maternini Co-founder Talent Garden. Ha moderato la giornalista Barbara Carfagna.
Durante la pandemia globale, i media digitali hanno vissuto un’età dell’oro, costituendo un ponte per rimanere connessi attraverso un’entusiasmante gamma di esperienze e favorendo la penetrazione nel settore culturale di linguaggi immersivi, tecnologie virtuali e aumentate. Il lavoro di analisi del XII Rapporto Civita intende fornire un contributo per lo sviluppo, da parte degli operatori culturali, di strategie innovative di valorizzazione e gestione del patrimonio, necessarie in particolare nella fase che stiamo attraversando. Quali opportunità sono offerte alle realtà culturali dalla rivoluzione digitale? Quali scenari futuri si configurano in quello che sarà il new normal della fruizione culturale e turistica? Quali priorità strategiche emergono per i policy maker e gli operatori culturali? La ricerca, realizzata in collaborazione con ICOM Italia, intende rispondere a queste domande, inquadrando la dimensione dell’innovazione secondo la prospettiva dei musei, degli utenti e delle imprese dei comparti tecnologici che lavorano con il mondo della cultura.
LA PROSPETTIVA “MUSEO”
Per i musei il 2020 è stato un anno di sondaggi, mirati principalmente ad analizzare gli effetti causati dalla pandemia, le sue ricadute su attività e professionalità, oltre alle strategie utilizzate. Spesso al centro di queste analisi è il digitale, riferito il più delle volte agli aspetti comunicativi e divulgativi. Le survey prese in analisi sono state realizzate da istituzioni, enti di ricerca e altre realtà attive nel settore creativo e culturale per indagare gli impatti della pandemia. Il confronto fra i risultati di diversi sondaggi, analizzati da Barbara Landi e Anna Maria Marras di ICOM Italia, evidenziano in Italia come a livello internazionale un significativo incremento dell’offerta digitale dei musei, principalmente attraverso un’intensificazione delle attività sui vari social media già in uso, l’attivazione di nuovi canali (in primis YouTube) e la realizzazione di nuovi contenuti (nella forma di tour virtuali, video, live webinar e podcast). Le collezioni sono diventate protagoniste della comunicazione digitale dei musei, proponendo in alcuni casi anche approfondimenti sui tesori custoditi nei depositi e attivando una riflessione anche sulla necessità di occuparsi della loro digitalizzazione.
L’indagine di follow up sulla comunicazione digitale dei musei ai tempi del Covid-19, lanciata da ICOM Italia a seguito del Dpcm del 3 novembre 2020, ha esplorato l’evoluzione della comunicazione dal primo lockdown, lasciando emergere che circa la metà del campione di musei analizzato ha sopperito alle necessità dettate dalla pandemia attraverso una revisione dell’organizzazione interna, purtroppo spesso non supportata da nuove risorse, economiche e/o umane.
Le indagini nazionali e internazionali hanno anche confermato alcune criticità strutturali del settore, legate in particolare al fatto che la comunicazione digitale spesso non è accompagnata dalla presenza di una strategia apposita, da adeguate figure professionali e da investimenti a lungo-medio termine.
L’emergenza ha messo in evidenza che il rapporto tra musei e digitale è complesso, variegato e non sempre al passo con i tempi e i modi che la liquidità e la pervasività tecnologica impongono per destare l’interesse in particolare delle generazioni più giovani. Sono soprattutto i piccoli e medi musei che faticano, spesso per carenza di budget e di competenze, a tenere il passo con l’evoluzione del digitale. (segue)
