Cosa succederà adesso? Innanzitutto, vanno considerati due aspetti che non propendono a favore della maggioranza. Il primo: nel caso in commissione si votasse una proposta o un provvedimento e lo scrutinio finisse in parità, il regolamento a Palazzo Madama fa prevalere i voti contrari. Altro punto: la senatrice Segre rarissimamente ha partecipato ai lavori della 7a e probabilmente non cambierà attitudine nei mesi a venire. Insomma, il 12-12 registrato ieri in Aula, tende a tramutarsi in commissione Cultura in un 12-11 a favore degli anti-Conte.
Con uno scenario politico nebuloso e in divenire di giorno in giorno, si possono soltanto azzardare ipotesi su ciò che potrebbe accadere nelle prossime settimane. Una è quella che vede i “renziani” rientrare nell’alveo della maggioranza o comunque appoggiare singoli provvedimenti. Nel caso della commissione Cultura, quindi, la senatrice Sbrollini potrebbe fungere in diverse occasioni da ago della bilancia. C’è poi lo spiffero secondo cui ossigeno al governo potrebbe arrivare da esponenti “centristi” e in questo caso, sempre per restare nell’ambito della commissione Cultura, i riflettori vanno puntati su Quagliariello, esponente di Idea-Cambiamo. Raccoglie poco credito, invece, la possibile defezione di alcuni senatori del centrodestra, soprattutto di Forza Italia, con susseguente salto della quaglia verso le forze di governo.
C’è infine un’ultima ipotesi: che la maggioranza, nel puntare a controllare senza patemi la commissione Cultura, decida di rimpolpare le proprie fila. Ma M5S, Pd e Leu avrebbero i numeri per farlo e, soprattutto, sarebbero disposti a decimare altre commissioni per spostare propri senatori in 7a?
