“La cultura è uno dei settori maggiormente colpiti dalla pandemia, perché è uno dei comparti che purtroppo, date le dinamiche usuali di prossimità tra le persone e data l'essenza prima della cultura in sé, è un momento di aggregazione tra le persone. Ed è il settore che forse più nel lungo periodo riuscirà a riprendere completamente le proprie attività”. Lo ha detto Michela Montevecchi (M5S), vicepresidente della commissione Cultura del Senato, intervenendo nell’Aula di Palazzo Madama durante la discussione sul Def.
Montevecchi ha ricordato i dati Unesco: “Al 18 aprile 2020, dei 167 paesi che detengono beni rientranti nella lista del patrimonio mondiale, 119 hanno completamente chiuso tutti i siti, 31 paesi hanno autorizzato aperture parziali e 17 hanno mantenuto i siti aperti. Una delle prime risposte è stata chiaramente il ricorso al digitale e allo streaming e ben vengano le misure finora messe in campo dal ministro e dal governo per cercare di dare un sostegno al mondo dei beni e delle attività culturali, in particolar modo dello spettacolo dal vivo e del cinema, ma c'è ancora molto da fare”.
Ma, avverte Montevecchi, “c'è ancora da affrontare un'emergenza perché tantissimi lavoratori dello spettacolo dal vivo attendono delle misure per poter essere sostenuti e ancora c'è da fare per pianificare la ripartenza e il successivo periodo di transizione verso la normalità. E non basteranno il digitale e lo streaming perché, come ho detto prima, la funzione primaria della cultura è avvicinare le persone, è l'aspetto aggregativo”.
Dalla cultura, ha sottolineato Montevecchi, “arriveranno quegli stimoli di creatività, di esplorazione, di capacità di uscire dai paradigmi di cui avremo bisogno, se vorremo continuare quella strada che il governo ha lodevolmente intrapreso, anche nel contesto europeo, rompendo un muro e parlando prepotentemente di solidarietà. Noi dovremmo continuare su quella strada per cambiare questi paradigmi e per parlare di indici che non rientrano nel Pil, bensì nel benessere equo e sostenibile. Dalla cultura e dall'istruzione ci arriveranno le risorse necessarie, fondamentali per ripensare questi nuovi tempi nel segno della giustizia sociale”.
