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Sul Messaggero di oggi leggiamo che, testualmente “a ingrossare le fila dei richiedenti [del bonus da 600 euro] sprovvisti dei requisiti per accedere al beneficio hanno contribuito numerosi furbetti dello spettacolo che, pur non avendo maturato 30 giornate lavorative nel 2019 nella gestione ex Enpals, hanno comunque tentato di mettere le mani sul sussidio”. Furbetti? All’autore dell’articolo evidentemente sfugge che non è insolito che uno sceneggiatore possa, per la scrittura di un film che lo impegna per mesi, maturare solo 5 giornate lavorative. Che possa non ottenere le trenta giornate richieste neppure svolgendo tre lavori in un anno. E che una singola giornata lavorativa di uno sceneggiatore – come di un regista o di un attore – possa avere un peso finanziario diverso da quella di di un altro libero professionista.

Per questo: noi lavoratori dello spettacolo non siamo furbetti, ma vittime, ingiustamente escluse – in una grande parte di casi – dal bonus previsto nel decreto Cura Italia. Per questo WGI chiede, da quando è stato emesso il decreto, che nel caso degli sceneggiatori non venga considerato il solo 2019 ma l’intero triennio precedente al fine di raggiungere le 30 giornate richieste. Sceneggiatori, registi, attori sono tra i più penalizzati dell’emergenza attuale e i più invisibili, nonostante siano il motore di una tra le prime industrie del paese, fonte di lavoro per migliaia di individui.

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