“Come quando sei morto e improvvisamente ritorni in vita”: sono le parole di Ayman, migrante dalla Siria, che nel documentario Where are you? Dimmi dove sei del National Geographic (Italia, 2019) racconta l’attimo in cui, dal barcone stipato di migranti al largo della Libia, dopo dodici giorni di tempesta, i profughi avvistarono l’elicottero della Marina Militare Italiana in missione di salvataggio. Sull’elicottero anche il fotografo Massimo Sestini, che proprio in quel momento scatterà Mare Nostrum l’immagine simbolo dei viaggi della speranza che dalle coste africane cercano di raggiungere l’Europa, selezionata tra le Top 10 images of 2014 da TIME, pubblicata anche da altre numerose testate in tutto il mondo (tra cui Photo France, The Guardian, Internazionale, The Economist, L’Espresso, Die Zeit, National Geographic) e vincitrice del World Press Photo Award 2015 nella categoria General News. Da questo riconoscimento è partita la ricerca del progetto Where are you? che, nel corso del quinquennio successivo, rintraccerà e fotograferà (dall’alto e perpendicolarmente) una decina dei migranti che erano su quel natante, ritratti nella loro nuova vita in giro per l’Europa, realizzando il citato documentario di National Geographic. L’iconico scatto Mare Nostrum è al centro della mostra personale dal titolo ZENIT DELLA FOTOGRAFIA che Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei, in collaborazione con Freccianera Fratelli Berlucchi e con il sostegno Fondazione Grana Padano ETS dedicano al fotografo toscano, in programma dal 24 settembre al 2 marzo 2025 al Museo di Santa Giulia. La mostra, curata da Angelo Bucarelli, è l’atto conclusivo dell’edizione 2024 del Brescia Photo Festival, kermesse giunta alla VII edizione, promossa da Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei, in collaborazione con il Ma.Co.f – Centro della Fotografia Italiana, quest’anno declinata attorno al tema Testimoni, un termine che sottolinea la capacità dei fotografi di documentare il presente favorendo la lettura della nostra storia attraverso il racconto che gli artisti ne fanno, traducendolo in opera d’arte che supera i confini del mezzo fotografico.
La mostra ZENIT DELLA FOTOGRAFIA ha un suo ulteriore sviluppo anche a Borgonato di Corte Franca (BS), ove sarà allestita dal 22 ottobre una sezione della monografica negli spazi della cantina storica di Freccianera Fratelli Berlucchi, main sponsor dell’esposizione e già partner di Fondazione Brescia Musei anche nella realizzazione della mostra Gabriele Micalizzi. Legacy. Materia-Storia-Identità. Due mostre che corrono parallele – Micalizzi è pure allestito nella Sala dell’Affresco del Museo di Santa Giulia fino al 2 marzo 2025 – e che testimoniano due modalità diverse e complementari di essere photoreporter: estremo, in guerra, Gabriele Micalizzi, funambolico, Massimo Sestini. L’esposizione a Santa Giulia presenta una selezione di 53 immagini, allestite a dittici, trittici e polittici, capaci di raccontare oltre trent’anni di carriera di Massimo Sestini, nella quale l’artista ha saputo dipingere un affresco di grande valore iconografico delle vicende che hanno segnato il passato recente del nostro Paese, raccontandone gli episodi più significativi, dalla strage di Capaci a quella di Palermo, dal naufragio della Costa Concordia al terremoto dell’Aquila, dalla tragedia della Moby Prince, ai funerali di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI.
“La mostra Massimo Sestini. Zenit della fotografia è un magnifico viaggio attraverso un mondo di immagini sorprendenti. L’esposizione raccoglie scatti divenuti famosi come Mare Nostrum, rappresentazione iconica e sconvolgente di un barcone colmo di migranti premiata nel 2015 con il World Press Photo, o come quelli dedicati agli episodi cruciali della storia italiana contemporanea. Non mancano, però, immagini inedite, come quella che il maestro ha voluto dedicare a Brescia appositamente per questa mostra, ritraendo due emblemi della nostra città: il parco archeologico romano e la 1000 Miglia. L’esposizione di Sestini che inauguriamo oggi rappresenta una straordinaria occasione per conoscere da vicino i capolavori di uno dei più grandi fotografi a livello internazionale. Una mostra che, ne sono certa, saprà colpire e affascinare tutti, non soltanto gli amanti della fotografia, perché utilizza un linguaggio immediato e di grande impatto. Ancora una volta Brescia si rivela capace di organizzare e gestire iniziative culturali di grande portata, dimostrandosi all’altezza della sua vocazione di città d’arte”, dichiara Laura Castelletti, Sindaca di Brescia.
“Con la mostra Massimo Sestini. Zenit della fotografia Fondazione Brescia Musei conclude in grande stile un ricchissimo VII Photo Festival bresciano, che ha consentito di esplorare il tema della testimonianza oculare dei fotografi nelle vicende più importanti, a livello nazionale e internazionale, trasformando la forza del mezzo espressivo in un veicolo artistico. È questo il caso di Massimo Sestini che è riuscito a imporre la propria poetica dello scatto zenitale senza tradire le profonde ragioni sociali legate alla professione di fotoreporter. Il nostro ringraziamento a Nicola Berlucchi per averci introdotto al Maestro Sestini, con cui è nato un rapporto di stima e amicizia”, commenta Francesca Bazoli, Presidente Fondazione Brescia Musei. “Fondazione Brescia Musei non ha semplicemente curato e prodotto la mostra inedita dedicata a Massimo Sestini, ma ha letteralmente contribuito alla produzione di una parte di ricchi contenuti che questa monografica originale propone. Non potrebbe essere che così, con un photoreporter funambolo come Massimo Sestini, che non ha perso l’occasione di arricchire il proprio portfolio con uno scatto unico per Brescia, realizzato il giorno della partenza delle 1000 Miglia, grazie alla fruttuosa collaborazione con 1000 Miglia e Guardia di Finanza. La mostra ZENIT DELLA FOTOGRAFIA suggella una grande edizione del Brescia Photo Festival 2024, per il quale la nostra Istituzione testimonia ogni anno di più cura e attenzione, rivolta alla manifestazione oltre che a quello straordinario medium espressivo che è la fotografia quando diviene arte”, conclude Stefano Karadjov, Direttore Fondazione Brescia Musei.
