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Martedì 8 marzo alle 11 nella Sala Caduti di Nassirya del Senato, Gianni Marilotti, presidente della Commissione per la Biblioteca e l’Archivio storico, illustrerà i procedimenti in atto riguardanti la desecretazione di documenti sui casi Moro, Gladio e Peteano. Alla conferenza stampa parteciperanno anche Giampiero Buonomo, Capo ufficio Archivio storico del Senato, Felice Casson, che durante la sua attività politica si è fortemente speso per la desecretazione di atti e documenti e il giornalista Anthony Muroni.

“La Commissione per la Biblioteca e l’Archivio Storico del Senato ha fatto passare nelle istituzioni il messaggio che anche gli atti classificati sono beni culturali – spiega Marilotti -. Essi testimoniano la storia del Paese e, con le debite cautele, non possono essere sottratte per l’eternità al pubblico. Le tre direttive Prodi, Renzi e Draghi avevano indicato 12 eventi tragici meritevoli di desecretazione, ma non era chiaro chi dovesse compiere il lavoro di selezione e con quali criteri. Il punto di equilibrio, individuato nella regola dei 50 anni trascorsi dai fatti, è stato ora accolto dal Governo, che ha chiesto solo di salvaguardare i nomi degli ‘operatori istituzionali’ contenuti in documenti risalenti a un periodo più recente ai 50 anni stessi. Ciò ha concretamente dato il via libera alla desecretazione degli atti della Commissione terrorismo e stragi”.

“L’Archivio storico, dopo che l’onorevole Felice Casson ha accolto l’appello ad una qualificata indicazione dei punti oscuri della storia documentale della succitata Commissione d’inchiesta  – continua Marilotti – si è assunto il peso di individuare pagina per pagina, per tutti i 130mila fogli segreti acquisiti dai Presidenti Libero Gualtieri e Giovanni Pellegrino, quelli che continuano a mantenere tali limitatissimi profili di segretezza. Le comunicazioni che verranno svolte attengono ai 312 documenti del filone 5 della Commissione stragi (caso Moro) e ai circa 150 dei filoni Gladio e Peteano. Salvo poche decine di casi contenenti dati sensibilissimi (familiari e sessuali), per i quali resta la regola dei 70 anni, tutti gli altri documenti saranno dall’indomani liberamente accessibili in sala studio agli utenti che accettino le regole deontologiche della ricerca storiografica. Nel caso di documenti del tutto privi di dati personali, essi saranno anche fotocopiabili. Nei restanti casi, l’utente dovrà fisicamente accedere alla sala studio per prendere appunti”.

“Quello che inizia ad emergere è uno spaccato assai rilevante delle dinamiche del terrorismo, dell’ambiente sociale di riferimento e delle attività di contrasto messe in campo per debellarlo – sottolinea Marilotti -. Così come, per converso, gli apparati paralleli dello Stato potranno essere meglio analizzati con documenti interni a Gladio o alle altre strutture, vocate per istituto a salvaguardare la sicurezza dei cittadini, che potrebbero rivelare pesanti elementi di contiguità con i gruppi estremisti. Non spetta ad un Archivio Storico altro compito che mettere i cittadini a contatto con le fonti significative, con la mediazione di coloro che avanzano ipotesi storiografiche suffragandole con i fatti. La gestione dell’Archivio Storico del Senato nella XVIII legislatura questo ha fatto e, nell’ultimo anno della legislatura, questo intende continuare a fare, con l’impulso concorde dell’organo politico che sovrintende alla sua attività”.

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