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Il quadro dei consumi e della partecipazione culturale con la crisi seguita al Covid-19 è completamente mutato. Il 2020 è stato un anno di sconvolgimenti per le abitudini di consumo dei cittadini italiani, anche nell’ambito della cultura. A causa delle chiusure e delle limitazioni all’accesso ai luoghi della cultura è molto diminuita la fruizione di spettacoli e attività culturali, come è diminuita la spesa in cultura e ricreazione degli italiani. Quest’ultima nel 2020 pari a circa 56 miliardi, subisce un vero e proprio crollo (era di oltre 73 miliardi di euro nel 2019) con un balzo indietro di circa venti anni. È quanto si legge nel 17° Rapporto Annuale Federculture 2021 IMPRESA CULTURA “progettare e ripartire” presentato questa mattina a Palazzo Massimo a Roma alla presenza del Ministro della Cultura Dario Franceschini. Analizzando la spesa media mensile delle famiglie, che nel 2020 complessivamente è pari al 2.328 euro e diminuisce del 9%, si registra in particolare per la voce ricreazione spettacoli e cultura, scesa a 93 euro (erano 127 l’anno precedente), un calo del 26%. All’interno di questa voce gli ambiti di spesa più penalizzati sono i pacchetti vacanza (-56,8%) e i servizi ricreativi e culturali (-37,3%). Questa diminuzione significa anche una minore incidenza della spesa in cultura sulla spesa totale delle famiglie che nel 2020 è del 4%, mentre rappresentava il 5% nel 2019. A livello territoriale, si registrano le note differenze tra Nord e Sud del Paese dove si riscontrano i valori di spesa in cultura e ricreazione più bassi, ma per quanto riguarda il 2020 in un contesto di calo generalizzato che riguarda tutte le regioni. I valori di diminuzione della spesa sono mediamente superiori al 25%, ma è più evidente nel Sud della penisola, in particolare in Basilicata, Sicilia, Puglia, Sardegna, con però alcuni dati meno attesi, come il calo del 33% in Veneto e del 32% in Toscana.

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