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Segnali di recupero dopo la pandemia. Tornano gli stranieri. Boom di turisti la scorsa estate. Più lenta la ripresa per gli esercizi alberghieri. Occupazione ancora sotto i livelli pre-Covid

Nel 2021 è iniziata una ripresa dei flussi e un parziale ritorno della clientela estera (+62,2% rispetto al 2020), ma nonostante i segnali di ripresa il bilancio consuntivo è risultato a fine anno ancora molto distante dai valori del 2019 (-147,6 milioni di presenze). I dati provvisori relativi ai primi nove mesi del 2022 testimoniano una ripresa ulteriore ma non ancora tale da tornare ai livelli pre-pandemia. E’ quanto segnala l’Istat nel report “Stat today turismo. Gennaio-settembre 2022”. Nel decennio che precede il 2019, le presenze turistiche, misurate in termini di notti trascorse dai clienti italiani e stranieri nelle strutture ricettive alberghiere ed extra-alberghiere del nostro Paese, erano cresciute a un tasso medio annuo del +1,5% e nel 2019 l’attività turistica in Italia aveva realizzato un record assoluto: 131,4 milioni di arrivi e 436,7 milioni di presenze negli esercizi ricettivi. La quota di presenze dei turisti stranieri (non residenti), in particolare, aveva superato per il terzo anno consecutivo quella delle presenze domestiche (residenti). Nel 2020 la pandemia e le conseguenti limitazioni degli spostamenti hanno determinato un crollo dei flussi turistici con la componente straniera diminuita in modo drammatico (-70,3% rispetto al 2019) e con una maggiore sofferenza per gli esercizi alberghieri (-56,1%).

Nel periodo gennaio-settembre 2022 aumentano sia gli arrivi negli esercizi ricettivi italiani (+45,8%) che le presenze (+39,9%) rispetto allo stesso periodo del 2021. Le componenti della domanda turistica mostrano però un andamento sostanzialmente diverso, caratterizzato da un aumento molto elevato degli arrivi e delle presenze dei clienti stranieri (rispettivamente +102,5% e +91,0%) e da una crescita più contenuta per i clienti residenti (+16,8% di arrivi e +11,7% di presenze) rispetto al 2021, quando avevano avuto una performance molto positiva. Il bilancio dei primi nove mesi del 2022 si chiude con circa 174 milioni di presenze di clienti italiani e 164 milioni di clienti stranieri, con un sostanziale riequilibrio delle due componenti della domanda, che negli anni 2020 e 2021 avevano registrato una netta prevalenza della clientela domestica dovuta alle limitazioni della mobilità delle persone da e per l’estero.

I primi segnali di ripresa dei flussi e il ritorno della clientela estera si erano intravisti già nel 2021. Gli arrivi e le presenze totali negli esercizi ricettivi nel nostro Paese erano risaliti rispettivamente a 78,7 milioni (+41,2% rispetto al 2020) e 289,2 milioni (+38,7%). Le presenze della clientela straniera erano aumentate del 62,2% e quelle dei residenti italiani del 28%. Rispetto al 2020 l’incremento delle presenze turistiche in Italia nel 2021 è risultato di 10 punti percentuali superiore alla media dei 27 paesi dell’Unione Europea (+37,8% contro +28,1%), segno che l’Italia ha anticipato rispetto agli altri Paesi il percorso di ripresa post-Covid. Per quanto riguarda l’Europa sembra che la ripresa dei flussi si stia concretizzando soprattutto nel 2022 (+56,3% le presenze nei primi nove mesi del 2022 rispetto allo stesso periodo del 2021 e -5,9% rispetto allo stesso periodo del 2019). A fronte di questi segnali di ripresa, il bilancio consuntivo dei primi nove mesi del 2022 risulta positivo ma non ancora al passo con i livelli pre-pandemici: rispetto allo stesso periodo del 2019 mancano ancora all’appello circa 39 milioni di presenze, con un saldo negativo pari a -10,3% (in particolare -13,8% la clientela estera e -6,7% per quella italiana).

Nel periodo gennaio-settembre 2022 crescono soprattutto le presenze negli esercizi alberghieri (+48,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente) il segmento di offerta che aveva sofferto maggiormente nei due anni precedenti. Le presenze negli esercizi extra-alberghieri aumentano del 28,7%. Nel 2022 gli esercizi extra-alberghieri sono tornati ai livelli pre-pandemici (136 milioni circa nei primi 9 mesi del 2022, erano 139 milioni nello stesso periodo del 2019). Rispetto al 2019 mancano, invece, ancora circa 35 milioni di presenze negli esercizi alberghieri.

Nel trimestre luglio-settembre 2022 le presenze turistiche sono state il 4,7% in meno delle presenze del 2019, quando avevano raggiunto circa 205 milioni. Analizzando i trimestri estivi degli ultimi anni, tra luglio e settembre 2020 si registra un picco negativo di 134 milioni di presenze. Nel quadriennio 2019-2022, le presenze della clientela domestica sono rimaste sempre sullo stesso ordine di grandezza, con il valore maggiore nell’estate 2021 con circa 112 milioni di presenze. La clientela straniera nel trimestre estivo 2022 ritorna a sfiorare i livelli pre-Covid (-5,7% le presenze rispetto al trimestre estivo del 2019).

Nei primi nove mesi del 2022, i viaggi con pernottamento effettuati dai residenti negli esercizi collettivi in Italia sia per lavoro che per vacanze crescono di circa un quinto rispetto allo stesso periodo del 2021. La ripresa si concentra soprattutto nel primo semestre dell’anno, quando il venir meno delle restrizioni alla mobilità dovute alla pandemia contribuisce all’aumento dei flussi turistici, che si raddoppiano rispetto allo stesso periodo del 2021, ma sono ancora il 70% degli spostamenti dei primi sei mesi del 2019. Nel trimestre estivo (luglio-settembre) i viaggi si mantengono essenzialmente stabili e sui livelli del 2019. La ripresa degli spostamenti turistici nei primi nove mesi del 2022 è trainata dalle vacanze, in particolare da quelle brevi (1-3 notti), che registrano un incremento del 46,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le vacanze lunghe, invece, confermano il recupero sul 2019 già osservato lo scorso anno per i mesi da luglio a settembre.

I viaggi svolti per motivi di lavoro nei primi nove mesi del 2022 sono circa 1,8 milioni; si assiste a un aumento degli spostamenti per partecipare a congressi, convegni e seminari che, nel periodo considerato, raggiungono il 13,5% e, dopo aver registrato per due anni una forte contrazione (erano circa il 7% nel biennio 2020-2021), si avvicinano ai viaggi per riunioni d’affari (14,4%), che si confermano la motivazione più frequente per spostarsi per lavoro. Come di consueto, le vacanze di piacere/svago continuano ad essere la motivazione principale (92,2%), mentre quelle per visite a parenti e amici sono molto contenute e pari ad appena il 5,3%. Nel periodo considerato il settore alberghiero beneficia della ripresa in misura maggiore rispetto agli alloggi extra-alberghieri, segnando una crescita degli spostamenti di circa il 27% rispetto allo stesso periodo del 2021, grazie soprattutto all’aumento dei viaggi nel primo semestre. Gli alberghi stanno progressivamente recuperando quanto perso a causa della pandemia; anno dopo anno, le divergenze rispetto al periodo pre-Covid si stanno riducendo: da -34,7% registrato nei primi nove mesi del 2020 sul 2019 a -17,2% dello stesso periodo del 2022 sul 2019.

Nel 2019 le attività produttive legate principalmente al turismo (servizi di alloggio, di trasporto aereo passeggeri, di agenzie di viaggio, tour operator e altri servizi di prenotazione ed attività connesse) avevano registrato un incremento significativo in tutti i trimestri dell’anno. Nel 2020, la crisi pandemica ha determinato un crollo occupazionale che si è protratto fino al I trimestre 2021. Nel II trimestre 2021 è iniziata la fase di recupero, che risulta però ancora incompleta rispetto ai livelli occupazionali del 2019. Al primo semestre 2022 (ultimo periodo disponibile dei dati) mancavano ancora circa 26mila occupati per tornare ai livelli del periodo pre-pandemico (media I e II trimestre), con un deficit pari al -7,2% rispetto al corrispondente semestre. Per l’intera industria turistica allargata (che comprende, quindi, anche le attività di ristorazione, trasporto passeggeri ferroviario, marittimo e su strada, noleggio di mezzi di trasporto, culturali e ricreativo-sportive) il calo degli occupati è pari a 88 mila unità (-4,4%) rispetto al primo semestre 2019 (quando si contavano quasi 2 milioni di occupati, pari a circa il 7% dell’occupazione dei Servizi).

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