Dagli interventi di restauro nella Basilica della Natività di Betlemme al restauro degli affreschi romani della Tomba di Tiro in Libano, passando per i progetti in Myanmar, Vietnam o America Latina. La Cooperazione Italiana è in prima linea per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale anche in contesti di crisi e conflitti, un impegno costante “che mira a favorire l’equo accesso alla cultura e la libera espressione culturale e artistica, promuovere le capacità imprenditoriali e il coinvolgimento della società civile, e rafforzare le istituzioni culturali locali impegnate nella conservazione del patrimonio culturale”. Ne parla con AgCult il direttore Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Amb. Giorgio Marrapodi, in occasione del 60esimo anniversario dell’adesione dell’Italia a ICCROM, con cui la Cooperazione Italiana condivide un percorso che pone la cultura in tutte le sue dimensioni al centro della propria azione.
D: La valorizzazione del patrimonio culturale è un importante strumento di cooperazione allo sviluppo. In tale ambito, il nostro Paese gioca un ruolo di primo piano grazie al grande bagaglio di esperienza e conoscenza italiana che, attraverso i progetti finanziati dalla Cooperazione Italiana, viene trasmesso ai paesi partner. Un impegno che ha visto l’Italia in prima linea anche nella protezione del patrimonio culturale in contesti di crisi e conflitti.
R: La tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale in un’ottica di cooperazione e sviluppo rappresentano un tema di grande attualità per l’importante contributo che possono fornire al raggiungimento di uno sviluppo sostenibile, equo ed inclusivo. Il patrimonio culturale gioca, infatti, un ruolo fondamentale nel consolidare i processi di stabilizzazione, favorire la crescita economica, preservare l’identità e le radici culturali e favorire il rispetto reciproco e la resilienza. In tale settore, l’Italia è da sempre in prima linea con iniziative e programmi di cooperazione che trasferiscono ai paesi partner il nostro grande bagaglio di conoscenza ed esperienza, adottando un approccio di partenariato alla pari e agendo in un’ottica di cultura quale risorsa centrale per raggiungere il pieno sviluppo umano. La Cooperazione Italiana vanta una tradizione consolidata in materia di protezione e valorizzazione del patrimonio culturale. Dalle prime missioni archeologiche italiana in Afghanistan agli interventi in Iraq, Vietnam e Myanmar, passando per l’America latina, il Medio Oriente e l’Africa, il nostro impegno mira da sempre a favorire l’equo accesso alla cultura e la libera espressione culturale e artistica, promuovere le capacità imprenditoriali e il coinvolgimento della società civile, e rafforzare le istituzioni culturali locali impegnate nella conservazione del patrimonio culturale.
Ricordo solo alcune delle nostre più recenti iniziative. In Palestina, la Cooperazione Italiana ha realizzato interventi di restauro nella Basilica della Natività di Betlemme. In Giordania, insieme all’agenzia onusiana UNOPS, lavoriamo alla creazione dell’Istituto Regionale per la Conservazione e il Restauro di Jerash. A Beirut, siamo attivi con programmi di riabilitazione e conservazione di siti storici, e abbiamo restaurato gli affreschi romani della Tomba di Tiro esposti nella nuova ala del Museo Nazionale di Beirut, anch’essa finanziata dalla Cooperazione Italiana. In Myanmar, dove la Cooperazione Italiana è presente con progetti di riqualificazione del centro di Yangon e di valorizzazione del sito archeologico MRAUK e dell’antica città di Bagan; o ancora in Vietnam, con interventi all’interno del sito archeologico MY SON. Un impegno che si estende in America Latina dove, anche in partenariato con l’organizzazione internazionale dell’IILA, portiamo avanti progetti di valorizzazione e riabilitazione del patrimonio storico e culturale, e di sostegno al turismo culturale. A Cuba, ad esempio, con attività, tra le altre, di restauro del complesso monumentale dell’antico convento di Santa Chiara, e interventi di riqualificazione della città di El Cobre. Sono tutti interventi che devono essere anche letti come volano di sviluppo economico, che favorisce il turismo sostenibile e tutte le attività dell’indotto che nascono intorno a ogni singolo progetto, con la creazione di piccole imprese e di posti di lavoro.
Particolare menzione, infine, per la tutela del patrimonio culturale nelle aree di crisi e di conflitto, tema che riveste importanza sempre più centrale nel dibattito internazionale, anche a seguito degli attacchi sistematici nei confronti del patrimonio culturale di popoli e nazioni. In questo, l’Italia ha giocato e gioca un ruolo di primo piano con la firma nel 2016 di un accordo con l’UNESCO per la messa a disposizione della Task Force italiana “Unite4Heritage” composta dai Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale. Un impegno celebrato quest’anno con la mostra The “Art of saving Art” promossa dalla Farnesina, dal Ministero per i Beni Culturali e dall’Arma dei Carabinieri presso il palazzo di vetro delle Nazioni Unite di New York: quindici opere d’arte (tra cui una stele proveniente da Palmira, anfore e reperti greco-romani e dipinti rinascimentali) recuperate grazie alle indagini ed alla rete di collaborazioni internazionali sviluppate dal Comando dei Carabinieri. In definitiva, un ruolo importante svolto dalla Cooperazione Italiana in tale ambito e riconosciuto anche in occasione della presentazione del Rapporto Peer Review OCSE DAC dello scorso lunedì 30 novembre, che ha identificato l’Italia quale donatore internazionale di riferimento nel settore della protezione del patrimonio culturale. (segue)
