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Linee guida in arrivo alla fine di settembre: “Non chiudere questo spazio di confronto tra il ministero e i territori”

Ci sia continuità e non venga disperso il lavoro fatto in questo anno. La presidente della Commissione Reti museali e sistemi territoriali del Mibac, Daniela Tisi, lancia un appello alle istituzioni affinché non si perda “questo prezioso spazio di confronto tra il ministero e i territori” raccogliendo proprio le richieste pressanti che vengono dalle ‘periferie culturali’ italiane di non smarrire un’occasione inedita di raccordo tra i territori e il ministero. Il riferimento è al lavoro condotto dalla commissione ministeriale voluta un anno fa dal ministro Alberto Bonisoli per individuare possibili forme di gestione integrata del patrimonio culturale con l’obiettivo finale di produrre proposte e linee di indirizzo da affidare al ministro proprio per ricucire quella distanza che negli anni si è creata tra centro e periferie valorizzando al contempo l’enorme patrimonio diffuso e troppo spesso lontano dalle luci della ribalta dei grandi attrattori culturali.

La Commissione, presieduta dalla Tisi consigliere del ministro, è composta da Antonio Lampis Direttore generale Musei, da Tiziana Maffei Presidente di ICOM (International Council of Museums) Italia (e neo direttore della Reggia di Caserta), da Ilaria Cavo Assessore alla Cultura della Regione Liguria, da Francesca Paola Leon Assessore alla Cultura del Comune di Torino, da Manuel Roberto Guido già dirigente della Direzione Generale Musei e da Virginia Villa Direttore Generale della Fondazione Museo del Violino Antonio Stradivari.

“Il documento di sintesi è praticamente pronto”, annuncia la presidente ad AgCult (e qualcuno dice a tempo di record, visti i faldoni di progetti ed esperienze raccolte nella stanza della consigliera del ministro e visto l’inedito lavoro di audizioni sul territorio di associazioni, enti e istituzioni culturali), e sarà presentato al ministro alla fine di settembre (al massimo ai primi di ottobre). Ma il punto è anche a quale ministro? La situazione politica è in continuo divenire e il timore è che il grande lavoro fatto vada disperso.  

“E’ importante – spiega la Tisi – che questo lavoro sul territorio non venga disatteso. Dalla Sicilia alla Lombardia c’è stata una forte richiesta di non chiudere questo spazio di confronto tra il ministero e i territori”. Ma quale forma dovrà assumere questo spazio di dialogo? “Si è pensato a un osservatorio permanente per continuare a seguire i tanti progetti raccolti che è necessario accompagnare nel tempo”. Ma non solo. “Al ministro abbiamo proposto l’attivazione di un Terzo Servizio all’interno della Direzione generale Musei del Mibac che si occupasse delle reti e dei sistemi territoriali. Così che tutte le esperienze incontrate potessero essere seguite nel tempo. La richiesta è stata subito accolta da Bonisoli che l’ha resa effettiva prevedendo nella recente Riforma del ministero proprio questo terzo servizio”.

UN MARCHIO DI QUALITA’ E UNA CARD PER IL PATRIMONIO CULTURALE

La commissione ha concluso le audizioni a luglio: “una mole di lavoro enorme. Adesso siamo nella fase di redazione del documento di sintesi delle esperienze. A fine settembre, inizio ottobre sarà consegnato al ministro anche se abbiamo già fatto un primo punto con Bonisoli che era apparso molto soddisfatto. Dal canto nostro abbiamo ascoltato suggerimenti e impressioni. Abbiamo analizzato criticità per capire quello che non va e censito molte buone esperienze”. La commissione ha individuato due strumenti su cui procedere nei prossimi mesi con delle sperimentazioni concrete: un marchio nazionale di qualità territoriale e la carta nazionale di accesso al patrimonio culturale. “Il marchio nazionale di qualità territoriale – spiega Daniela Tisi – è pensato come elemento attrattore e spinta per il territorio contraddistinto da un ricco patrimonio materiale e immateriale e che che mostri una gestione virtuosa dei beni, una premialità da assegnare a specifici territori italiani meno frequentati dai flussi turistici, per gestioni culturali e paesaggistiche virtuose promosse e partecipate dagli attori locali, nonché per la conservazione del patrimonio e la promozione di uno sviluppo socio economico incentrate sulle permanenze culturali ed identitarie e sulle nuove attività creative”.

La carta nazionale di accesso al patrimonio culturale, invece, “è pensata per costruire un sistema integrato di fruizione del patrimonio, favorire la collaborazione tra istituzioni appartenenti a diversi soggetti, sia pubblici che privati e principalmente per coinvolgere chi abita e vive i territori. La carta si configura come una chiave di accesso al patrimonio capace di comunicare le opportunità di visita e conoscenza offerte dalle diverse istituzioni, attenta in primo luogo ai cittadini residenti”.

Il metodo dell’audizione “ha riscosso grande apprezzamento da parte dei soggetti che operano sul territorio, come dimostra l’adesione numerosa e costruttiva agli incontri organizzati. Questo impegno da parte del Ministero, mediante la Commissione che fisicamente ha percorso la penisola sollecitando il coinvolgimento locale, ha permesso di recepire esperienze virtuose e criticità che, diversamente, sarebbe stato difficile intercettare: buone pratiche di reti e sistemi territoriali, modelli di governance per progetti di sviluppo, proposte o casi di progettazione del territorio”.

L’APPELLO

Dopo questo anno di lavoro intenso, la Commissione non vuole rinunciare a quanto raccolto in questi mesi ed è da qui che nasce l’appello affinché “non vengano lasciate sospese le attese e le richieste del territorio”. “Ci siamo trovati a fare un lavoro veramente impegnativo, la macchina del ministero si è mossa per andare a incontrare i territori. E i territori hanno risposto in maniera forte e positiva. Ci auguriamo che il ministro possa accogliere il risultato di questo lavoro. E’ essenziale – conclude Tisi – avere un punto di riferimento al ministero con cui sviluppare una politica culturale unitaria per il paese”. 

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