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Il ministero della Cultura intervenga sulla chiesa di Santa Maria la Bruna, ubicata nel comune di Arzano (NA), “affinché un'antica testimonianza storica, di grande valore culturale e artistico, possa essere restaurata e restituita ai cittadini di un'area, la periferia a nord di Napoli, che avrebbe tanto bisogno di luoghi di aggregazione culturale e sociale”. Lo chiede il senatore Vincenzo Presutto (M5S) in un’interrogazione al MiC. “La chiesa di Santa Maria la Bruna, ubicata nel comune di Arzano alla periferia nord di Napoli, è un monumento con oltre 500 anni di storia del tutto ignorata; attualmente abbandonata, degradata, pericolante e protetta soltanto da una bassa cinta muraria di sostegno, rappresenta una forte testimonianza storica e artistica dell'antico culto mariano che si praticava in età rinascimentale e che inglobava l'originario villaggio e poi Casale di Lanciasino, la cui storia è purtroppo poco nota”.

“Oggi – prosegue il senatore pentastellato – del suo antico splendore resta ben poco: si nota la facciata in pietra che conteneva un bellissimo rosone ormai caduto, una nicchia classica che probabilmente ospitava un affresco, due archi, uno a lato che affiancano il portone d'ingresso; si regge miracolosamente in piedi il campanile in stile rinascimentale costruito a tre livelli, le cui campane furono (come altre opere) trafugate; all'interno, l'incuria e il degrado hanno fatto il loro corso: leggendari erano i pavimenti policromi, fiore all'occhiello della navata, che sono stati fortemente danneggiati a causa dell'acqua piovana che penetra da ogni apertura e dalle finestre monofore; pure l'immagine della “Madonna bruna”, gli angeli e il pulpito in marmo di pregevole maestria hanno subito l'erosione della natura, annerendo per buona parte e inghiottiti dall'umidità che ha reso questo luogo irriconoscibile, inospitale per l'uomo ma accomodante per le erbacce; il sito è stato, nel corso degli anni, al centro di vari progetti e tentativi di recupero e di valorizzazione da parte di associazioni del territorio ed enti preposti, progetti caduti però nel dimenticatoio”.

“Si tratta di una situazione allarmante per un monumento che, recuperato, potrebbe essere per l'area a nord di Napoli un luogo di aggregazione e rilancio di attività sociali, artistiche e culturali, in un territorio dove questi luoghi sono quasi inesistenti: una formidabile opportunità di rilancio culturale ma anche di futura occupazione per una zona problematica come la periferia nord di Napoli e considerata quasi “invisibile” da chi invece dovrebbe amministrarla ed averne cura”, conclude Presutto.

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