Come abbiamo già denunciato, moltissime agenzie e organizzatori turistici sostengono di poter rimborsare tramite voucher i consumatori che si sono visti annullati i viaggi a causa dell'emergenza Coronavirus. Abbiamo già spiegato che tale interpretazione della normativa emergenziale emessa dal Governo è infondata. La norma (art. 28 del d.l. 9/2020), prevede la possibilità di rimborsare tramite voucher, invece di denaro, solo nei casi di recesso da parte del consumatore in quarantena oppure che sarebbe dovuto partire da una delle primissime zone rosse. Questo il dato letterale della norma”. Lo scrive l'Aduc in una nota.
“Visto però che molti operatori turistici hanno di fatto esteso il rimborso solo attraverso voucher validi 12 mesi a tutti i consumatori sul territorio nazionale, anche in caso di annullamento da parte degli stessi organizzatori, ricordiamo che una tale interpretazione, oltre che essere estraneo alla lettera del decreto legge, sarebbe anche illegittima perché in netto contrasto con la normativa europea”.
“Ricordiamo infatti che sono vigenti regolamenti e direttive Ue che impongono il rimborso in denaro quale diritto minimo del consumatore. Diritto minimo che gli Stati membri sono obbligati rispettare.
E' sempre possibile che a livello europeo possa essere emanata una deroga, così come è stato fatto con il patto di stabilità, ma è improbabile che in altri Paesi UE vi sia la volontà politica di addossare al consumatore l'intero fardello della crisi del turismo. Come invece pretende buona parte degli operatori turistici italiani”.
“Un appello quindi al Parlamento italiano affinché, in sede di conversione in legge, oltre a rispettare il diritto europeo a tutela dei consumatori, chiarisca una volta per tutte l'equivoco creatosi. Il settore del turismo va salvato con i soldi di tutti i contribuenti, e non solo con i soldi di chi ha avuto la sfortuna di comprarsi una crociera o un viaggio in questo periodo. Si tratta di centinaia e spesso migliaia di euro, faticosamente risparmiate e investite in un viaggio per celebrare il matrimonio o il pensionamento, che servirebbero a quei consumatori per affrontare l'emergenza”.
