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A Villa Rufolo tre giornate di confronto sul rapporto tra patrimonio culturale e arte contemporanea. Premiati anche il Comune di Gagliano Aterno e la Fondazione Valenzi di Napoli. Il 24 ottobre la sessione conclusiva con Federico Mollicone

Si è aperta il 22 ottobre a Villa Rufolo la XXI edizione di Ravello Lab – Colloqui internazionali, in programma fino al 24 ottobre e dedicata quest’anno al tema “Memoria e Contemporaneità. Attraversare l’arte”. Al centro degli incontri, il rapporto tra patrimonio storico e produzione artistica contemporanea, le trasformazioni delle politiche culturali e il ruolo della cultura nello sviluppo dei territori. La giornata inaugurale è stata segnata anche dall’assegnazione del Premio speciale “Patrimonio Vivente 2026” al poeta e scrittore Franco Arminio, per il suo impegno nella tutela del paesaggio e nella valorizzazione dei piccoli borghi e delle aree interne.

Ad aprire i lavori è stato Alfonso Andria, presidente del Comitato Ravello Lab e del Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali, che ha ricordato il conferimento, per l’undicesimo anno consecutivo, della medaglia del Presidente della Repubblica alla manifestazione. “La qualità e la quantità anche quest’anno in crescita dei partecipanti indica la capacità attrattiva che Ravello Lab esercita sugli stakeholder pubblici e privati provenienti da varie regioni d’Italia”, ha dichiarato Andria, sottolineando come il confronto tra patrimonio culturale e arte contemporanea costituisca il tema centrale dell’edizione. Per Daniela Picconi, vicepresidente di Federculture, “la cultura non è soltanto un patrimonio da custodire, ma una risorsa strategica per interpretare il presente, costruire comunità e progettare il futuro”. Gerardo Villanacci, presidente della Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali, ha richiamato invece l’importanza della cooperazione internazionale e della condivisione delle competenze per affrontare le trasformazioni del settore: “Il tema scelto quest’anno da Ravello Lab, “Memoria e contemporaneità”, richiama una dimensione essenziale del patrimonio culturale: la sua capacità di rinnovare i propri significati nel dialogo con i linguaggi e le sensibilità del presente. Perché questo dialogo sia fecondo, occorre promuovere occasioni di confronto e favorire la relazione tra istituzioni e professionisti, anche a livello internazionale. La condivisione delle competenze e lo scambio di esperienze tra Paesi rappresentano, infatti, una risorsa fondamentale per la cooperazione e per lo sviluppo della diplomazia culturale, soprattutto in un contesto internazionale segnato da forti conflittualità. È in questa prospettiva che si colloca l’impegno della Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali, volto a favorire la condivisione delle competenze e la circolazione delle esperienze, contribuendo a rafforzare la capacità del settore di interpretare i cambiamenti e affrontare le sfide che lo attendono. Ravello Lab rappresenta un’occasione preziosa in questa direzione: un luogo di confronto che contribuisce a delineare prospettive condivise per il futuro della cultura”.

La lectio inaugurale, dal titolo “Dall’antico al contemporaneo: le radici che si fanno visione”, è stata affidata a Valentina Gemignani, capo di Gabinetto del ministro della Cultura Alessandro Giuli. “Il patrimonio culturale non è un insieme chiuso, definito una volta per tutte, ma un’eredità che le istituzioni hanno il dovere di custodire, arricchire e trasmettere alle generazioni future -ha esordito Gemignani – Il tema di questa edizione di Ravello Lab ci invita a riflettere proprio sul rapporto tra memoria e contemporaneità, superando la contrapposizione tra tutela e innovazione. Conservare non significa sottrarre il patrimonio al presente, ma preservarne l’autenticità affinché possa continuare a essere conosciuto, interpretato e vissuto. Oggi siamo chiamati a rafforzare una visione delle politiche culturali che tenga insieme tutela, prevenzione, accessibilità e sostegno alla creatività, riconoscendo nella cultura un elemento essenziale di coesione sociale e sviluppo dei territori. Occorre passare da una logica prevalentemente orientata alla gestione dei singoli beni a una capacità più ampia di programmare, costruire connessioni e coinvolgere le comunità». «Il nostro Paese non ha soltanto bisogno di custodire una straordinaria eredità, ma di istituzioni capaci di trasformarla in una possibilità condivisa di conoscenza, creatività e sviluppo umano. Le radici, infatti, non trattengono un albero nel passato, ma gli consentono di crescere. È in questo senso che le radici si fanno visione”, ha concluso. Nel corso della giornata è stata inoltre presentata Pordenone Capitale italiana della Cultura 2027, con un intervento da remoto del sindaco Alessandro Basso.

La cerimonia del Premio nazionale “Patrimoni Viventi” ha visto l’assegnazione del riconoscimento per la sezione “Enti pubblici” al Comune di Gagliano Aterno, in provincia dell’Aquila, per il progetto “Ritornanti al convento. Santa Chiara: un patrimonio che torna ad essere comunità”. Per la sezione “Associazioni private” è stata premiata la Fondazione Valenzi di Napoli con “AGENDO – Il patrimonio come ecosistema: un modello integrato di sostenibilità culturale”. Il premio speciale è stato attribuito a Franco Arminio, poeta, scrittore e paesologo, per il legame con i territori irpini e il lavoro dedicato alla memoria e al futuro delle comunità delle aree interne. Assente per impegni fuori regione, Arminio è intervenuto con un videomessaggio nel quale ha ringraziato per il riconoscimento e letto una poesia dedicata al rapporto tra le persone e i propri luoghi. I premi consistono in opere di ceramica vietrese realizzate dal laboratorio Solimene.

Il programma proseguirà venerdì 23 ottobre, dalle 9.30, con quattro panel tematici: “La creatività territoriale. Il ruolo del PNRR e delle governance locali”, coordinato da Fabio Pollice; “Lo sguardo avanti: promozione del contemporaneo tra autori, mercato, istituzioni”, condotto da Pierpaolo Forte; “Partecipazione, accessibilità, fruizione universale: competenze e pratiche”, moderato da Marcello Minuti; e “Comunicare e informare: i doveri della cultura”, presieduto da Alberto Bonisoli.

La sessione conclusiva si svolgerà sabato 24 ottobre, dalle 9.30 alle 13, nell’Auditorium di Villa Rufolo, con la sintesi dei lavori dei quattro panel e l’intervento di Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera dei deputati. Seguirà una tavola rotonda sul rapporto tra memoria e contemporaneità, con Matteo Giuliano Caroli, Onofrio Cutaia, monsignor Fabio Fabene, Marie-Paule Roudil e Alessio Vlad. Le conclusioni saranno affidate ad Alfonso Andria, al presidente di Federculture Andrea Cancellato e a Gerardo Villanacci.

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