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L’ex sezione del Partito Comunista Italiano nel cuore del centro storico sarà restituita alla città come spazio dedicato alla memoria della Resistenza, alla cultura e alle attività pubbliche. Oggi il sopralluogo degli assessori capitolini e municipali in vista dell’apertura ufficiale. Il 4 giugno inaugurazione con Gualtieri - GALLERIA FOTOGRAFICA

Riaprirà il prossimo 4 giugno alle ore 12, nel giorno dell’anniversario della Liberazione di Roma, la storica sede del Partito Comunista Italiano di via dei Giubbonari 38, nel cuore del centro storico della Capitale. Lo spazio, chiuso da anni e completamente riqualificato da Roma Capitale, sarà restituito alla cittadinanza come luogo polifunzionale dedicato alla memoria della Resistenza romana, alle attività culturali e alla partecipazione civica. Oggi si è svolto un sopralluogo in vista dell’inaugurazione alla presenza dell’assessore alla Cultura e al coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria di Roma Capitale, Massimiliano Smeriglio; dell’assessore al Patrimonio e alle Politiche abitative di Roma Capitale, Tobia Zevi; dell’assessore al Lavoro, mobilità, transizione ecologica e Memoria del I Municipio, Adriano Labbucci; e dell’assessora ai Lavori pubblici, edilizia scolastica e Pnrr del I Municipio, Alessandra Sermoneta. L’intervento di recupero ha riguardato non solo il restauro degli ambienti, ma anche la rifunzionalizzazione degli spazi, con l’obiettivo di trasformare l’ex sede politica in un presidio pubblico aperto al quartiere e alle associazioni che operano nel campo della memoria e della cultura democratica.

LA CASA DELLA RESISTENZA ROMANA

“La ristrutturazione è costata 188 mila euro, sarà la casa della Resistenza romana”, ha spiegato Massimiliano Smeriglio durante il sopralluogo. “Saranno attività dedicate alla memoria, all’identità, chiaramente col massimo coinvolgimento anche delle associazioni che si occupano di Resistenza”. L’assessore ha illustrato anche le funzioni che il nuovo spazio ospiterà stabilmente: presentazioni di libri, incontri pubblici, proiezioni, attività culturali e un’aula studio aperta grazie a Zetema dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 18. “Anche il Centro storico avrà un luogo di memoria ma con anche una funzione per i più giovani che potranno venire qui a studiare”.

Secondo Smeriglio, il recupero dell’ex sede del PCI ha anche un forte valore simbolico e sociale legato alla storia popolare del centro storico romano. “Per noi l’obiettivo era riaprire la sede storica in centro del Partito Comunista Italiano e rimetterla a disposizione della cittadinanza perché questa sede ha svolto una funzione popolare importante quando in centro storico viveva il popolo. Non è una cosa oggi così banale ricordarlo, perché questo era un rione denso di abitanti che trovavano in questa sede un punto di riferimento importante”. L’assessore ha inoltre spiegato che nei locali inferiori verrà allestito uno spazio archivistico dedicato alla memoria della Resistenza e delle donne della Costituente.

Sul futuro della gestione dello spazio, Smeriglio ha annunciato che, dopo l’inaugurazione ufficiale con il sindaco Roberto Gualtieri, Roma Capitale lavorerà insieme al Municipio e alle associazioni del territorio per definire “un modello più flessibile di utilizzo, sempre orientato però alla missione della memoria della Resistenza e dell’identità della città”.

MODELLO DI GESTIONE DEL PATRIMONIO

A sottolineare il lungo percorso amministrativo che ha portato alla riapertura è stato Tobia Zevi. “Questa è una storia lunga, in uno spazio piccolo ma una storia lunga”, ha dichiarato l’assessore al Patrimonio e alle Politiche abitative di Roma Capitale. “Lavoriamo a questo progetto da tre o quattro anni, in realtà fin dalla scorsa consiliatura, quando il Municipio approvò una mozione in tal senso”. Zevi ha ricordato come ci fosse una forte richiesta da parte del tessuto associativo affinché il locale venisse preservato come spazio di memoria, nonostante le ipotesi di una destinazione commerciale. “Come assessore al Patrimonio la scelta più semplice sarebbe stata quella di trasformarlo in un negozio per ricavarne un canone. Abbiamo fatto invece una scelta opposta”. Per l’assessore, l’operazione rappresenta un modello di gestione del patrimonio pubblico fondato sull’utilità collettiva. “Il patrimonio pubblico deve essere aperto, deve essere tenuto bene, deve servire alla collettività e deve essere anche nel centro storico, perché spesso tendiamo a dimenticarci che alcune funzionalità vanno riportate anche qui”. Zevi ha infine ricordato il proprio legame personale con quei locali: “Io venivo in questo luogo da ragazzino per fare politica ma anche per vedere le partite in trasferta della Roma. Ricordo di aver passato qui tutte le trasferte nell’anno dello scudetto. Inaugurare questo luogo per me è una grande gioia”.

Anche Alessandra Sermoneta ha evidenziato il ruolo storico che la sede ha avuto per il quartiere e per il tessuto sociale del centro storico. “Questo è un posto dove per tantissimi anni c’è stato scambio di idee”, ha dichiarato. “Si veniva qui per chiacchierare, si veniva qui per chiedere aiuto su situazioni in cui magari c’era qualche difficoltà nel territorio”.

L’assessora del I Municipio ha parlato di una richiesta molto forte proveniente dal territorio per la riapertura dello spazio: “La richiesta dal territorio è fortissima di riaprire questo luogo”. Sermoneta ha inoltre ringraziato gli assessorati capitolini coinvolti nell’intervento: “Ringrazio assolutamente Cultura e Patrimonio perché hanno realizzato questa cosa molto bella. È un lavoro bellissimo”.

IMPORTANTE RICORDARE

Particolarmente significativo, sul piano simbolico e storico, il nome della sede, intitolata al partigiano Guido Rattoppatore, figura storica della Resistenza romana nel centro cittadino. “È importante che una sede del Partito Comunista fosse intitolata a un partigiano nato proprio qui nel Primo Municipio”, ha dichiarato Adriano Labbucci. L’assessore municipale alla Memoria ha sottolineato l’importanza di mantenere viva la conoscenza della Resistenza romana: “La Resistenza a Roma si conosce poco, molto poco. I nove mesi dell’occupazione sono stati mesi intensi di combattimenti e attività clandestina. Si ricordano Via Rasella e le Fosse Ardeatine, ma quei mesi furono molto di più”. Per Labbucci, la riapertura della sede assume oggi un valore ancora più forte: “Ricordarlo oggi è più importante di ieri, quindi è una bella cosa che il 4 giugno inauguriamo questa sede”.

SVASTICHE SUL PORTONE

Nel corso del sopralluogo è stato affrontato anche il tema degli episodi vandalici avvenuti in questi giorni quando sulla porta dello stabile è stata incisa una svastica. Un gesto che l’amministrazione intende contrastare sia attraverso misure di controllo sia attraverso il presidio culturale dello spazio. “Cercheremo di mettere anche le telecamere e delle fioriere – ha spiegato Smeriglio – perché ci vuole grande attenzione. C’è un lavoro culturale di prevenzione e di spiegazione di che cosa hanno significato quei simboli e ci vuole anche un’attività di controllo e repressione quando serve”. L’assessore ha però ribadito che la risposta principale sarà quella della partecipazione e della presenza pubblica: “Noi ci occupiamo soprattutto di riempire gli spazi di contenuti, di spiegare che la Resistenza è stata un fatto di popolo e di ricongiungere questo spazio al rione. Secondo noi è il modo migliore”. La riapertura della storica sede di via dei Giubbonari rappresenterà così non soltanto il recupero di un luogo simbolico della storia politica romana, ma anche il tentativo di restituire al centro storico uno spazio pubblico dedicato alla memoria democratica, alla cultura e alla vita collettiva della città.

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