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Le associazioni “Mi Riconosci?” e “Art Workers Italia” chiedono la regolamentazione del volontariato, lo stop agli abusi nel servizio civile e nei tirocini, un salario minimo di almeno 10 euro lordi, l'internazionalizzazione dei servizi pubblici e un piano assunzioni

Si è svolto oggi lo sciopero generale convocato da Cgil e Uil in cinque piazze d’Italia: Milano, Roma, Bari, Cagliari, e Palermo. A manifestare anche le lavoratrici e i lavoratori del settore dell’arte e del patrimonio culturale, organizzati con le associazioni Mi Riconosci? Sono un professionista dei beni culturali e AWI-Art Workers Italia, presenti con delegazioni e striscioni nelle diverse piazze. Anche a Firenze si è tenuto un presidio autoconvocato, con la partecipazione dei precari delle biblioteche civiche.

“Nonostante i tempi molto ristretti di convocazione e le difficoltà di partecipare da parte di molte e molti operatori del nostro settore, abbiamo ritenuto fondamentale esserci e ribadire che senza cultura non c’è nessun futuro – dichiara Flavio D. Utzeri, archeologo e attivista di Mi Riconosci dalla piazza di Milano -. Il settore culturale è caratterizzato da una forte e diffusa precarietà, da contratti ridicoli, lavori in nero e sfruttamento che, ormai, rappresentano l’ordinario. Organizzarsi e scioperare è necessario per farci ascoltare e per porre l’accento su alcune dignitose richieste”.

“Molti dei professionisti e professioniste del nostro ambito sono sottorappresentati e non tutelati da un sindacato, per noi essere presenti vuol dire tentare di uscire dall’intollerabile invisibilità in cui versa il settore dell’arte e della cultura, per rivendicare il nostro status di lavoratori e lavoratrici”, aggiunge Rebecca Moccia, artista e attivista di Art Workers Italia.

Le associazioni chiedono di invertire la rotta sul lavoro gratuito, con una regolamentazione del volontariato e uno stop agli abusi nell’utilizzo del servizio civile e dei tirocini, spesso sostitutivi di occupazioni retribuite; bandi equi e un riconoscimento delle figure professionali, come l’artista o l’educatore museale, oggi ignorate da legge e Ministero; un salario minimo di almeno 10 euro lordi, a fronte di una situazione che attualmente vede il compenso di chi lavora in musei, archivi, biblioteche, gallerie, fiere, inferiore ai 7, talvolta anche a 5 euro l’ora.

“Ciò accade – spiegano – perché da circa trent’anni i servizi culturali vengono sistematicamente esternalizzati ad aziende e società terze, nonostante essi siano servizi pubblici essenziali, fondamentali per il funzionamento del Paese. Interrompere questa tendenza al precariato, allo sfruttamento e al massimo ribasso, spiegano gli attivisti, si può fare solo attraverso l’internazionalizzazione dei servizi pubblici e un serio piano di assunzioni e una riforma strutturale del settore artistico, creativo e dello spettacolo, che preveda il riconoscimento professionale dell’artista e delle figure professionali che operano nell’ambito delle arti visive e performative. La situazione in cui versano tantissime lavoratrici e lavoratori della cultura è ormai sotto gli occhi di tutti – concludono gli attivisti – in un giorno in cui il diritto di sciopero a molte e molti autonomi e precari è negato. La coperta non è più solo corta, è ormai inesistente”. Per questo Mi Riconosci e Art Workers Italia si impegnano a portare avanti le proprie rivendicazioni anche dopo questo sciopero nei mesi a seguire.

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