“L’ evento di oggi credo vada letto all’interno delle politiche che la nostra istituzione sta portando avanti, la continuità di un percorso che si è avviato sin dalla fondazione della Scuola dei Beni e delle Attività culturali. Un aspetto che voglio sottolineare è il disallineamento, la distanza che in Italia si viene a creare troppo spesso tra il mondo della formazione e il mondo del lavoro. Spesso il sistema della formazione nel nostro Paese sembra disattento nei confronti di temi delicati. E’ la ragione per la quale nel nostro Paese abbiamo da un lato ancora una profonda attrazione delle humanities sugli studenti, ma tuttavia un numero significativo di laureati e di dottori di ricerca poi non trovano un’adeguata collocazione nel mondo del lavoro. Questa è la ragione per cui credo sia un tema delicatissimo sia per il ministero dell’Università sia per il ministero della Cultura. Sarebbe auspicabile che questi due ministeri potessero dialogare, interagire. La Scuola nasce per colmare un vuoto e si muove nel segno di un’idea di interazione tra discipline, di confronto per favorire lo scambio tra i diversi professionisti operanti nel settore, anche nel rapporto pubblico-privato”. Lo ha detto Vincenzo Trione, Presidente della Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali, intervenendo a “Cultural Talk”, un dibattito tra ricercatori, rappresentanti di musei e istituzioni culturali italiane e internazionali sugli strumenti e metodi innovativi per valorizzare i luoghi della cultura.
“Infine la connessione. In questo momento connettere differenze tra saperi per creare un linguaggio comune rappresenta un grande obiettivo. La Scuola vuole essere un facilitatore, un ponte attivo con altri soggetti pubblici e privati che lavorano in questo ambito”, ha aggiunto.
