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Nel complesso, l’analisi mette in evidenza, sempre rispetto al 2020, un leggero aumento delle presenze totali a luglio (+3%) e un calo ad agosto (-21,7%). Per l’intero 2021, le presenze nelle strutture ricettive italiane sono stimate di poco superiori a 204 milioni di notti, -4 milioni rispetto al 2020 (-2%). Tale calo è imputabile ai mesi di gennaio e febbraio che nel 2021 hanno visto un blocco generalizzato delle attività turistiche a causa del secondo lockdown, mente nel 2020 sono stati solo parzialmente penalizzati dall’imminente pandemia. Nel confronto con il 2019, anno precedente alla pandemia, il 2021 mostra un andamento complessivo delle presenze stimato in -53%.  Le presenze di turisti stranieri sono stimate in -70,6% e quelle di italiani -35,4%. La spesa turistica, sempre rispetto ai livelli del 2019, è stimata in calo del 57,5%, pari a una perdita di ricavi per il settore pari a circa 32 miliardi di euro, di cui 22 miliardi imputabili alla perdita di turisti stranieri.

“Vediamo segnali di ripresa e quelli relativi ai turisti internazionali sono decisamente incoraggianti, ma nel complesso non sono sufficienti per parlare di vera ripartenza – dichiara Roberto Di Vincenzo, Presidente di Isnart -. I consumi turistici sono da sempre fortemente condizionati dalla prevedibilità degli scenari economici e sociali e dall’incontro tra domanda e offerta. Sul fronte della domanda si cominciano a vedere i primi frutti dei dati sulla campagna vaccinale e sulla riduzione dei nuovi contagi. Occorre ora lavorare sul fronte dell’offerta, affinché possa farsi trovare pronta quando la domanda ripartirà pienamente. Quello dell’offerta turistica è un sistema complesso, fatto da trasporti, accoglienza alberghiera ed extra-alberghiera, attrattori culturali, grandi eventi, che è stato messo in ginocchio dalla pandemia e per il quale serviranno investimenti, innovazione e politiche di sviluppo”.

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