La necessità di digitalizzare il Paese “è pervasiva, come ben sottolineato dall’atto di indirizzo formulato dal Parlamento. Nel confronto europeo, l’Italia sconta un notevole ritardo nei processi di digitalizzazione e modernizzazione ben evidenziato dal Digital Economy and Society Index: l’Italia è agli ultimi posti, davanti solo a Romania, Grecia e Bulgaria. È per questo fondamentale una missione che si ponga l’obiettivo – necessario quanto ambizioso – della trasformazione digitale del Paese, grazie alla quale si inneschi un vero e proprio cambiamento strutturale”. E' quanto si legge nella bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza, nel capitolo relativo alla I missione del PNRR “Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura”. Per questa missione sono previsti 48,7 miliardi, il 24,9 per cento del totale (196 miliardi): 10,1 mld andranno alla componente “Digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella PA”, 35,5 mld a “Innovazione, competitività, digitalizzazione 4.0 e internazionalizzazione” e 3,1 mld a “Cultura e turismo”. La missione, si spiega nel documento, ruota attorno a due assi portanti: la digitalizzazione del settore pubblico e l’integrazione delle nuove tecnologie da parte del settore privato e si concretizza in tre linee d’azione: Digitalizzazione, innovazione e sicurezza informatica nella PA, Innovazione, competitività, digitalizzazione 4.0 e internazionalizzazione, Cultura e Turismo. In particolare, nella terza componente “Cultura e Turismo” si concentrano gli interventi in due dei settori maggiormente colpiti dalla pandemia “che necessitano un sostegno specifico per accompagnarne la ripresa e rafforzarne la resilienza per il futuro”.
ASSICURARE LA TENUTA DELL’INDICE DI DOMANDA CULTURALE
“La crisi conseguente alla diffusione dell’epidemia Covid 19 ha colpito duramente entrambi i settori in ragione sia della chiusura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura sia, più in generale, a causa del blocco dei movimenti turistici. Secondo le stime della World Tourism Organization delle Nazioni Unite, gli arrivi turistici internazionali in Europa si sono ridotti del 58% fra gennaio e marzo del 2020. In Italia, secondo stime dell’Istat, la prima ondata del Covid-19 ha causato la perdita di circa un quinto delle presenze turistiche previste per l’intero 2020 nel trimestre marzo-maggio; in prospettiva, il rinnovato impeto del contagio rischia di arrecare ulteriori danni alle presenze turistiche e, di conseguenza, al fatturato delle imprese turistiche nella stagione invernale. Analogamente, durante la fase di lockdown primaverile, i musei e il patrimonio artistico hanno registrato una perdita stimata in circa 80 milioni di euro, il cinema ha registrato una perdita al box office nell’ordine dei 120 milioni di euro e la musica – in particolare la componente legata all’attività live – ha subito una contrazione di ricavi stimata in circa 350 milioni di euro. Con questa componente si conferma prioritario per l’Italia assicurare nel breve termine la tenuta dell’indice di domanda culturale per incrementarlo nel medio termine (prima dello scoppio della pandemia la spesa delle sole famiglie italiane per ricreazione e cultura si attestava al 6,7%, contro una media europea dell’8,7%), rilanciando al contempo la fruizione – anche digitale – dei luoghi del turismo e della cultura”.
USO STRATEGICO DEL DIGITALE DA PARTE DELLE ISTITUZIONI CULTURALI
L'Italia è prima in Europa per numero di imprese culturali (il 15% del totale EU-27 nel 2017, secondo Eurostat), ma è terza per fatturato e valore aggiunto, dietro a Germania e Francia. Molte istituzioni culturali non sono dotate di infrastrutture digitali o hanno carenza di competenze: solo il 16% dei musei italiani ha personale dedicato all’ICT e alle attività digitali; dei 460 musei statali, il 43,7% ha un proprio sito web mentre quelli che hanno almeno un social media sono il 66% e ci sono ancora grandi disomogeneità a livello territoriale. Tale arretratezza contribuisce all’insufficiente valorizzazione e alla bassa fruibilità del nostro immenso patrimonio culturale. Uno degli interventi strategici di questa componente concorrerà all’uso strategico del digitale da parte delle istituzioni culturali. Con il programma Cultural Heritage for Next Generation si vuole avviare una profonda digitalizzazione del patrimonio culturale (con l’uso di tecnologie digitali avanzate si procederà al completamento di archivi e cataloghi informatizzati), per promuovere un accesso diffuso e inclusivo ad una vasta platea di soggetti: cittadini, studenti, ricercatori, industrie culturali e creative, etc..
Gli investimenti per la rigenerazione del patrimonio culturale producono una vasta gamma di benefici economici, sociali e ambientali: rafforzano il valore culturale del sito, aumentano l’attrattiva dei luoghi e contribuiscono alla loro prosperità economica e sociale. L’investimento nel patrimonio culturale garantisce una buona redditività ed è un generatore significativo di entrate fiscali derivanti direttamente dalle attività economiche di settori connessi al patrimonio culturale e, indirettamente, grazie ai nuovi progetti stimolati dagli interventi di riqualificazione. Un recente rapporto ESPON stima l’impatto del patrimonio culturale sull'economia in 11 paesi europei: 2,1 per cento dell’impiego totale e 1,6 per cento del Valore Aggiunto totale (eccettuate le attività finanziarie e assicurative) oltre a 549.003 posti di lavoro. La Corte dei Conti europea ha sottolineato che gli investimenti dell’UE nei siti di interesse culturale meritano maggiore attenzione e coordinamento e che il prevalere degli obiettivi economici impedisce di prestare sufficiente attenzione alla sostenibilità dei siti culturali. Gli stessi investimenti sono un fondamentale tassello nel processo di transizione del Paese verso gli obiettivi del Green Deal europeo perché possono assicurare un concreto contributo a favore dell’azione per il clima e nella realizzazione di modelli rigenerativi di città, territori e paesaggi secondo i principi dell’economia circolare, riducendo gli sprechi e attribuendo nuovi valori alle risorse, sostenendo, in tal modo, una transizione equa e inclusiva verso una società e un'economia più sane, più verdi ed eque.
STRUTTURA NAZIONALE PER FORMAZIONE TURISTICA
Questa componente persegue l’obiettivo di potenziare la formazione turistica professionale di qualità, anche attraverso la creazione di una struttura nazionale per la formazione del personale addetto alle attività turistiche, nonché attraverso la revisione dei programmi di formazione e la definizione di profili professionali omogenei e condivisi sull’intero territorio nazionale. Persegue inoltre l’obiettivo di tutelare e valorizzare il patrimonio culturale nazionale, massimizzandone i benefici economici, sociali e culturali per le comunità locali e garantendone la sostenibilità anche dal punto di vista ambientale.
INTERVENTI SUI GRANDI ATTRATTORI TURISTICO-CULTURALI
Si contemplano interventi strategici sui grandi attrattori turistico – culturali, per favorire l’incremento della domanda culturale per diversi attrattori di rilevanza strategica nazionale (tra cui: Biennale di Venezia, Biblioteca europea di informazione culturale di Milano, il Porto Vecchio di Trieste, il sistema dei forti genovesi, i parchi borbonici in Campania, il parco costiero pugliese della cultura, turismo e ambiente, l’Auditorium che sorgerà presso l’ex manifattura dei Tabacchi di Palermo), attraverso la realizzazione di interventi per la tutela, la conservazione, il potenziamento e la qualificazione dei servizi connessi alla fruizione ed alla promozione dei beni. Oltre a prevedere la riqualificazione degli immobili pubblici in stato di abbandono o sottoutilizzo, sempre ricorrendo a tecniche di edilizia green, si agirà sulla tutela e sulla valorizzazione del patrimonio storico, architettonico e artistico vincolato, che comporta il recupero e la valorizzazione dei centri storici, di beni culturali (musei, parchi archeologici, complessi monumentali) di parchi e giardini storici. Particolare attenzione sarà dedicata al recupero di siti di inestimabile valore paesaggistico e culturale anche nelle aree interne del Paese, spesso trascurati o poco noti perché fuori dai circuiti turistici tradizionali.
FAVORIRE UN TURISMO SOSTENIBILE IN LINEA CON “FARO”
Si interverrà inoltre sui piccoli Borghi storici e rurali, con azioni specifiche e mirate sul patrimonio storico – culturale e religioso (abbazie, chiese rurali e santuari). In questo modo si andrà incontro anche alle esigenze della corposa comunità italiana residente all’estero, per favorire ed alimentare il forte legame con il nostro Paese e con i suoi piccoli borghi, destinazione naturale della loro domanda turistica e culturale, favorendo un “turismo delle origini”. Si agirà nel rispetto dei caratteri identitari e tipici dei diversi contesti locali anche attraverso un nuovo modello di turismo sostenibile in grado di valorizzare in modo integrato le risorse dei territori e favorendo la destagionalizzazione della domanda turistica. E queste azioni aiuteranno il rilancio delle attività commerciali, la valorizzazione delle produzioni agroalimentari e artigianali della tradizione collegate a saperi e tecniche locali. Gli interventi prevedono inoltre una maggiore cooperazione tra attori pubblici, privati, cittadini e comunità sia in termini di incentivazione delle sponsorship, sia attraverso forme di governance multilivello, in linea con la “Convenzione di Faro” sul valore del patrimonio culturale per la società, e con il Quadro di azione europeo per il patrimonio culturale, che invita a promuovere approcci integrati e partecipativi al fine di generare benefici nei quattro pilastri dello sviluppo sostenibile: l’economia, la diversità culturale, la società e l’ambiente.
